per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

SCONFIGGERE LA POVERTA'

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Nel mondo, su otto miliardi di persone almeno un miliardo vive in povertà, e nel 2022 sono previsti 263milioni di nuovi poveri. Nel 2021 le famiglie italiane povere erano 1.960mila, mentre la povertà minorile assoluta ha colpito 1.382mila bambini.

Nelle periferie urbane più di un giovane su tre rischia esclusione educativa e sociale

Il rapporto “Giovani e periferie” di Openpolis e Con i Bambini analizza le disuguaglianze tra centro e periferia in 14 città metropolitane, mettendo in luce povertà educativa, dispersione scolastica e divari territoriali. 15/01/26

giovedì 15 gennaio 2026
Tempo di lettura: min

Crescere nelle periferie delle grandi città italiane significa, ancora oggi, avere meno opportunità educative, sociali ed economiche, e vivere disuguaglianze profonde e persistenti. I dati mostrano come povertà economica, dispersione scolastica e inattività giovanile si rafforzino a vicenda, creando una vera e propria trappola della povertà educativa. Le differenze non riguardano solo il confronto tra città, ma attraversano gli stessi contesti urbani, con scarti molto marcati tra centro e periferia, e persino tra quartieri della stessa città.

Il rapporto Giovani e periferie 2025, pubblicato da Openpolis insieme all’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito dell’Osservatorio sulla povertà educativa, offre uno sguardo sistematico sulla condizione degli adolescenti e delle adolescenti nelle 14 città capoluogo di area metropolitana. L’analisi si basa prevalentemente sui dati Istat, del censimento permanente, delle prove Invalsi e delle elaborazioni per la Commissione parlamentare sulle periferie. L’obiettivo è superare una narrazione emergenziale e frammentata del disagio giovanile, restituendo evidenze misurabili, utili per orientare politiche pubbliche mirate e territoriali.

Povertà economica e istruzione: un legame che penalizza i più giovani

Nel 2024 il 13,8% dei minori e delle minori in Italia vive in povertà assoluta, una quota significativamente più alta rispetto a quella registrata sull’intera popolazione. Il dato conferma come la povertà colpisca in modo sproporzionato bambini/e e adolescenti, incidendo fin dall’infanzia sulle opportunità educative e di sviluppo.

La situazione risulta ancora più critica nei contesti urbani. Nei comuni capoluogo (centro secondo la classificazione Istat) delle aree metropolitane, il 16,1% delle famiglie con figli si trova in povertà assoluta, una percentuale superiore a quella osservata nei territori meno densamente popolati. All’interno delle stesse aree metropolitane, il Rapporto evidenzia inoltre come gli indicatori di disagio tendano a peggiorare passando dal centro alla cintura e alle aree periferiche, con forti differenze anche tra quartieri della stessa città.

Un divario che si riflette direttamente sull’accesso all’istruzione, ai servizi educativi e alle opportunità sociali, rafforzando il rischio di povertà educativa nelle periferie delle grandi città. Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine continuano così a incidere in modo determinante sui percorsi scolastici: l’origine sociale influenza la scelta dell’indirizzo di studi e aumenta il rischio di abbandono precoce, soprattutto nelle periferie urbane.

Dispersione scolastica: meno abbandoni, ma competenze ancora fragili

Nel 2024 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente gli studi scende al 9,8%, ma il miglioramento riguarda soprattutto la dispersione “esplicita”. Preoccupa invece la dispersione scolastica implicita: studenti e studentesse che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.

Dopo l’impennata registrata durante la pandemia, la dispersione implicita resta vicina al 10%, con forti divari sociali e territoriali. Gli studenti provenienti da famiglie con status socio-economico più basso mostrano livelli di competenza insufficienti quasi doppi rispetto ai coetanei più avvantaggiati. In alcune regioni del Mezzogiorno la quota supera ampiamente il 10%, confermando una fragilità strutturale.

Città e periferie: divari che si moltiplicano

L’analisi sulle 14 città metropolitane evidenzia una forte concentrazione delle criticità nel Mezzogiorno. A Catania, Napoli e Palermo l’incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico supera il 5%, contro valori inferiori all’1,5% registrati in città come Bologna, Venezia o Milano.

Gli stessi territori mostrano anche le quote più elevate di abbandono scolastico precoce e di giovani Neet. A Catania oltre un terzo dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, mentre nelle città del Centro-Nord le percentuali si attestano intorno al 17–19%.

Il dato medio, però, non basta a descrivere la realtà. All’interno delle singole città, gli indicatori di disagio risultano sistematicamente più elevati nelle aree periferiche rispetto ai quartieri centrali, con forti differenze tra centro, cintura e periferie urbane. È questa dimensione sub comunale – quartiere per quartiere – a rendere indispensabili politiche mirate, capaci di intervenire dove le disuguaglianze si concentrano maggiormente.

Scuola, spazi e relazioni: il ruolo dei presìdi educativi

Accanto agli aspetti economici e scolastici, il Rapporto sottolinea l’importanza delle opportunità sociali. Negli ultimi vent’anni la quota di adolescenti che incontra quotidianamente i propri amici si è dimezzata. La mancanza di spazi di aggregazione, aree verdi e attività extrascolastiche pesa in modo particolare nelle periferie urbane, contribuendo a rafforzare isolamento e fragilità relazionali.

In questo contesto, la scuola aperta oltre l’orario curricolare emerge come un presidio fondamentale: non solo per contrastare la dispersione, ma come luogo sicuro di relazione, apprendimento e socialità, capace di rafforzare il tessuto comunitario e ridurre le disuguaglianze territoriali.

 

 

Immagini: Roma

Politiche pubbliche: dati locali per interventi mirati

Il Rapporto non propone soluzioni standard, ma indica una direzione chiara: partire dai dati locali per costruire interventi efficaci, capaci di cogliere le differenze tra centro, cintura e aree periferiche delle città.

Povertà educativa, disagio giovanile e marginalità urbana sono fenomeni intrecciati che richiedono politiche integrate, capaci di agire sulle condizioni di partenza delle famiglie, sull’offerta educativa e sulla qualità degli spazi urbani, soprattutto nei contesti più fragili.

Solo una lettura territoriale approfondita, fino al livello dei quartieri, consente di rompere la trappola delle disuguaglianze e restituire ai giovani delle periferie reali opportunità di futuro, in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030.

Scarica il Rapporto

 

Copertina: Unsplash

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale