Nelle periferie urbane più di un giovane su tre rischia esclusione educativa e sociale
Il rapporto “Giovani e periferie” di Openpolis e Con i Bambini analizza le disuguaglianze tra centro e periferia in 14 città metropolitane, mettendo in luce povertà educativa, dispersione scolastica e divari territoriali. 15/01/26
Crescere nelle periferie delle grandi città italiane significa, ancora oggi, avere meno opportunità educative, sociali ed economiche, e vivere disuguaglianze profonde e persistenti. I dati mostrano come povertà economica, dispersione scolastica e inattività giovanile si rafforzino a vicenda, creando una vera e propria trappola della povertà educativa. Le differenze non riguardano solo il confronto tra città, ma attraversano gli stessi contesti urbani, con scarti molto marcati tra centro e periferia, e persino tra quartieri della stessa città.
Il rapporto “Giovani e periferie” 2025, pubblicato da Openpolis insieme all’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito dell’Osservatorio sulla povertà educativa, offre uno sguardo sistematico sulla condizione degli adolescenti e delle adolescenti nelle 14 città capoluogo di area metropolitana. L’analisi si basa prevalentemente sui dati Istat, del censimento permanente, delle prove Invalsi e delle elaborazioni per la Commissione parlamentare sulle periferie. L’obiettivo è superare una narrazione emergenziale e frammentata del disagio giovanile, restituendo evidenze misurabili, utili per orientare politiche pubbliche mirate e territoriali.
Povertà economica e istruzione: un legame che penalizza i più giovani
Nel 2024 il 13,8% dei minori e delle minori in Italia vive in povertà assoluta, una quota significativamente più alta rispetto a quella registrata sull’intera popolazione. Il dato conferma come la povertà colpisca in modo sproporzionato bambini/e e adolescenti, incidendo fin dall’infanzia sulle opportunità educative e di sviluppo.
La situazione risulta ancora più critica nei contesti urbani. Nei comuni capoluogo (centro secondo la classificazione Istat) delle aree metropolitane, il 16,1% delle famiglie con figli si trova in povertà assoluta, una percentuale superiore a quella osservata nei territori meno densamente popolati. All’interno delle stesse aree metropolitane, il Rapporto evidenzia inoltre come gli indicatori di disagio tendano a peggiorare passando dal centro alla cintura e alle aree periferiche, con forti differenze anche tra quartieri della stessa città.
Un divario che si riflette direttamente sull’accesso all’istruzione, ai servizi educativi e alle opportunità sociali, rafforzando il rischio di povertà educativa nelle periferie delle grandi città. Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine continuano così a incidere in modo determinante sui percorsi scolastici: l’origine sociale influenza la scelta dell’indirizzo di studi e aumenta il rischio di abbandono precoce, soprattutto nelle periferie urbane.
Dispersione scolastica: meno abbandoni, ma competenze ancora fragili
Nel 2024 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente gli studi scende al 9,8%, ma il miglioramento riguarda soprattutto la dispersione “esplicita”. Preoccupa invece la dispersione scolastica implicita: studenti e studentesse che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.
Dopo l’impennata registrata durante la pandemia, la dispersione implicita resta vicina al 10%, con forti divari sociali e territoriali. Gli studenti provenienti da famiglie con status socio-economico più basso mostrano livelli di competenza insufficienti quasi doppi rispetto ai coetanei più avvantaggiati. In alcune regioni del Mezzogiorno la quota supera ampiamente il 10%, confermando una fragilità strutturale.
Città e periferie: divari che si moltiplicano
L’analisi sulle 14 città metropolitane evidenzia una forte concentrazione delle criticità nel Mezzogiorno. A Catania, Napoli e Palermo l’incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico supera il 5%, contro valori inferiori all’1,5% registrati in città come Bologna, Venezia o Milano.
Gli stessi territori mostrano anche le quote più elevate di abbandono scolastico precoce e di giovani Neet. A Catania oltre un terzo dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, mentre nelle città del Centro-Nord le percentuali si attestano intorno al 17–19%.
Il dato medio, però, non basta a descrivere la realtà. All’interno delle singole città, gli indicatori di disagio risultano sistematicamente più elevati nelle aree periferiche rispetto ai quartieri centrali, con forti differenze tra centro, cintura e periferie urbane. È questa dimensione sub comunale – quartiere per quartiere – a rendere indispensabili politiche mirate, capaci di intervenire dove le disuguaglianze si concentrano maggiormente.
Scuola, spazi e relazioni: il ruolo dei presìdi educativi
Accanto agli aspetti economici e scolastici, il Rapporto sottolinea l’importanza delle opportunità sociali. Negli ultimi vent’anni la quota di adolescenti che incontra quotidianamente i propri amici si è dimezzata. La mancanza di spazi di aggregazione, aree verdi e attività extrascolastiche pesa in modo particolare nelle periferie urbane, contribuendo a rafforzare isolamento e fragilità relazionali.
In questo contesto, la scuola aperta oltre l’orario curricolare emerge come un presidio fondamentale: non solo per contrastare la dispersione, ma come luogo sicuro di relazione, apprendimento e socialità, capace di rafforzare il tessuto comunitario e ridurre le disuguaglianze territoriali.

Immagini: Roma
Politiche pubbliche: dati locali per interventi mirati
Il Rapporto non propone soluzioni standard, ma indica una direzione chiara: partire dai dati locali per costruire interventi efficaci, capaci di cogliere le differenze tra centro, cintura e aree periferiche delle città.
Povertà educativa, disagio giovanile e marginalità urbana sono fenomeni intrecciati che richiedono politiche integrate, capaci di agire sulle condizioni di partenza delle famiglie, sull’offerta educativa e sulla qualità degli spazi urbani, soprattutto nei contesti più fragili.
Solo una lettura territoriale approfondita, fino al livello dei quartieri, consente di rompere la trappola delle disuguaglianze e restituire ai giovani delle periferie reali opportunità di futuro, in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030.
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