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ISTRUZIONE DI QUALITA'

Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti

Nel mondo sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne. In Italia permangono forti disuguaglianze tra le regioni, dovute al divario del Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, evidente per la quota di laureati tra i 30-34 anni (21,6% nel Mezzogiorno, rispetto alla media nazionale del 26,9%) e per l'uscita precoce dal sistema di formazione che si attesta al 18,5% rispetto alla media italiana del 14%.

Notizie

Alta sostenibilità: per la didattica a distanza serve un insegnamento diverso

La pandemia ha fatto emergere i tanti problemi che la scuola italiana si porta dietro da anni. Se ne è discusso su Radio Radicale nella rubrica ASviS condotta da Manieri e Po, ospiti Ferrario, Fracassi, Gavosto. [VIDEO]  10/1/22

Tornano a salire i contagi e si ritorna a parlare di Dad (didattica a distanza). Cosa serve per far funzionare la scuola in questi momenti emergenziali? Ed è corretto ricorrere ancora alla chiusura delle scuole, come molte regioni sostengono? Cosa è cambiato rispetto al 2020 e al 2021 e, ancora, è stato fatto qualcosa di concreto per rendere gli istituti scolastici più sicuri?

La puntata di “Alta sostenibilità”, andata in onda su Radio Radicale il 10 gennaio e condotta da Valeria Manieri e Ruggero Po, è stata l’occasione per fare il punto della situazione grazie agli ospiti Amanda Ferrario (dirigente scolastico I.T.E. Enrico Tosi di Busto Arsizio e membro del comitato di esperti del ministero dell'Istruzione), Gianna Fracassi (vicesegretaria generale Cgil) e Andrea Gavosto (coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4).

 
Andrea Gavosto, Coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4, Istruzione di qualità

Per Gavosto “ci sono stati dei progressi in questi anni, la disponibilità di device digitali è per esempio aumentata, come ci dicono i dati Istat. Per me la Dad non è il male assoluto ma devo dire che sul ‘come farla’ ci sono ancora dei problemi. Come Fondazione Agnelli insieme all’università di Cagliari abbiamo condotto un’indagine da cui è emerso che nel 91% dei casi la Dad riproponeva il modello didattico tradizionale, una modalità che fatta a distanza determina una riduzione significativa dell’apprendimento. Purtroppo il Paese non ha sfruttato questi due anni di pandemia per capire come migliorare su questo punto”.

Amanda Ferrario, Dirigente scolastico I.T.E. Tosi Busto Arsizio e membro del comitato di esperti del Ministero dell'Istruzione.

“Sono assolutamente per la scuola in presenza che è insostituibile”, ha poi commentato Ferrario, “ma dobbiamo ammettere che siamo in grande difficoltà: tantissimi studenti mancano per via dei tamponi positivi. Il nostro problema in questo momento è la gestione di una classe che è sia in presenza e sia a distanza. Ma non sono d’accordo nel dire che siamo in emergenza, nel marzo 2020 lo eravamo. Abbiamo la necessità di adeguare le infrastrutture di rete alle esigenze delle scuole, su questo c’è una grande carenza che ci portiamo dietro da diversi anni. Anche sugli edifici si è investito poco, e sull’edilizia scolastica nel Pnrr ci sono solo quattro miliardi di euro aggiuntivi. Un tema di cui si discute ultimamente è quello del ricircolo dell’aria ma, come ci dice l’Istituto superiore di sanità, è una soluzione che da sola non garantisce la sicurezza di un istituto. Servono ambienti idonei, non dimentichiamo che a volte gli edifici scolastici sorgono addirittura all’interno di ex condomini. In sostanza: quale aria ricicliamo in ambienti che non sono idonei a ospitare 25-30 persone?”.

Gianna Fracassi, Vicesegretaria generale Cgil

Infine Fracassi ha parlato di una pari opportunità nel mondo dell’istruzione che non è garantita ovunque e “su questo aspetto non conta solo la pandemia, che è stata un acceleratore. Purtroppo tanti anni di disinvestimento sulla scuola fanno emergere, in un momento di crisi, i nodi mai risolti. Questo è il punto. Oggi ci troviamo ad affrontare un po’ a mani nude una situazione che è legata a politiche sbagliate. Il fatto che non abbiamo scuole adeguate è la realtà del nostro Paese. Oggi bisogna ragionare su che cosa vuol dire rimettere la scuola al centro del Paese. Tutti ne parlano, ma siamo di fronte a uno slogan insopportabile a cui non si fornisce mai concretezza. Il Pnrr è sicuramente uno strumento importante ma bisogna dire che non è sufficiente: per una scuola davvero inclusiva servono politiche e investimenti ordinari. E trovo un poco paradossale che c’è chi si stupisce di questo, voglio ricordare che la Cgil ha presentato un emendamento per allargare i contratti Covid, come quelli straordinari del personale Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario), fino a giugno, accolto dai partiti politici. Dieci giorni fa ancora non si era colta l’urgenza di procedere con questo genere di misure. Questo ci fa capire come si stia affrontando oggi l’emergenza. Mi auguro che il governo nelle prossime ore dia la possibilità alle scuole di organizzarsi”.

 

di Ivan Manzo

 
 
 

RIASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA – Alta sostenibilità: Scuola, pandemia e Dad: potevamo fare di più?

 

Vai all'archivio delle puntate di Alta sostenibilità, la trasmissione di ASviS a cura di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone, in onda il lunedì dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale.

Lunedì 10 Gennaio 2022

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