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PARTNERSHIP PER GLI OBIETTIVI

Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

Nel 2018 in diminuzione del 2,7% gli aiuti pubblici verso i Paesi in via di sviluppo, rispetto al 2017. Dopo sei anni di aumento costante, nel 2018 la spesa per Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) in Italia è diminuita in modo significativo con una riduzione del 21,3% in termini reali rispetto al 2017, cifra destinata a scendere ancora stando alle previsioni della Legge di Bilancio 2019.

Notizie

L’Ocse stila la pagella dell’Italia sulla cooperazione: tanti i punti di debolezza

Il Belpaese rimane un solido partner per lo sviluppo, ma i fondi destinati alla cooperazione non bastano, servono più programmazione e personale formato. Dalla Peer review 2019 dell'Ocse arrivano 11 raccomandazioni.  5/01/21

Sebbene nel corso del quinquennio 2014-2019 l’Italia abbia compiuto diversi progressi nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, secondo la Peer review, ovvero la “valutazione tra pari” condotta dal Comitato di aiuto allo sviluppo (Dac) dell’Ocse nel 2019 e pubblicata il 30 novembre 2020, l’Italia a oggi ha recepito l’80% delle raccomandazioni formulate in occasione dell’ultima valutazione del 2014, attuandole parzialmente nel 65% dei casi e pienamente solo nel 15% dei casi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Rapporto prende in esame le diverse misure messe in campo dall’Italia rispetto a cinque anni fa, ma pur riconoscendo alcuni miglioramenti pone l’accento soprattutto sulle numerose sfide ancora aperte e stila una lista di raccomandazioni per l’azione futura del Paese sulla cooperazione allo sviluppo.

Tra i punti di forza l’Ocse annovera la legge 125/2014 con la quale l’Italia ha riformato e rilanciato il sistema di cooperazione allo sviluppo ponendola al centro della politica estera, aumentandone la trasparenza e rendendone più incisiva l’azione. Viene inoltre riconosciuto il ruolo del Paese quale importante sostenitore del sistema multilaterale per gli aiuti allo sviluppo, apprezzato l’approccio multistakeholder previsto dalla legge 125 che amplia la platea dei soggetti della società civile ammessi a partecipare alla cooperazione, valutato positivamente il forte impegno a sostegno della disabilità e dell’uguaglianza di genere nei contesti in cui opera.

Tuttavia il Dac riconosce diverse criticità che caratterizzano la cooperazione allo sviluppo italiana e delinea 11 raccomandazioni che l’Italia dovrebbe impegnarsi ad attuare nei prossimi anni:

  • aggiornare il piano anti-corruzione e il codice etico, al fine di individuare i rischi, verificare i meccanismi di controllo dei rischi, predisporre misure di attenuazione e, se necessario, rimodulare la programmazione insieme ai partner in contesti che presentano un elevato rischio di corruzione;
  • implementare i meccanismi per realizzare e monitorare la coerenza delle politiche di cooperazione con particolare riferimento all’integrazione fra politiche migratorie e politiche di sviluppo;
  • definire strategie nazionali globali per i Paesi prioritari includendo e rispecchiando le attività di cooperazione portate avanti anche da altri soggetti pubblici e ministeri;
  • orientarsi verso finanziamenti programmatici pienamente integrati nei programmi nazionali dei Paesi partner per ottenere maggiore impatto e influenza;
  • rafforzare il sostegno alla fitta rete di organizzazioni non governative che operano sul campo attraverso un aiuto flessibile e diretto, in particolare nei contesti più fragili;

 

  • invertire il recente trend negativo dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps), ottemperando all’obbligo internazionale di destinargli lo 0,70% del Reddito nazionale lordo, a fronte dello 0,24% fatto registrare nel 2018 e del progressivo calo nel 2019;
  • sviluppare e attuare il piano d’azione previsto nell’ambito della strategia per l’educazione alla cittadinanza globale, con la dotazione di risorse adeguate, al fine di mobilitare maggiore sostegno politico e dell’opinione pubblica a favore della cooperazione allo sviluppo;
  • individuare soluzioni per migliorare il valore strategico a medio termine del Documento triennale di programmazione e di indirizzo e completare le linee guida operative, in particolare sulle principali priorità;
  • far sì che Cassa depositi e prestitip.A. (Cdp) disponga del quadro normativo, degli strumenti e delle risorse per adempiere al proprio mandato di istituzione finanziaria per lo sviluppo;
  • definire e mettere in campo una strategia a medio termine in materia di risorse umane per attrarre e mantenere personale qualificato e garantire il benessere, l’impegno e lo sviluppo professionale di tutte le categorie di personale in Italia e negli uffici sul campo;
  • dare la priorità alla creazione di un sistema che colleghi progetti e programmi a impatto desiderato, risultati a lungo termine e Obiettivi di sviluppo sostenibile; inoltre il sistema dovrebbe mettere a disposizione di funzionari, partner e altri soggetti interessati che lavorano nel settore della cooperazione allo sviluppo, informazioni ed elementi di prova pertinenti per migliorare il processo decisionale.

Anche Silvia Stilli, portavoce delle rete di ong Aoi, in una recente intervista su Openpolis, ha ribadito l’urgente necessità per l’Italia di superare alcune criticità quali la riduzione di risorse all’Aps nella sua complessità; la mancata riunione regolare degli organi che la legge 125 ha istituito a garanzia del dialogo partecipativo tra istituzioni e i multistakeholder di sistema; il ritardo con cui il Documento strategico di programmazione triennale redatto dalla Direzione generale della cooperazione alla sviluppo (Dgcs) è approvato; l’adozione della logica del finanziamento “a progetto” che andrebbe superata per andare verso quella di “programma’” come valorizzazione del sistema.

Scarica il Rapporto

 

di Elita Viola

Martedì 05 Gennaio 2021

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