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In Italia la dispersione scolastica passa dal 14,7% nel 2018 al 13,1% nel 2021, a fronte di una media Ue del 9,7%. Permangono divari di genere più forti che negli altri Paesi europei e allarmanti disparità sociali e territoriali con riferimento alla qualità degli apprendimenti.

Giovani, il divario cresce: lavoro, pensioni e debito frenano il futuro

Il rapporto RiES registra un nuovo aumento delle disuguaglianze. Il Patto generazionale del CNEL lega lavoro, welfare e partecipazione e chiede politiche costruite e valutate con i giovani. 26/08/26

mercoledì 26 agosto 2026
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Il divario tra le generazioni torna ad aumentare in Italia, alimentato da pensioni, povertà, debito pubblico, disparità di genere e fragilità economica. Le difficoltà dei giovani nel lavoro, nell’accesso alla casa e nella costruzione di percorsi autonomi si ripercuotono su natalità, welfare e capacità del Paese di investire nel futuro. Due recenti pubblicazioni chiedono di inserire l’equità intergenerazionale nella programmazione pubblica e coinvolgere i giovani nelle decisioni.  

  • Il divario generazionale sale a 136 punti nel 2023.
  • Lavoro precario e bassi salari compromettono le pensioni future.
  • Demografia e debito riducono gli investimenti destinati ai giovani.
  • L’Italia perde giovani, competenze e imprese under 35.
  • Il CNEL chiede politiche costruite con le nuove generazioni.
  • Vig e bilancio intergenerazionale possono orientare le scelte pubbliche.

Il settimo Rapporto 2025 “Il divario generazionale. Nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia”, pubblicato a maggio dall’Osservatorio Politiche giovanili di Fondazione RiES, aggiorna una ricerca avviata dieci anni fa. Il progetto CNEL Giovani - Patto Generazionale, presentato a luglio, nasce invece da una consultazione con oltre 65 organizzazioni e cinque tavoli su lavoro, partecipazione, pensioni, debito pubblico e attrattività. RiES misura gli squilibri; il CNEL raccoglie proposte per ricostruire il rapporto tra generazioni.

 

Un divario che attraversa il ciclo di vita

Secondo RiES, l’Indice di divario generazionale (Gdi 4.0), formato da 43 indicatori in 14 domini, è salito a 136 punti nel 2023, rispetto alla base 100 del 2006. Il recupero dei due anni precedenti si interrompe. I domini più critici sono:

  • pensioni;
  • povertà;
  • debito pubblico;
  • parità di genere;
  • reddito e ricchezza familiare;
  • credito e risparmio.

L’Indice di divario generazionale è passato da 100 punti nel 2006 a 136 nel 2023. Dopo il miglioramento registrato nel biennio 2021-2022, il valore è tornato a crescere. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”

RiES definisce la situazione una “persistente emergenza generazionale”. Entrare tardi in un mercato del lavoro segnato da precarietà e bassi salari ritarda l’autonomia e produce carriere contributive discontinue. Il CNEL collega questa fragilità alle pensioni future: nel sistema contributivo, l’inadeguatezza delle prestazioni di domani si forma nel lavoro di oggi. Propone di migliorare la qualità dell’occupazione, l’educazione previdenziale e l’accesso alla previdenza complementare.

 

Demografia e debito restringono gli investimenti

L’invecchiamento accentua la pressione sui sistemi pensionistico e sanitario mentre diminuisce la popolazione attiva. L’indice di dipendenza ha raggiunto 57,6 punti nel gennaio 2024, riferisce RiES su dati Istat. Il rapporto rileva inoltre che, a fronte di una spesa per la protezione sociale pari al 21,1% del Pil, il 13,6% era destinato alla voce “anziani” e l’1,4% a “famiglia e bambini”. Il confronto mostra il ridotto spazio riservato agli investimenti sulle nuove generazioni.
Il CNEL collega il debito alla qualità della spesa: investimenti in istruzione, ricerca, innovazione e infrastrutture possono ampliare le opportunità e sostenere la crescita.

Il rapporto RiES calcola che le misure generazionali e potenzialmente generazionali rappresentino il 2,54% delle risorse del Pnrr italiano, una quota inferiore a quelle rilevate negli altri Paesi europei considerati.

L’Italia destina alle misure generazionali e potenzialmente generazionali il 2,54% delle risorse del Pnrr. La quota risulta inferiore a quelle di Spagna, Germania, Francia, Portogallo e Grecia, nonostante l’elevata disoccupazione tra i 15 e i 34 anni registrata nel 2019. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”

Sul versante del lavoro, i tavoli propongono inoltre la riduzione contrattata dell’orario e strumenti di ricambio generazionale capaci di favorire il trasferimento delle competenze tra lavoratori senior e giovani.

 

La capacità di offrire prospettive credibili si riflette sull’attrattività

Il CNEL riporta che tra il 2011 e il 2024 circa 630mila giovani tra 18 e 34 anni hanno lasciato l’Italia, a fronte di 189mila rientri: il saldo supera le 440mila persone. A questa perdita di capitale umano si affianca la riduzione delle imprese giovanili: secondo Unioncamere-InfoCamere, tra il 2014 e il 2024 sono diminuite di oltre 153mila unità. Trattenere e richiamare competenze richiede, per il CNEL, lavoro adeguatamente retribuito, casa, servizi, credito e territori nei quali costruire un progetto di vita.

Le opportunità risultano inoltre distribuite in modo diseguale. RiES segnala che i divari territoriali e di genere aggravano quello generazionale, con una penalizzazione particolarmente evidente nel Mezzogiorno e tra le giovani donne; il CNEL richiama perciò la necessità di rafforzare servizi, infrastrutture e opportunità nelle aree interne.

Dalla consultazione alla corresponsabilità

La contrazione numerica dei giovani riduce anche il loro peso elettorale. RiES osserva però un dinamismo civico espresso attraverso volontariato e cittadinanza attiva.
Il CNEL propone di tradurlo in una partecipazione continuativa: lo Youth Empowerment dovrebbe rafforzare competenze e rappresentanza; lo Youth Check valutare gli effetti delle decisioni; lo Youth Dialogue rendere stabile il confronto con istituzioni e parti sociali. Tra le indicazioni figurano il voto nel luogo di domicilio per studenti e lavoratori fuori sede e il coinvolgimento dei Forum dei giovani.
Le proposte, precisa il CNEL, costituiscono una base aperta alla consultazione pubblica, non un programma definitivo.

 

Misurare gli effetti delle scelte pubbliche

Il punto di maggiore convergenza è la Valutazione di impatto generazionale (Vig), che stima preventivamente gli effetti economici, sociali e ambientali delle politiche. RiES ne chiede l’applicazione sistematica ai diversi livelli di governo. Il CNEL vuole affiancare alla valutazione tecnica il coinvolgimento delle organizzazioni giovanili.

Entrambi richiamano inoltre il bilancio intergenerazionale, che rende visibile come le risorse pubbliche vengono distribuite tra le età e quali conseguenze producono nel tempo. RiES propone anche soglie minime di investimento, ricordando il Fondo sociale europeo Plus, che destina almeno il 12,5% delle risorse all’occupazione giovanile nei Paesi tenuti ad applicare il vincolo. Il nuovo patto delineato dalle due fonti richiede quindi un criterio permanente per stabilire chi beneficia delle decisioni, chi ne sostiene i costi e quali opportunità vengono lasciate a chi vivrà più a lungo con le loro conseguenze.

 

Scarica il Report RiES
Scarica il Documento CNEL

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