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ISTRUZIONE DI QUALITA'

Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti

Nel mondo sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne. In Italia permangono forti disuguaglianze tra le regioni, dovute al divario del Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, evidente per la quota di laureati tra i 30-34 anni (21,6% nel Mezzogiorno, rispetto alla media nazionale del 26,9%) e per l'uscita precoce dal sistema di formazione che si attesta al 18,5% rispetto alla media italiana del 14%.

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Rete educAzioni: la scuola che riparte dopo la pandemia sia sicura e inclusiva

Secondo la Rete occorre rimettere la scuola a servizio degli studenti, senza lasciare indietro nessuno. Per riuscirci, bisogna tenere gli istituti aperti. La chiusura prevista per il referendum “non è un bel segnale”. 4/9/20

Precauzioni sanitarie e inclusività devono essere i due caposaldi nella fase di riapertura delle scuole. Questo il messaggio che la Rete educAzioni, il network di reti e alleanze del civismo attivo, del terzo settore e del sindacato a cui aderisce anche l’ASviS, ha voluto lanciare al Governo, in vista dell’inizio dell’anno scolastico.

In questi mesi di emergenza in cui 9,8 milioni di giovani hanno interrotto le normali attività scolastiche, si è accentuato il disagio di chi già aveva difficoltà di apprendimento, afferma la Rete. Per questo, alla riapertura delle scuole, oltre alle precauzioni sanitarie obbligatorie, è necessario l’impegno di tutti per contrastare ogni forma di discriminazione, affinché nessuno venga lasciato indietro e tutti abbiano la possibilità di sviluppare le proprie capacità.

La strada indicata dal network che si occupa dell’istruzione passa necessariamente attraverso il rilancio di un patto educativo che sia in grado di mettere la scuola al servizio degli studenti, come scritto nel documento #EducAzioni: Cinque passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambine, dei bambini e degli e delle adolescenti. Occorre tenere aperte le scuole tutto il giorno, a partire dai territori dove è più grave e diffusa la povertà educativa per risarcire, con tutti gli strumenti possibili e attraverso scelte coraggiose e sperimentazioni didattiche, bambine e bambini, ragazze e ragazzi del tempo-scuola perduto, sottolinea la Rete educAzioni.

Tuttavia, i segnali che arrivano dalla scuola non sono incoraggianti: i corsi di recupero promessi dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a fronte della lunga chiusura delle scuole stanno partendo con fatica e a macchia di leopardo, mentre è di queste ore la decisione dell’amministrazione regionale campana di posticipare la riapertura delle scuole di una settimana. Inoltre, la scelta del Governo, che è venuto meno alla promessa fatta di individuare luoghi diversi dalle scuole per ospitare i seggi elettorali, “non è un buon segnale” alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico.

Il periodo di lockdown, infatti, ha lasciato indietro gli studenti più fragili: “le alunne e gli alunni rimasti ‘sconnessi’, con bisogni educativi speciali, in situazione di fragilità e difficoltà di contatti, con famiglie non in grado di sostenerli, non hanno tanto bisogno di ‘recuperare’ apprendimenti mancati, quanto di ritrovare la fiducia e la motivazione necessaria”. Perciò “quest’anno invece dei corsi di recupero si dovrebbe parlare di restituzione e risarcimento nei confronti di tutti gli studenti”.

L’integrazione dei bambini e degli adolescenti nella vita della classe, ha sottolineato la Rete, non deve passare attraverso la creazione di gruppi in spazi separati per chi è “rimasto indietro”. Occorrono invece attività stimolanti, di ricerca, espressivo-creative, comunicative, logiche, in cui mettersi in gioco e stimolare la curiosità dei ragazzi, senza rendere gli studenti esecutori di esercizi e verifiche. Occorre sì riannodare le attività scolastiche con attività differenziate secondo i bisogni di ognuno, ma, allo stesso tempo ciascuno deve percepire di essere parte di una comunità e va accolto in quanto tale, con le sue potenzialità e propensioni.

Ma l’intervento non può limitarsi a intervenire sulle difficoltà specifiche di determinati studenti. Infatti, tutti gli alunni e tutte le alunne, a prescindere dal fatto che siano o meno “rimasti indietro”, hanno bisogno di elaborare l’esperienza di questi mesi e le nuove norme di comportamento rese necessarie dal perdurare della pandemia. La scuola deve intercettare questa necessità, stimolando una riflessione sull’esperienza degli ultimi mesi, sulle sue cause e sulle sue conseguenze anche per i comportamenti e le responsabilità individuali, declinate secondo l’età degli studenti. Questi temi dovrebbero entrare nel programma educativo dei prossimi mesi, dando contenuto non solo all’educazione civica introdotta quest’anno, ma anche ad altre materie, dalle scienze, alla storia, alla geografia, in un’ottica interdisciplinare.

Solo in questo modo sarà possibile individuare percorsi capaci di promuovere dialogo, democrazia e partecipazione attiva degli alunni e degli studenti affinché le regole da condividere siano assunte con consapevolezza e tengano anche conto del loro punto di vista.

Scarica il comunicato stampa

 

di William Valentini

 

Venerdì 04 Settembre 2020

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