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ISTRUZIONE DI QUALITA'

Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti

Nel mondo sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne. In Italia permangono forti disuguaglianze tra le regioni, dovute al divario del Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, evidente per la quota di laureati tra i 30-34 anni (21,6% nel Mezzogiorno, rispetto alla media nazionale del 26,9%) e per l'uscita precoce dal sistema di formazione che si attesta al 18,5% rispetto alla media italiana del 14%.

Notizie

#EducAzioni: necessario potenziare la didattica e il diritto allo studio

Investire sull’infanzia, estendere il tempo pieno, costruire patti territoriali: queste le principali proposte della Rete in materia di istruzione, anche alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza. 26/01/21

Durante l’evento online “Investire sull'educazione: il Next generation Eu e le proposte di #educAzioni", tenuto sabato 23 gennaio in occasione della Giornata internazionale dell’educazione, EducAzioni - la rete di soggetti della società civile (tra cui l’ASviS) autrice del documento sui cinque passi per il rilancio dell’istruzione - ha fatto il punto della situazione italiana circa gli investimenti in ambito educativo previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), avanzando alcune proposte. L’incontro si è focalizzato su tre temi in particolare: il miglioramento dei servizi educativi per la fascia 0-6 anni, l’importanza del tempo pieno a scuola e la centralità dei patti educativi di comunità, strumento utile per affrontare l’emergenza e al tempo stesso creare comunità educanti che durino nel tempo.

Dalla “Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2020” della Commissione europea emerge che: “Nonostante un leggero aumento nel 2018, la spesa per l'istruzione in Italia rimane tra le più basse nell'Ue. […] La spesa pubblica per l'istruzione è diminuita complessivamente del 7 % nel periodo 2010-2018, nello stesso periodo la spesa per l'istruzione superiore è stata ridotta del 19%.”

Di seguito alcuni grafici esemplificativi della situazione italiana tratti dal documento “Istruzione e bilancio 2021” della rete EducAzioni.

Grafico 1 – Andamento della spesa per l’istruzione come quota del Pil – anno 2016 - valori percentuali

Elaborazione su dati Istat

 

Anche in rapporto agli altri Paesi, l’Italia occupa le posizioni più basse della classica per la quota di spesa pubblica dedicata al settore dell’istruzione rispetto al Prodotto interno lordo.

Grafico 2 - Spesa totale per l'istruzione rispetto al Pil - anno 2016 - valori percentuali

Elaborazione su dati Istat. Per gli indicatori internazionali i dati sono di fonte Ocse e sono tratti dal volume "Education at a glance”.

 

Con la redazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza la situazione non sembra destinata a migliorare. Nell’ultima versione disponibile, infatti, i fondi destinati all’istruzione (compresi scuola e università) appaiono insufficienti rispetto alla gravità dell’attuale crisi e agli obiettivi che ci si dovrebbe proporre al fine di superare i gravi gap territoriali e sociali in questo campo. Ciò è particolarmente vero per la scuola e i servizi educativi per la prima infanzia, tema su cui la Rete già a dicembre 2020 aveva presentato una serie di proposte mirate a investire nell’infanzia, ampliando e rafforzando non solo i servizi educativi e scolastici rivolti ai bambini e alle bambine tra 0 e 6 anni, ma anche gli interventi a sostegno della genitorialità.

Un altro punto su cui il Pnrr appare debole, secondo la rete, è l'investimento sul contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Oltre ad aumentare i fondi stanziati, appare necessario chiarire gli impatti attesi onde evitare un impiego inefficace delle risorse. E proprio per combattere la dispersione scolastica e la povertà educativa, #educAzioni si fa promotrice della proposta di estendere il tempo pieno nella scuola primaria e secondaria di 1° grado. Tale misura si configura come uno dei più importanti investimenti sociali e strutturali di lungo periodo da mettere in atto. Essa dovrebbe tradursi infatti in una prolungata immersione in contesti ricchi di stimoli culturali, fattore cruciale per contrastare l’insuccesso scolastico. L’ampiamento del tempo scuola andrebbe però ripensato e rifondato su una didattica attiva e ad alta intensità educativa.

Ma per contrastare la povertà educativa, laddove essa si presenta più profonda ed estesa, è necessario ripensare il ruolo stesso della scuola. È per questo che la Rete propone di sviluppare patti educativi territoriali. I patti educativi di comunità sono processi di lavoro integrato dove la risposta all'attuale emergenza può diventare spazio per ragionare e sperimentare la scuola del futuro affinché sia più aperta e inclusiva e al centro di una rigenerazione degli spazi urbani. Questo significherebbe attivare un processo che rafforzi e valorizzi la scuola pubblica in quanto laboratorio sociale e comunità di partecipazione democratica. Una connessione tra responsabilità e competenze differenti come quelle tra insegnanti e operatori sociali potrebbe aiutare a ripensare spazi, tempi, modalità e contenuti della didattica, intrecciando apprendimenti formali e non formali. Anche su questo tema #educAzioni ha redatto un documento con diverse proposte.

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Leggi anche il comunicato stampa ASviS sulla Giornata internazionale dell'educazione

 

di Elita Viola

 

Martedì 26 Gennaio 2021

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