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SCONFIGGERE LA FAME

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Dal 2014 è tornato a crescere il numero di persone che nel mondo soffrono la fame, nel 2017 erano 821 milioni. In Italia dal 2010 al 2017 l’uso di pesticidi e diserbanti in agricoltura è diminuito del 20%, ma tra il 2016 e il 2017 è aumentato l’utilizzo di fertilizzanti.

Approfondimenti

Obiettivi di sviluppo sostenibile? Un giovane su due non li conosce

di Alessio Mennecozzi, Project Manager, Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition

La ricetta di Fondazione Barilla per vincere la sfida che ci aspetta da qui al 2030: dobbiamo trasformare il sistema in cui viviamo. Per farlo serve adottare diete sostenibili e dar vita a una formazione scolastica continuativa sul ruolo del cibo e il suo impatto ambientale.
20 giugno 2019

Il cibo è il fil rouge che unisce i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, ma i modi di produrlo, distribuirlo e consumarlo devono essere ripensati se vogliamo raggiungere entro il 2030 i traguardi dell’Agenda Onu. Il tempo è poco, e nonostante l’ampia mobilitazione globale giovanile sul clima, sono ancora troppi i ragazzi che non sembrano esserne al corrente. A indagare proprio sul livello di consapevolezza che i ragazzi italiani hanno sulla sostenibilità e sul suo legame con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile ci ha pensato una ricerca Ipsos sviluppata per Fondazione Barilla, che ha coinvolto 800 giovani tra i 14 e i 27 anni in tutta Italia e che è stata presentata nel corso dell’evento ASviS dal titolo “Salute, alimentazione e agricoltura sostenibile: educare gli adulti di domani”, organizzato il 5 giugno al Miur in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile a Roma.

Uno dei dati più significativi emersi dalla ricerca riguarda proprio la consapevolezza dei giovani under 27 italiani sul tema SDGs: solo il 17% li conosce e, addirittura, per sei su 10 a raggiungerli ci dovranno pensare le generazioni future. Un segnale chiaro di quanto sia importante diffondere conoscenza e consapevolezza su questi temi.

Partiamo proprio da quella nicchia che conosce l’argomento. Chi ne ha già sentito parlare, dove si è informato? Il quadro è frammentato a seconda delle fasce d’età: i 14-15enni che conoscono gli SDGs (solo il 10%) è perché ne ha parlato proprio a scuola (64%), mentre gli altri li hanno conosciuti grazie a internet (23%) o alla famiglia (23%) e solo il 10% ne ha saputo qualcosa dai giornali. A 16-19 anni il quadro cambia poco: restano la scuola (48%), internet (37%), la famiglia (11%) e i giornali (28%), gli interlocutori e i luoghi dove ne hanno discusso. A 20-23 anni la scuola e l’università scendono al 40% contro il 37% che si è informato su internet o il 14% che lo ha fatto in famiglia. A 24-27 anni si registra l’inversione più interessante: per loro è il web la principale fonte di informazione sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile (44%), che supera i giornali (41%), la scuola/università (28%) e la famiglia (17%).

Preso atto del ruolo attribuito dai ragazzi alle istituzioni scolastiche per la diffusione di conoscenza su questi temi, se si procede nell’analisi della ricerca si scopre che la situazione – in termini di consapevolezza - cambia quando si parla di “sostenibilità”, una parola che per il 40% degli intervistati rappresenta un concetto familiare (anche se pochi conoscono il nesso che la collega alla produzione di cibo). Infatti, solo uno su tre, tra chi conosce la sostenibilità, pensa che il benessere del Pianeta dipenda anche da cosa mettiamo nel piatto.

E questo si conferma come uno dei nodi del problema, perché in realtà la produzione agricola è responsabile del 24% delle emissioni di gas serra. Ecco perché appare fondamentale riuscire a ribadire, soprattutto tra i ragazzi, l’importanza che ricopre il cibo anche per il nostro futuro. Una sensibilità che tra i giovani andrebbe soltanto risvegliata, visto che alcuni concetti sembrano essere per loro ben chiari.

«Obiettivi di sviluppo sostenibile e cibo devono andare a braccetto per arrivare al 2030 in una condizione migliore di quella attuale», ha sottolineato Anna Ruggerini, direttore operativo di Fondazione Barilla. «Il nostro Pianeta sta bruciando e il tempo per salvarlo è poco, ma tanti giovani non sembrano esserne consapevoli. Serve il contributo di tutti per formare i ragazzi e in questo, chiaramente, un ruolo centrale lo gioca il sistema scolastico con gli insegnanti, che possono aiutare a diffondere la consapevolezza del ruolo che il cibo ricopre». Le diete sostenibili rappresentano un elemento importante da adottare per contribuire a raggiungere gli SDGs. Eppure, solo due under 27 italiani su cinque adottano la dieta mediterranea, che è uno dei migliori esempi di questo tipo di modelli alimentari. Anche per ribadire l’importanza di questi modelli, Fondazione Barilla ha avviato un programma educativo, inserito in un protocollo d’intesa con il Miur, per parlare di cibo e sostenibilità ai docenti: «Un impegno pluriennale - ha sottolineato Ruggerini - perché il nostro futuro passa da lì, dalla formazione e dalla scuola».

Ma i giovani, coi loro gesti, si impegnano concretamente per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile? Una buona parte (il 55%) sembra farlo, anche con piccoli gesti. Il 50% dei ragazzi, ad esempio, considera la riduzione dello spreco alimentare come il più importante comportamento sostenibile da adottare. Ma quando parliamo di SDGs, i ragazzi sembrano essere anche consapevoli che ve ne siano alcuni ai quali sentono di poter contribuire con maggiore incisività e altri sui quali invece c’è la convinzione di “poter fare veramente poco per contribuire al loro raggiungimento”. Il più importante di tutti è considerato la “lotta al cambiamento climatico”, che risulta anche quello su cui il campione pensa di poter contribuire maggiormente. Non è considerato altrettanto importante, invece, quello sulla “parità di genere”, pur essendo uno di quelli su cui si può contribuire di più (così come per la “lotta alla riduzione delle disuguaglianze”). Sicuramente importanti, ma senza grande margine di azione personale, sono invece considerati quelli sull’energia pulita ed accessibile.

Con Greta qualcosa è cambiato. Lei ci ha detto che la casa è in fiamme, ma quello che manca ora è la costruzione positiva”, ha spiegato Andrea Alemanno di Ipsos. La protesta del movimento #FridaysForFuture (iniziativa internazionale di protesta di giovani studenti che rivendicano azioni per prevenire il riscaldamento globale e il cambiamento climatico legato proprio alle proteste della svedese Greta Thunberg) ha coinvolto un 14-15enne su quattro, mentre circa sei giovani su 10 ne condividono più in generale i messaggi. Un segnale di coinvolgimento al quale, però, devono corrispondere anche delle azioni concrete.

Ipsos ha provato, infine, a gettare uno sguardo anche al di fuori dai confini nazionali, per capire – in generale, non soltanto i giovani – quale sia il livello di consapevolezza della situazione in cui stiamo vivendo. Agli intervistati era stato chiesto di mostrare accordo o disaccordo con questa affermazione: “Stiamo andando incontro ad un disastro ambientale se non cambiamo subito le nostre abitudini”. Nel nostro Paese, l’80% ha risposto di essere d’accordo, contro una media mondiale del 75%. Meno d’accordo di noi con questa affermazione si sono mostrati “solo” gli svedesi, gli australiani, gli inglesi, gli americani, i canadesi e i giapponesi. Insomma, numeri che confermano – ancora una volta – quanto ci sia bisogno di un lavoro continuo e di un impegno congiunto di scuola, istituzioni e media, per far crescere tra tutti la consapevolezza che il tempo a disposizione per cambiare l’attuale situazione sia davvero poco.

Guarda l’infografica con i principali dati dello studio

Aderenti

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