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Denatalità: il “virus del terzo millennio” amplificato dalla pandemia

Un volume della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili fa il punto sulle conseguenze intergenerazionali della pandemia. Natalità e istruzione scolastica in crisi. Necessarie misure per contrastare la disoccupazione giovanile.     15/2/22

“Tra le diverse questioni che la crisi pandemica ci ha lasciato e ci impone di affrontare vi è quella della condizione attuale e futura delle giovani generazioni”. Giuliano Amato, presidente della Corte costituzionale italiana, delinea nella sua introduzione al volume “Pandemia e generatività. Bambini e adolescenti ai tempi del Covid” gli snodi centrali per comprendere il rapporto tra la pandemia e le criticità che si ripercuotono sulle nuove generazioni. Il volume, pubblicato da Cnr Edizioni il 25 gennaio e curato da Cinzia Caporale, coordinatrice del Centro interdipartimentale per l'Etica e l'integrità nella ricerca del Cnr, e Carla Collicelli, sociologa del welfare e della salute e membro del Segretariato ASviS, è frutto di un approfondimento sviluppato all’interno della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili, in seguito alle riflessioni emerse dal volume pubblicato nel 2020 “Pandemia e resilienza. Persona, comunità e modelli di sviluppo dopo la Covid-19”.

“I bambini e i giovani sono la fascia di età che sin da subito, e dopo i malati e il personale sanitario, più hanno sofferto e stanno soffrendo del clima di preoccupazione e soprattutto del regime di isolamento e allontanamento dalla scuola”, ha dichiarato Amato. Nonostante questi dati di fatto, però, per molti mesi si è registrato un preoccupante silenzio sul tema, in contrasto con la difficoltà delle famiglie a garantire uno spazio scolastico e ludico ai propri figli e le proprie figlie.


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Per fare luce su queste (e altre) tematiche, il volume, che raccoglie sedici differenti contributi di esperti ed esperte del mondo sociale, ambientale, economico, individua tre macroaree di interesse: la tendenza alla denatalità diffusa, aggravatasi durante la pandemia; i problemi connessi alla socialità – e in particolare la dimensione relazionale dei giovani rispetto alla famiglia e agli altri ambienti di vita; le prospettive e le possibili proposte dal punto di vista sociale, economico, scientifico e culturale per uno sviluppo capace di coinvolgere le nuove generazioni, fondato sul loro stesso contributo.

La denatalità. Già nel 2020, la Consulta segnalava i rischi di una crisi demografica che affondava le radici a tempi anteriori la pandemia. “Una sorta di virus del terzo millennio”, lo definisce Amato, “che produce atteggiamenti di ambiguità rispetto alla rigenerazione del capitale sociale”. Questo “virus” crea profondi squilibri, in particolare in un Paese considerato “familistico” come l’Italia – dove per “familistico” non si intende una nazione attenta alle famiglie, quanto una che scarica sui nuclei familiari il peso della crescita degli individui, andando a intaccare spesso l’autonomia delle donne. Nel corso degli anni si sono visti interventi per mitigare questi aspetti – dal Reddito di cittadinanza ai bonus da assegnare sulla base della situazione economica familiare e del numero di componenti, dal Cash-back al Bonus Babysitter al Family act. “Sono sforzi più che apprezzabili, ma rimane essenziale affrontare, una buona volta, la sequenza temporale del lavoro retribuito secondo un approccio basato sul ciclo di vita e sulla possibilità di organizzare la scelta fra tempi di lavoro, tempi ‘familiari’ e tempo libero”.

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Oltre al welfare, però, esistono aspetti di carattere antropologico e psicologico che influenzano la denatalità: l’appiattimento su valori di individualismo e presentismo – che antepongono alla costruzione di una famiglia l’appagamento della carriera – o la iperstimolazione comunicativa e tecnologica, combinate con la ipostimolazione culturale e sociale.

“A tutto questo si è aggiunta, con la pandemia, l’esperienza della morte, mai prima così quotidiana e visibile”, ha aggiunto Amato. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, infatti, esiste una relazione forte tra incertezza, ansia nei confronti del futuro prodotto dalla pandemia e denatalità.

Il ruolo della scuola. L’insieme di questi fattori ha generato condizioni di disagio, soprattutto negli adolescenti e nelle adolescenti, amplificato dall’assenza di un ambiente scolastico attivo. La sospensione della scuola in presenza e la pratica della didattica a distanza hanno esposto le giovani generazioni a un forte stress: la scuola rappresenta infatti la prosecuzione e l’espansione delle relazioni familiari – e in alcuni casi meno fortunati addirittura la loro sostituzione.


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Occupazione giovanile. Il volume sottolinea, inoltre, la necessità di stimolare l’occupazione e la valorizzazione del talento giovanili. L’Italia presenta tassi di disoccupazione elevati e una situazione di difficile occupabilità, in particolare per i ragazzi e le ragazze che hanno conseguito un titolo di studio secondario o terziario. Il Covid-19 ha amplificato la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e nella costruzione delle relazioni professionali. A questo proposito, il volume propone alcune strategie. Tra queste, il lancio di un Programma Giovani e Creatività per lo stimolo extrascolastico della creatività nel periodo infantile e adolescenziale. La Consulta propone inoltre la valorizzazione di tutti i processi formativi che sollecitino i talenti, la realizzazione di esperienze civiche, di percorsi scolastici curricolari e processi di peer learning – o “apprendimento tra pari” –, una pratica in cui gli studenti e le studentesse interagiscono tra loro per raggiungere obiettivi educativi.

“Ciò cui il tempo presente chiama ogni generazione”, conclude Amato, è dunque “un’assunzione di responsabilità e un’espressione di solidarietà in forme inedite rispetto al passato, che esigono correzioni comportamentali non facili, ma offrono l’unico, vero tessuto su cui potranno contare le nostre società, davanti alle prove che le attendono”.

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di Flavio Natale

Martedì 15 Febbraio 2022

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