Dal Rapporto dell’Alleanza emergono grandi potenzialità produttive e buone pratiche nel Settentrione, ma anche fragilità climatiche e difficoltà nell’accesso ai servizi. Il ruolo della società civile e il contributo del settore assicurativo. 13/02/26
Nel Nord Italia non esistono solo aree forti e aree deboli: anche nei territori più sviluppati trovano spazio fragilità e disuguaglianze. Per questo servono investimenti mirati, capacità di misurare i risultati e un maggior impegno nel comunicare e far crescere le buone pratiche. Sono i messaggi emersi dalla prima tappa del ciclo di appuntamenti organizzati da ASviS e da AXA Italia per portare nei territori il Rapporto "Obiettivi globali, soluzioni locali", che si è tenuta il 12 febbraio presso la Villa Reale di Monza.
Rivedi l'evento
Andrea Farinet, presidente del Socialing Institute e consigliere di gestione della Reggia di Monza, ha aperto i lavori richiamando il tema dei divari: “Tutti sappiamo che la società italiana si sta fratturando, c’è una frammentazione in corso. Siamo la seconda società più sperequata d’Europa dopo la Spagna, quindi dobbiamo lavorare sulla coesione sociale”.
Fabio Bottero, assessore all’Edilizia residenziale pubblica del Comune di Milano, ha illustrato le principali politiche adottate dall’amministrazione meneghina: “Penso a quanto è stato fatto sul fronte ambientale: il Piano Aria e Clima, il Milano Climate city contract, il potenziamento del trasporto pubblico, i piani di riforestazione urbana. E poi il lavoro sulla parità di genere: Milano è il primo grande Comune ad aver ottenuto la certificazione e ad aver redatto un bilancio di genere”.
Per Giulio Lo Iacono, segretario generale dell’ASviS, “questo Rapporto ci dice due cose: la prima è che l’Italia è ancora lontana da molti Obiettivi di sviluppo sostenibile e che i divari territoriali stanno aumentando. La buona notizia è che nei territori ci sono già molte soluzioni, buone pratiche, politiche locali che funzionano. Il Nord ha in media indicatori migliori, ma non significa che sia al sicuro: nelle aree montane restano problemi di spopolamento, accesso ai servizi e fragilità climatica. Ci sono però grandi potenzialità per l’acqua, la biodiversità, l’energia e il turismo sostenibile. La sostenibilità non è un tema astratto: nonostante quello che molti dicono sui costi della transizione, che in realtà sono investimenti, esistono anche costi nello stare fermi”.
Giorgia Freddi, responsabile Communication, Sustainability & Public Affairs di AXA Italia, ha sottolineato il ruolo del settore assicurativo: “Possiamo mettere a disposizione i nostri prodotti, ma soprattutto la cultura della prevenzione e della gestione del rischio. Oggi i rischi sono sempre più sistemici e interconnessi. I principali sono il cambiamento climatico, l’invecchiamento della popolazione e le disuguaglianze. Gli impatti climatici si manifestano in modo molto diverso nei territori, per questo servono investimenti mirati, soprattutto nei luoghi più fragili. Attraverso dati predittivi e modelli possiamo aiutare imprese e comunità ad affrontare meglio le emergenze”.

È toccato a Michela Muscettola, dell’Area Ricerca ASviS, entrare nel vivo dei risultati del Rapporto: “Nel Nord Italia si registra un peggioramento per quattro Goal, in particolare: l’1, il 6, il 15 e il 16, per i quali tutte le regioni mostrano valori in calo rispetto all’inizio del periodo analizzato. Anche per i Goal 2, 10 e 11 la situazione non appare favorevole, con condizioni spesso di stabilità o peggioramento. Al contrario, i Goal 4, 5 e 12 mostrano il maggior numero di regioni in miglioramento. Nel confronto con la media nazionale, alcuni Obiettivi come l’1, il 4, l’8 e il 10 presentano risultati mediamente migliori, mentre il 5 e il 15 risultano tra i più critici. Per gli altri Goal la situazione è complessivamente stabile e in linea con il valore nazionale”.
Simone Ombuen, coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 11 (Città e comunità sostenibili), si è concentrato sul tema della valutazione delle politiche: “L’ASviS valuta sia i fenomeni fisici sia l’andamento delle politiche. Il tema centrale è la misurabilità: in teoria dovrebbero esserci valutazioni ex ante, intermedie ed ex post. In realtà la valutazione intermedia è stata di fatto abolita e oggi si monitora solo l’avanzamento dei progetti. Questo rende più difficile capire se le politiche producono davvero gli effetti attesi”. Poi un accenno alla pianificazione, che “è nata per disegnare le città, ma ha dovuto occuparsi via via sempre di più delle dimensioni ambientali. La pianificazione parla necessariamente di futuro, ma il futuro conta solo se modifica il nostro modo di vedere il presente: se serve a rinviare ciò che dovremmo fare oggi, allora stiamo sbagliando”.

Nella successiva tavola rotonda, Annalisa Bonfiglioli ha portato l’esperienza di Innovalp e della sua Scuola estiva a Moggio Udinese, che ha riunito giovani provenienti da tutta Italia in un percorso formativo sull' innovazione sociale e lo sviluppo locale delle Terre Alte: “Oggi parlare di sostenibilità e innovazione sociale non è più una questione di luoghi forti o deboli, ma di connessioni intelligenti. Servono reti, alleanze stabili e comunità consapevoli. La montagna è un laboratorio di anticipazione, dal clima all’invecchiamento”.
Tiziano Maffezzini, presidente di Uncem Lombardia, ha richiamato i dati sulla popolazione montana: “Negli ultimi anni nei territori alpini ci sono stati circa 100mila nuovi residenti, ma non basta a contrastare la denatalità. Senza il coinvolgimento delle comunità è difficile costruire processi di rinnovamento. Oggi i territori sono finalmente entrati in rete e si riesce a lavorare in squadra. Ma il tema centrale è quello delle connessioni digitali: la montagna su questo soffre, ma non può farne a meno”.
Germana Borzellieri, di InVento Innovation Lab Impresa Sociale, ha raccontato il progetto “Prevenire la violenza di genere”: “È nato grazie al finanziamento di Fondazione Crt e in collaborazione con Telefono Rosa Piemonte, che ci ha portato dati molto forti su un fenomeno spesso sommerso. Lavoriamo sull’educazione e sul linguaggio. Non bisogna parlare solo di ‘vittime’, ma di persone che hanno vissuto un’esperienza. Abbiamo raggiunto circa 7mila studenti delle primarie e ora siamo arrivati anche alle superiori”.
Valentina Guelpa, climate manager del Comune di Monza, ha illustrato la nascita della strategia climatica cittadina: “Il progetto, che in realtà è un partenariato, è partito nel 2024 grazie al supporto di Fondazione Cariplo. Affronta criticità comuni come siccità, eventi estremi, consumo di suolo e perdita del patrimonio arboreo. Si fonda su tre pilastri: transizione energetica, riduzione del rischio e aumento della resilienza, conservazione delle risorse naturali. Centrale è anche l’attività di monitoraggio delle azioni nel tempo”.

Ha chiuso il panel Benedetta Squittieri, presidente della Rete dei Comuni Sostenibili: “Spesso siamo convinti che esista una stabilità come comunità e come società. Il Rapporto ASviS ci riporta invece con i piedi per terra e ci dice che, passo dopo passo, stiamo andando nella direzione sbagliata. È come nel racconto ‘Sette piani’ di Dino Buzzati, in cui si scende senza accorgersene. Nonostante gli impegni delle Nazioni Unite e della comunità internazionale, facciamo fatica a cambiare rotta. La sfida è europea e parte dai territori, attraverso il lavoro sull’Agenda urbana e sulla sostenibilità. Ma servono politiche nazionali che ci aiutino davvero in questa direzione”.
Nelle sue conclusioni, Giulio Lo Iacono ha tirato le fila dell’incontro sottolineando i principali temi emersi: “Il primo riguarda quanto poco investiamo in ricerca e sviluppo, quindi nel futuro. Il secondo è che, oltre al Nord-Sud, esistono aree forti e deboli ovunque. Poi le tante buone pratiche: occorre invertire la narrazione, c’è il rischio del fare senza comunicare, cadendo in una sorta di demoralizzazione collettiva. Dobbiamo raccontare le cose belle che si fanno, scalarle e farle crescere. Naturalmente insieme alla misurazione, senza la quale non sapremo mai qual è la terapia”.
