per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

ENERGIA PULITA E ACCESSIBILE

Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

Nel 2021, la quota di energia primaria da fonti rinnovabili a livello mondiale è arrivata al 13,5%, mentre la quota di produzione mondiale di energia elettrica rinnovabile al 25%. In Italia, al 2020, la media nazionale delle fonti rinnovabili sui consumi lordi finali ha raggiunto il 19%. La produzione elettrica rinnovabile registrata nel 2021 si è attestata al 36% (ma dovrà superare l'80% entro il 2030).

Approfondimenti

La Commissione aggiunge il gas naturale e il nucleare da fissione nella tassonomia europea

di Toni Federico, coordinatore del Comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile[1]

Entro quattro mesi, Consiglio e Parlamento europeo potranno chiedere il ritiro dell’emendamento che include le due fonti tra gli investimenti sostenibili. La posizione dell’Italia.

4 febbraio 2022

Le comunità scientifiche e politiche dell'Unione europea sono impegnate in una controversia sulla questione se gas e il nucleare possano essere considerati investimenti sostenibili.

Nell’aprile del 2021, dopo mesi di lobbying e di forti pressioni da parte dei sostenitori del gas e del nucleare, e pour parler informali tra i governi, compreso quello italiano, la Commissione ha avanzato un progetto di emendamento della tassonomia dell'Ue, la guida ufficiale sulla sostenibilità degli investimenti, per includervi gas e nucleare, rendendoli in tal modo sostenibili. Il primo di gennaio del 2022  la Commissione ha chiesto al suo gruppo di esperti scientifici, la Platform on Sustainable Finance (Psf), di fornire un parere sull’emendamento. Il 21 gennaio 2022 l'ultimo sviluppo: la Psf respinge l'inclusione di gas e nucleare nella tassonomia. Il gruppo di esperti si è dichiarato "Profondamente preoccupato dagli impatti ambientali che ne potrebbero derivare". La Commissione invierà comunque la proposta ai colegislatori, Consiglio dell’eE e Parlamento europeo, che avranno tempo quattro mesi di tempo per le loro valutazioni. La maggioranza qualificata del Consiglio, pari a 20 Stati membri, così come il Parlamento europeo con voto a maggioranza, possono esercitare il diritto di chiedere il ritiro dell’emendamento assunto in subdelega dalla Commissione.

La Francia vince, l’Italia pure. In data 2 febbraio la Commissione pubblica il testo finale dell’emendamento con tre annessi. In sostanza gas e nucleare sono diventati green[2]:

  • Per il gas naturale si inizia con l’incredibile affermazione: “For the sake of clarity, technical screening criteria on do no significant harm concerning climate change adaptation do not prevent an economic activity from qualifying as providing a substantial contribution to climate change mitigation”. La tesi è che il gas sarebbe una fonte energetica transizionale sotto la soglia di 270 gCO2eq/kWh per tempi limitati, laddove si dimostri che non esistono alternative rinnovabili prontamente disponibili. Eliminati gli obiettivi intermedi di miscelazione con biogas al 2026 e 2030. L’Italia aveva chiesto di spostare la soglia di operabilità delle centrali a gas a 340 gCO2eq/kWh, a fronte di un rendimento medio annuale delle nostre centrali migliori che non va al di sotto di 270 gCO2eq/kWh (fonte: Italy4climate). La vita delle centrali a gas naturale “should switch fully to renewable or low-carbon gases by 31 December 2035”.
  • Per il nucleare si dice: “Nuclear energy-related activities are low-carbon activities”, anche se il nucleare non è rinnovabile. È un errore dire: “By providing a stable baseload energy supply, nuclear energy facilitates the deployment of intermittent renewable sources and does not hamper their development”, laddove è noto che quelle centrali non possono essere accese o spente a piacimento per compensare l’intermittenza. A Chernobyl ci avevano provato … Grave il travisamento del rischio nucleare dove si afferma “no significant harm is done to other environmental objectives due to potential risks arising from the longterm storage and final disposal of nuclear waste”. La commissione avverte che sarà molto severa nell’accreditare i reattori in termini di sicurezza. Meno male.

La tassonomia è stata assunta dall'Unione europea nel luglio 2020 come regolamento, avente valore di legge per i Paesi membri, sotto forma di un sistema di classificazione che stabilisce un elenco di attività economiche ambientalmente sostenibili. Si tratta di una guida tassativa per gli investimenti green: un investimento è dunque finanziabile come sostenibile solo se conforme alla tassonomia. Il regolamento sulla tassonomia conferisce alla Commissione il potere di adottare atti delegati e di esecuzione per specificare in che modo le autorità competenti e i partecipanti al mercato devono rispettare gli obblighi previsti dalla direttiva. Il regolamento sulla tassonomia incarica la Commissione di stabilire l'elenco effettivo delle attività sostenibili dal punto di vista ambientale definendo criteri di vaglio tecnico per ciascun obiettivo ambientale mediante atti delegati. Le attività economiche rispettano la tassonomia se superano una serie di criteri tecnici di screening e soddisfano almeno uno dei sei obiettivi ambientali, senza danneggiare nessuno degli altri:

  • mitigare il clima;
  • adattarsi ai cambiamenti climatici;
  • proteggere e utilizzare in modo sostenibile le risorse idriche e marine;
  • assicurare la transizione verso un'economia circolare;
  • prevenire e controllare l'inquinamento;
  • restaurare e proteggere biodiversità.

La tassonomia articola gli investimenti in tre categorie: le attività green che contribuiscono esplicitamente ad uno degli obiettivi ambientali; le attività di transizione, che contribuiscono alla transizione energetica e per le quali non esistono alternative a basse emissioni di carbonio; le attività abilitanti, ad esempio, attività, dispositivi o componenti che contribuiscono a rendere sostenibili altre attività. Il regolamento delegato che norma la tassonomia climatica, mitigazione e adattamento, viene pubblicato dalla commissione in data 4 giugno 2021 con un documento e due annessi. A parere del Wwf il processo di definizione dei criteri è stato relativamente aperto e trasparente fino alla metà del 2020, ma dopo la tassonomia è diventata il ring di una lotta senza quartiere sul futuro delle fonti di energia, senza riguardo per le evidenze scientifiche.

Nel luglio 2018 la Commissione europea aveva istituito un Gruppo di esperti tecnici (Teg) incaricandolo di sviluppare i criteri di selezione della tassonomia. Nel giugno del 2019 il Teg dava una soglia di 100 grammi di CO2eq per kWh al di sopra della quale una tecnologia di generazione di energia non può essere considerata sostenibile. Questo limite, considerato necessario su basi scientifiche per raggiungere gli obiettivi europei di mitigazione climatica al 2050, esclude del tutto i combustibili fossili dalla tassonomia. Nel gennaio 2021 un autorevole gruppo di imprese impegnate nel settore dell’energia green, tra cui la nostra Enel, pubblica una dichiarazione che, accogliendo i criteri suggerti dal Teg, dice:  "L’inclusione nella tassonomia di centrali elettriche con una intensità di carbonio superiore a questo limite non solo violerebbe i risultati scientifici, ma non permetterebbe le emissioni zero al 2050”. La dichiarazione trova sostegno in una lettera alla Presidente Von der Leyen, firmata da 123 autorevoli scienziati di tutti i Paesi, nella quale si riafferma che il superamento della soglia proposta dal Teg comprometterebbe anche la  traiettoria Ue di decarbonizzazione e il suo  obiettivo net-zero a metà secolo.

Ai criteri del Teg si sono opposti inizialmente 10 Stati membri, principalmente dell'Europa orientale e meridionale. Dopo il 18 dicembre 2020, giorno in cui si è conclusa la consultazione pubblica, i Paesi del blocco del gas, Bulgaria, Croazia, Cipro, Cechia, Grecia, Ungheria, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia, hanno mandato alla Commissione europea un documento informale che richiede che sia riconosciuto il ruolo transitorio e abilitante del gas naturale, con riferimento a due delle tre categorie della tassonomia. Per la verità le categorie abilitazione e transizione della tassonomia hanno requisiti molto specifici che, secondo il citato rapporto degli esperti della Pef, non sono compatibili con il gas naturale.

A fronte delle prese di posizione di quei Paesi, e forse di altri (il nostro?), la Commissione europea è tornata sui suoi passi aprendo all’ipotesi di adeguare i criteri dello screening tecnico per permettere l'inclusione del gas naturale nella tassonomia degli investimenti green. Tuttavia, la tassonomia richiede legalmente la cosiddetta neutralità tecnologica, ovvero la parità di trattamento di ogni tecnologia e quindi non si possono attenuare i criteri per una determinata tecnologia semplicemente perché c'è una pressione di interessi di alcuni.

Una situazione simile si è verificata anche per l'energia nucleare da fissione. Sebbene sia ovviamente conforme alla soglia dei 100 g di CO2eq/kWh, non soddisfa il criterio del do not significant harm (Dnsh), che stabilisce che nessun investimento green può essere fatto su attività che soddisfano uno o più obiettivi ma ne danneggiano altri. A marzo 2020 un documento ufficiale del Teg stabilisce che l’inclusione del nucleare nella tassonomia non è consigliabile in primis perché il trattamento delle scorie dell’energia nucleare non soddisfa il principio Dnsh. Come con il gas naturale, le aziende e le lobby pro-nucleare hanno iniziato a fare pressioni sulla Commissione affinché cambiasse le sue posizioni. In risposta, la Commissione europea ha chiesto al suo Centro comune di ricerca, il Jrc di Ispra, che ricordiamo essere stato in origine il principale centro europeo comune di sviluppo dell’energia da fissione nucleare da cui sono nati i centri di ricerca italiani, Cnrn, Cnen (oggi Enea), di valutare l'assenza di danni ambientali significativi causati dall'energia nucleare. Nel marzo 2021 il Jrc  pubblica una relazione  in cui sostiene incredibilmente che l’energia nucleare non fa danni alla salute umana o dell’ambiente più di qualsiasi altra tecnologia energetica inclusa nella tassonomia. Concede però che gli incidenti gravi, pur se eventi con probabilità estremamente bassa, hanno conseguenze potenzialmente gravi e non possono essere esclusi con certezza al 100%.  Greenpeace informa che il Jrc riceve finanziamenti dall’Euratom, fondata nel 1958 per sviluppare un mercato comune europeo per l’energia atomica. Si tratta di 532 M€ tra 2021 e 2025. Sappiamo che non è un modo giusto di mettere in dubbio la correttezza dei ricercatori del Jrc, ma non è opportuno affidare incarichi a soggetti in conflitto di interessi.

Lo Sheer (Comitato scientifico sulla salute, ambiente e rischi emergenti) ha valutato il lavoro svolto dal Jrc, evidenziando diverse carenze: ci sono alcuni risultati in cui il rapporto è incompleto e richiede di essere rafforzato con ulteriori prove o con considerazioni approfondite su molti punti. Tra essi la insufficiente valutazione dei rischi a lungo termine delle scorie radioattive, la violazione dell’economia circolare e il rischio di incidenti gravi[3]. Il Gruppo di esperti sulle protezioni dalle radiazioni e gestione rifiuti ex art.31 del trattato Euratom valuta positivamente, ça va sans dire,  il documento del Jrc, ma con l’opposizione della loro esperta Claudia Engelhardt che denuncia (Di Marco, cit.) la violazione dei principi chi inquina paga, di non imporre un carico iniquo sulle future generazioni, sui costi, sulla proliferazione e sicurezza nucleare, sul rischio incidenti gravi potenzialmente causati da fattori umani, eventi naturali, ma anche da attentati terroristici. L’Engelhardt dichiara che l'energia nucleare chiaramente non soddisfa il criterio Dnsh e non è sostenibile. Evidenzia, infine, come i tempi lunghi di stoccaggio geologico dei rifiuti radioattivi vadano collegati ai futuri cambiamenti del clima, ai futuri sviluppi della società, ai comportamenti sociali nonché alla possibile perdita a lungo termine delle informazioni e delle conoscenze tecnologiche e sitologiche indispensabili.

La tassonomia è sotto attacco per includere gas e nucleare non solo da parte delle industrie e dalle rispettive lobby, ma anche da una nuova alleanza non ufficiale tra Stati membri dell'Ue, proposta dalla Francia nell’ottobre 2021. La Francia combatte con le unghie e con i denti affinché l'energia nucleare sia inclusa nella tassonomia. Si profila così il cosiddetto "scambio gas per nucleare" in cui governi pro-nucleare e governi pro-gas si uniscono per promuovere i loro mutui interessi. La Francia, in quanto grande Stato membro, ha promesso a molti Paesi europei che non hanno necessariamente piani nucleari, il suo sostegno al gas in cambio del loro sostegno al nucleare. Il primo ministro greco è uno di quelli che intende sostenere il nucleare nella tassonomia perché la Grecia, che non ha mai avuto interesse per nucleare, vuole il gas. Dinamiche simili si sono verificate in altri Paesi dell'Ue, come l'Italia, dove il nucleare è stato a lungo escluso dal dibattito politico dopo un chiaro referendum nel 2011 e solo di recente ha ripreso a comparire nelle dichiarazioni pubbliche di alcuni politici e di non pochi media. Come la Grecia, l'Italia sembra voler finanziare con soldi europei le sue attività industriali e commerciali con il gas.

I governi di Austria, Spagna, Danimarca e Lussemburgo si sono espressi incondizionatamente in più occasioni sia contro il gas che contro il nucleare. Con Germania e Portogallo hanno assunto una dichiarazione congiunta per escludere il nucleare dalla tassonomia europea per gl’investimenti sostenibili. La Germania si è opposta con forza al nucleare, ma non ha obiettato all'inclusione del gas, che fa parte del mix energetico strategico del Paese. L’Austria in particolare, ha minacciato di portare la Commissione europea dinanzi alla Corte di giustizia se intende proseguire nel progetto d’inclusione del nucleare nella tassonomia. La ministra austriaca del clima Leonora Gewessler ha definito la mossa un'operazione di cappa e spada e ha sottolineato che per l'Austria né l'energia nucleare né il gas devono essere inclusi nella tassonomia, perché sono dannosi per l'ambiente e distruggono il futuro dei nostri figli. Il gruppo dei Greens al Parlamento europeo definisce la stessa un operazione di greenwashing da parte della Commissione e lancia una petizione contro l’inclusione nella tassonomia del nucleare e del gas.

Il punto in discussione non è di fatto impedire, agli Stati che lo ritengono opportuno, di investire nel nucleare e nel gas naturale per attuare la propria transizione energetica, ma se considerare o no questi investimenti come sostenibili oppure no e pertanto accreditarli per gli investimenti della finanza privata verde e dei green bond conformi allo standard europeo, ed eventualmente anche per i finanziamenti del bilancio ordinario dell’Ue.

Se la tassonomia non regola quali investimenti sono e quali non sono consentiti, ma indica solo quali investimenti sono considerati sostenibili, perché governi e lobby stanno spingendo così tanto per includere il gas e l'energia nucleare nella tassonomia? La risposta spesso si riduce al denaro: se non sei green, gli investitori non sono interessati. Più di uno studio dimostra che le aziende europee che supportano la regolamentazione delle emissioni di CO2 ottengono risultati migliori in borsa rispetto alle aziende che si oppongono a queste politiche. Ciò suggerisce che gli investitori stanno sostenendo sempre più le aziende con strategie commerciali chiaramente allineate all'Accordo di Parigi e alle ambizioni dell'Ue in materia di clima e di zero netto. E c'è anche chi lo chiede apertamente: a gennaio, l'Institutional Investors Group on Climate Change, i cui membri rappresentano 50 trilioni di euro di asset, ha inviato una lettera aperta ai politici dell'Ue, chiedendo l'esclusione del gas dalla tassonomia.

L'industria dei combustibili fossili ha investito un'enorme quantità di tempo, denaro ed energia perché il gas venga accettato come fattore della transizione, perché porta dal carbone e verso le energie rinnovabili, così posizionando un combustibile fossile come parte della soluzione e non del problema. La motivazione del nucleare per essere inclusa nella tassonomia è diversa. Il 17 gennaio, S&P Global ha emesso l’avviso che potrebbe essere abbassato il rating creditizio della Electricité de France (Edf), la multinazionale francese di servizi pubblici con 56 reattori nucleari attivi in ​​Francia, a causa di interruzioni prolungate e richieste inevase di maggior produzione da parte del governo. Questo problema non è solo della Edf; l'industria nucleare nel suo insieme non è in grado di controllare la lievitazione dei costi, di prevenire i ritardi e di affrontare una serie di questioni, inclusa l'accettabilità sociale. È un'industria in gravi difficoltà. Sta cercando soldi dovunque e includere il nucleare nella tassonomia attirerebbe più investimenti. Vladis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea incaricato dell'economia, spiega che la tassonomia separa il green dal greenwash, a meno che non faccia entrare gas e nucleare battezzandoli come sostenibili.

La lotta per il nucleare e il gas non ha ancora raggiunto il suo round finale. L'emendamento alla tassonomia, compreso il nuovo rapporto della piattaforma, sarà esaminato dal Parlamento europeo e dal Consiglio nei prossimi quattro mesi. Ma potrebbe esserci anche una battaglia legale. Nell'ottobre 2021, la Commissione Europea è stata diffidata da un collegio di legali da escludere il gas dalla tassonomia. Il collegio ha avvertito che includerlo sarebbe illegale perché in contraddizione con altre leggi dell'Ue, tra cui l'accordo di Parigi e la legge europea sul clima, che si impegna a ridurre la CO2 del 55 per cento entro il 2030 e un'Europa climaticamente neutra al 2050. La nebbiosa posizione dell’Italia, avvalorata da dichiarazioni improvvide del suo ministro per la Transizione ecologica e dello stesso Parlamento, che ha respinto la mozione di alcuni parlamentari alla Camera per impegnare il governo al non inserimento di gas e nucleare nella tassonomia, ha avuto una schiarita con la posizione assunta dal Segretario del PD Enrico Letta nel suo tweet del 5 gennaio: “L’inclusione del nucleare è per noi radicalmente sbagliata. E il gas non è il futuro, è solo da considerare in logica di pura transizione verso le vere energie rinnovabili”.

 

[1] Sviluppato sulla linea espositiva di Stella Levantesi e di Luigi Di Marco (del Segretariato ASviS)

[2] Molte le reazioni all’emendamento. Segnaliamo il WWF, il Commissario europeo al budget Johannes Hahn, Euronews, Euractiv, Reuters, Greenpeace, Delano, The Guardian, The Greens, World Nuclear News, La Repubblica, Huffington Post, Il Fatto quotidiano, Valori.it, Italia oggi, Lifegate, The Verge, ABC News, Washington Post.

[3] Vedi per completezza Di Marco (cit.)

 

 


Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. 

 

Venerdì 4 febbraio 2022

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale