Rapporto di Primavera 2026
La sostenibilità conviene
I dati contenuti nel Rapporto indicano che la sostenibilità conviene anche dal punto di vista economico. “La narrazione dominante vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull'altare della competitività e della difesa”, ha commentato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. “Invece, i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”.
L’Istat mostra che, nel settore agricolo, le aziende orientate al mercato e quelle che usano energie rinnovabili tendono maggiormente a utilizzare pratiche biologiche. Le imprese manifatturiere con un profilo elevato di sostenibilità registrano un differenziale di crescita pari a oltre il 16% rispetto a quelle poco impegnate su questo tema, con valori più alti nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, in quelle del tessile, abbigliamento e calzature e della fabbricazione di prodotti chimici e farmaceutici.
I dati prodotti dall’Istituto Tagliacarne e inclusi nel Rapporto rivelano numeri ancora più incisivi. Tra il 2017 e il 2024 i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-Esg (ovvero quelle che utilizzano i criteri sostenibili “Environmental, social, governance”), contro il 55% delle Low-Esg. Per quanto riguarda l’occupazione dipendente si parla di un aumento del 40% contro il 28%, mentre gli investimenti materiali e immateriali registrano una crescita del 29% e 167%, contro le imprese Low-Esg che si fermano rispettivamente al 27% e 97%.
L’indicatore “ESG-Tagliacarne” illustra chiaramente che le imprese High-Esg mostrano migliori risultati e migliori aspettative rispetto alle imprese Low-Esg: il 42% di esse, infatti, prevede un aumento del fatturato nel 2026, una quota che risulta doppia rispetto al 21% registrato tra le imprese con basso livello Esg.
Riguardo al family management, le differenze nei livelli Esg non si rivelano tanto nella proprietà familiare – rispetto a quella non familiare – quanto piuttosto nella presenza della famiglia nel management. Infatti, è nelle imprese familiari (in termini di proprietà) con manager di famiglia che si riscontra una bassa quota di imprese High-Esg, rispetto alle stesse imprese familiari ma con manager esterni, dove le High-Esg rappresentano il 54%.
Il seguente grafico dimostra poi che alla maggiore apertura manageriale e innovativa che contraddistingue la dimensione Esg si affianca quella internazionale. Il legame tra Esg e apertura internazionale non è semplicemente il riflesso della maggiore dimensione aziendale delle High-Esg, ma piuttosto l’espressione di una più ampia capacità strategica e organizzativa che sfocia in una visione competitiva che va oltre confine, consentendo alle imprese di operare in contesti complessi e di adottare standard elevati anche in ambito ambientale, sociale e di governance.
Andando alla finanza sostenibile, è tutt’altro che tramontata (come vorrebbero invece alcune narrazioni dominanti): gli operatori previdenziali con investimenti sostenibili sono passati da 79 a 95 in un solo anno, il 99,7% delle imprese assicurative italiane integra criteri Esg, e il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari, un valore cresciuto di sei volte dal 2018.
Uno sguardo in avanti
Il futuro del nostro Paese non è segnato, anzi: le simulazioni inedite al 2050 realizzate dal Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) in collaborazione con l’ASviS, mostrano i benefici delle quattro politiche analizzate dal Rapporto – decarbonizzazione, occupazione, istruzione e innovazione – anche se presentano alcuni limiti, causati dai trade-off. Con un coordinamento delle politiche settoriali i risultati migliorano decisamente.
Cosa fare, quindi? Per l’ASviS, serve prima di tutto un disegno unitario delle politiche. Da questo punto di vista, gli impegni previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano una straordinaria occasione per il nostro Paese: la Voluntary national review (Vnr) che l’Italia presenterà all'Onu a luglio deve prendere atto dello stato insoddisfacente dell’Italia rispetto all’Agenda 2030 e rappresentare la base per la revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile prevista a fine anno.
La nuova Strategia deve poi condurre a predisporre entro maggio 2027 quel Piano di accelerazione trasformativa che l’Italia si è impegnata a realizzare per colmare i tanti gap rispetto agli SDGs, per poi, a settembre 2027 dopo le elezioni politiche, preparare il nuovo Piano strutturale di bilancio (Psb) previsto dalle regole fiscali europee, anche alla luce del Quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034 che nel frattempo sarà stato definito.
Il messaggio che emerge dal Rapporto, dunque, è chiaro: bisogna cambiare le politiche e i comportamenti, anche sul piano economico (tanto più nel mondo instabile in cui viviamo), per assicurare alla generazione presente e a quelle future un benessere più equo e sostenibile.
* I grafici interattivi sono stati realizzati da Withub per ASviS.
