Target da raggiungere, impegni futuri e Strategia nazionale: le grandi sfide negli ultimi anni dell’Agenda 2030
Mentre l’High level political forum rilancia l'urgenza di accelerare l'attuazione degli SDGs, l'Italia presenta all’Onu la sua Voluntary national review. Revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile grande occasione. E intanto si apre il dibattito sul post 2030. 16/07/26
L'Agenda 2030 resta il punto di riferimento globale, ma il tempo stringe. Servono un'accelerazione nell'attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), politiche più integrate, maggiori investimenti e una cooperazione internazionale più forte. Senza dimenticare il principio che è alla base dell'Agenda: non lasciare indietro nessuno.
È questo il messaggio che arriva dalla Dichiarazione ministeriale adottata al termine dell’High level political forum (Hlpf), il principale appuntamento annuale delle Nazioni Unite dedicato al monitoraggio dell'Agenda 2030, che si è svolto a New York dal 7 al 15 luglio. Per l'Italia questa edizione ha avuto un significato particolare. Il 14 luglio il nostro Paese ha presentato la sua terza Voluntary national review (Vnr), dopo quelle del 2017 e del 2022. Per la prima volta il documento comprende anche una Voluntary local review e una Youth voluntary review, riconoscendo il ruolo centrale dei territori e delle giovani generazioni nell'attuazione dello sviluppo sostenibile.
La Review, elaborata dal ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale nell'ambito dell'aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (SNSvS), è il risultato di un percorso condiviso con amministrazioni locali e regionali, università, imprese e organizzazioni della società civile. Il documento individua tre fattori abilitanti della transizione – coerenza delle politiche, partecipazione e cultura della sostenibilità – e si apre con una riflessione significativa.
“Il concetto di sviluppo sostenibile ha un significato profondo. In Italia, la sua interpretazione si è evoluta nel tempo: dall'individuazione di obiettivi e traguardi tra loro interconnessi al progressivo riconoscimento di una responsabilità condivisa, fondata su una visione comune, sull'integrazione delle politiche, sul dialogo continuo, sull'innovazione e su una cultura della sostenibilità condivisa. Questa evoluzione trova espressione nella Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (SNSvS), un quadro di riferimento dinamico integrato nei sistemi di pianificazione e programmazione nazionali, regionali e locali, che costituisce l'architettura di riferimento per guidare la transizione del Paese verso lo sviluppo sostenibile”.
La Review rappresenta anche il punto di partenza per l'aggiornamento della Strategia. Come ricordato dal direttore scientifico dell'ASviS, Enrico Giovannini, durante l'ASviS Live del 15 luglio, la revisione dovrà rafforzare alcuni aspetti cruciali già evidenziati nel Rapporto di Primavera dell’Alleanza: accelerare la transizione energetica, colmare il ritardo sulla parità di genere, integrare la valutazione dell'impatto generazionale delle nuove leggi, ampliare il sistema di indicatori rendendolo coerente con quello del Pnrr e, soprattutto, trasformare la coerenza delle politiche da principio guida a pratica effettiva dell'intera azione di governo.
Ma la revisione della Strategia nazionale è solo una delle sfide che attendono il Paese. Lo sguardo è già rivolto al Summit sugli SDGs del 2027, che si terrà a settembre a New York durante l'82ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. Sarà probabilmente il più importante appuntamento politico dedicato all'Agenda 2030 dalla sua adozione nel 2015. Mancando ormai meno di tre anni alla scadenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, il vertice servirà non solo a fare il punto sul percorso compiuto, ma anche ad avviare il confronto tra gli Stati sul futuro della governance globale dello sviluppo sostenibile oltre il 2030.
A offrire un primo segnale dell'orientamento che potrebbe assumere questo confronto sarà anche il dialogo del 23 luglio tra i candidati alla carica di Segretario generale dell’Onu, promosso dalla presidente dell'Assemblea generale. L'incontro rappresenterà un'occasione per conoscere la loro visione sul futuro del multilateralismo, della governance globale e dell'Agenda 2030, in un momento in cui l'Organizzazione è chiamata ad affrontare trasformazioni geopolitiche, ambientali e tecnologiche senza precedenti.
Il dibattito, in realtà, è già iniziato. Su Nature dieci studiosi e studiose, tra cui Johan Rockström e Jeffrey Sachs, hanno proposto sei priorità per estendere la prospettiva degli SDGs fino al 2050, affrontando temi come i limiti planetari e la riforma dell'architettura finanziaria internazionale. La rete globale Forus, invece, ha delineato - grazie al contributo di 13 esperte ed esperti internazionali - tre possibili scenari per il dopo 2030: dall'evoluzione degli Obiettivi in un quadro più ambizioso fino all'ipotesi di un mancato accordo internazionale.
Anche l’ASviS ha avviato le sue riflessioni, dando vita a una Task force Post Agenda 2030. L'obiettivo è contribuire alla costruzione di una nuova agenda capace di rispondere alle trasformazioni geopolitiche, ambientali, tecnologiche e sociali che stanno ridefinendo il mondo.
L'Agenda 2030 entra così in una fase decisiva. Da una parte occorre accelerare l'attuazione degli Obiettivi ancora lontani; dall'altra è già tempo di interrogarsi su quale governance, quali strumenti e quali priorità dovranno guidare la transizione oltre il 2030. L'Italia, con l'aggiornamento della Strategia nazionale, ha l'occasione di contribuire a entrambe queste sfide.
