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Ecco come cambia la didattica nelle scuole durante la pandemia

L’indagine di Indire analizza l’impatto della crisi da Covid-19 sulla didattica. Lezioni dialogiche ed esercizi le pratiche più utilizzate, verso una maggiore dinamicità, ma il libro di testo rimane la risorsa più utilizzata.   16/2/22

La prima parte dell’indagine “Impatto della pandemia sulle pratiche didattiche e organizzative delle scuole italiane nell’anno scolastico 2020/21”, realizzata da Indire, ha l’obiettivo di analizzare l’andamento della didattica in Italia durante le varie fasi dell’emergenza sanitaria, caratterizzata da momenti di chiusura forzata, Dad e da un numero rilevante di studenti, studentesse e docenti in quarantena.

Il Campione osservato. L’indagine è stata condotta attraverso un questionario online rivolto a un campione selezionato di 2.546 docenti a tempo indeterminato, non di sostegno. Di questi, 1.994 sono femmine e 552 maschi; il 26,8% fa parte della scuola primaria, il 20,3% della scuola secondaria di primo grado e il restante 52,9% della scuola secondaria di secondo grado. Il 38% ha un’età compresa tra i 44 e i 55 anni. A livello geografico, il 20,1% è del Nord Ovest, il 26,7% del Nord-Est, il 17,4% del Centro, il 35,8% del Sud e Isole.

Lo studio ha messo sotto osservazione l’uso della tecnologia e degli spazi, la scelta dei contenuti e l’allineamento delle valutazioni, l’organizzazione interna e le forme di collaborazione tra scuole.

Tra Ddi, Dad e forme di insegnamento ibride. Il periodo preso in esame dal report si riferisce all’anno scolastico 2020/21, in cui si è affermata la didattica digitale integrata (Ddi) come modalità complementare e non alternativa alla presenza. Una differenza sostanziale rispetto al primo lockdown della primavera 2020, in cui la chiusura totale delle scuole ha condotto all’attivazione della didattica a distanza (Dad) come unica soluzione possibile. 

Nel corso dell'anno scolastico 2020/2021 - dopo che la fase più dura della crisi pandemica sembrava ormai alle spalle - si è registrato un tentativo di ritorno alla consueta didattica. Tuttavia, è emerso come la disabitudine registrata nei ragazzi alla didattica in presenza abbia costretto la maggior parte degli insegnati a cercare forme di insegnamento ibride: per cui il 68,6% ha preferito affidarsi ancora una volta alla Dad, il 48,2% ad una didattica mista tra quella in presenza e quella digitale a distanza e il 45,2% a quella alternata.

Vince la formula dialogica. Le lezioni dialogiche e l’assegnazione di risorse per lo studio ed esercizi sono state praticate “abbastanza o molto” rispettivamente dall’88,5% e dall’85,3% degli insegnanti, seguite dalle lezioni frontali (74,9%). L'assegnazione di studi ed esercizi focalizzati sull’argomento della lezione è stata utilizzata in particolare nella scuola secondaria di primo grado, dove il 90,1% dei docenti rivela di averne fatto un uso molto frequente; ma è stato così anche per i docenti di scuola primaria (80,4%) e per gli insegnanti delle superiori (87,2%). “La percentuale inferiore registrata dalle lezioni frontali rispetto alle lezioni dialogiche e all’assegnazione di risorse per lo studio ed esercizi può indurre a riflettere sulla maggiore dinamicità della didattica di questo periodo, rispetto alla didattica dell’emergenza del lockdown”, evidenzia l’indagine.


La lezione dialogica è una strategia didattica incentrata sullo studente, sull'ascolto reciproco e sulla cooperazione, che consiste nell’estendere l’apprendimento attraverso domande aperte e rilevanti.


Metodologie analogiche e digitali. Quanto alle metodologie, è emerso che gli insegnati, rifacendosi alle Linee Guida della didattica digitale integrata del MI per l'anno 2020/21, si sono principalmente affidati ad alcuni strumenti didattici innovativi e interattivi, come il Project-Based Learning, la Flipped classroom, il Debate, l'Apprendimento cooperativo, la Didattica breve. Tuttavia, Indire specifica che molte di queste pratiche erano già largamente diffuse anche prima della pandemia.

L’indagine ha approfondito anche le dinamiche relative all’uso della telecamera accesa nei vari momenti dell’attività didattica e alle strategie per il coinvolgimento e la motivazione degli studenti nelle lezioni a distanza. Dall’analisi è emersa la necessità di tenere la videocamera accesa durante le lezioni, spesso per ragioni di controllo. I dati del Rapporto relativi al contatto visivo tra il gruppo classe e il docente ci indicano come questo sia avvenuto nella maggior parte dei casi.  Ma l’uso di metodologie alternative, così come l’uso della fotocamera, sono solo la punta di un iceberg che vede al centro del problema gli stimoli degli studenti durante le lezioni a distanza. Nel tentativo di coinvolgere il più possibile i propri alunni, ogni docente ha fatto quel che poteva per non far perdere qualità alle lezioni. La maggioranza di loro ha puntato tutto sul dialogo con gli studenti; la seconda strategia più adottata è stata invece l’adozione di modalità interattive con strumenti e app web di condivisione.

Dall’indagine è inoltre emersa la propensione dei docenti a servirsi dell’apprendimento cooperativo, che si basa sull’interazione tra gruppi di studenti, e questo rappresenta sicuramente un segnale di cambiamento nella metodologia di insegnamento per la scuola italiana.

Il libro di testo resta la risorsa più utilizzata. Infine, Indire ha messo in luce come il ricorso ai supporti digitali integrativi alla tradizionale didattica non abbiano scoraggiato l’uso dei canonici mezzi di apprendimento, i testi scolastici, che ad oggi restano ancora gli strumenti prediletti dall’insegnamento, confermato nelle scuole di ogni ordine e grado.

Dall’indagine emerge come, nella scuola primaria, il 53,9% dei docenti l’abbia utilizzato “sempre” e nel 39,7% “spesso”. Nella scuola secondaria di primo grado, le percentuali sono rispettivamente del 49,3% e del 38,5%, mentre nella secondaria di secondo grado sono del 46,8% (“sempre”) e del 38,4% (“spesso”).

Indire evidenzia come i libri di testo siano comunque stati spesso coadiuvati da contenuti digitali o espansioni digitali degli stessi, contenuti scansionati provenienti da altri testi scolastici, contenuti digitali autoprodotti per le lezioni, contenuti provenienti da fonti informali, contenuti provenienti da spunti prodotti da webinar o da altre iniziative di formazione.

 Indire ricorda infine che l’indagine non è da intendersi come esaustiva della complessità vissuta in questo ultimo anno, ma rappresenta una prima analisi, che avrà ulteriori sviluppi, da cui poter far emergere delle riflessioni in merito a soluzioni didattiche e organizzative adottabili in futuro.

Consulta l’indagine di Indire

 

di Monica Sozzi

Mercoledì 16 Febbraio 2022

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