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ISTRUZIONE DI QUALITA'

Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti

Nel mondo sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne. In Italia permangono forti disuguaglianze tra le regioni, dovute al divario del Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, evidente per la quota di laureati tra i 30-34 anni (21,6% nel Mezzogiorno, rispetto alla media nazionale del 26,9%) e per l'uscita precoce dal sistema di formazione che si attesta al 18,5% rispetto alla media italiana del 14%.

Notizie

Le disuguaglianze sociali si devono combattere sui banchi di scuola

L’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children e Treccani mostra un panorama dell’istruzione italiana sconfortante. Negli istituti con un indice socio-economico-culturale più basso il 27,4% dei quindicenni è ripetente.

“Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati” scriveva Don Lorenzo Milani cinquant’anni fa nel libro Lettera a una professoressa. E a mezzo secolo di distanza in Italia ancora non siamo riusciti a curare i malati. Secondo l’ottavo Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the Children, pubblicato da Treccani e presentato il 14 novembre in attesa dell’uscita nelle librerie il 23, negli istituti con un indice socio-economico-culturale più basso il 27,4% dei quindicenni è ripetente, mentre negli istituti con indice alto la quota scende quasi al 4,4%. Inoltre, la correlazione tra la condizione socio-economica e il successo (o l’insuccesso) scolastico in Italia è più forte che altrove: nelle scuole presenti in zone con un alto tasso di persone indigenti o a rischio di indigenza, l’incidenza di ripetenze rispetto alle scuole più ricche è 23 punti percentuali maggiore, dove la differenza media nei paesi Ocse è del 14,3%.

Il divario non è solo tra Italia e i Paesi dell’Ocse, ma anche tra Nord e Sud del territorio nazionale. Nell’Italia settentrionale i quindicenni in condizioni socio-economiche svantaggiate che non raggiungono le competenze minime nella lettura sono il 26,2%, cifra che sale al 44,2% nelle regioni meridionali. Secondo il documento di Save the children, è necessario che il sistema scolastico e gli interventi sociali rispondano in modo adeguato a contesti e bisogni diversi.

L’aumento della povertà tra le famiglie italiane ha provocato l’incidenza di nuove povertà educative. Sei ragazzi su dieci (il 59,9%) tra i 6 e i 17 anni non arrivano a svolgere, in un anno, quattro delle seguenti attività: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet. D’altro canto, ad aggravare la situazione, aumentano i bambini “ultraconnessi”: in Italia quasi un quindicenne su quattro (23,3%) risulta collegato a internet più di sei ore al giorno, ben al di sopra della media Ocse ferma al 16,2% . L’età in cui un bambino riceve il primo smartphone è scesa a 11 anni e mezzo (erano 12 e mezzo nel 2015), l’87% dei 12-17enni ha almeno un profilo social e 1 su 3 vi trascorre cinque o più ore al giorno.

Secondo Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia Europa di Save the Children “per riformare davvero la scuola si potrebbe cominciare investendo nella trasformazione delle zone più a rischio in comunità educanti, che nel concreto significa non lasciare il sistema scolastico solo a combattere la povertà educativa. Con la costruzione di comunità educanti dove oggi regnano il degrado urbano e la criminalità si va a lavorare in frontiera: quella che segna l’orizzonte del nostro Paese e della nostra democrazia”.

di Giulia D’Agata

Mercoledì 15 Novembre 2017

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