Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

L'Asvis produce ogni anno un Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile, un report di analisi della legge di bilancio e altre pubblicazioni rilevanti. Il Rapporto ASviS rappresenta la pubblicazione principale dell’Alleanza per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia. 

Contatti: Responsabile Comunicazione - Claudia Caputi

FOCUS. Bambini e adolescenti: per loro un presente difficile e un futuro incerto

Povertà, disuguaglianze, stereotipi: questa la dura situazione dei minori in Italia che emerge dai Rapporti di Crc e Save the children. Con la crisi aumentano pedopornografia, violenze e divario digitale. Ecco alcune raccomandazioni.18/11/20

Il Rapporto del Gruppo Crc sui diritti dei bambini ai tempi del Covid-19

Pubblicato in occasione della Giornata internazionale dell’infanzia che si celebra il 20 novembre, l’undicesimo Rapporto di monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza redatto dal Gruppo Crc  - che raccoglie oltre 100 attori della società civile impegnati in difesa dei diritti dei minori - quest’anno allarga lo sguardo sull’impatto che la pandemia ha avuto sui quasi 10 milioni di bambini e adolescenti che vivono in Italia.

Il rapporto “I diritti dei bambini ai tempi del Covid-19: quali sfide per il futuro?” indaga i principali ambiti in cui si sono manifestati maggiormente gli effetti delle misure adottate per contrastare l’emergenza da Covid -19 in tutto il Paese e avanza alcune raccomandazioni alle istituzioni.

Pur essendo una delle categorie più colpite dalla pandemia per via della didattica a distanza e della perdita di relazionalità, oltre che di spazi ricreativi e di socialità, “nei primi interventi messi in campo dal Governo in risposta all’emergenza sanitaria e alla crisi economica con il decreto e i fondi stanziati a marzo (c.d. Decreto Cura Italia) e a maggio (c.d. Decreto Rilancio), i bambini/e e i ragazzi/e non sono stati considerati come persone, ma via via come ‘figli’, ‘alunni’ o come possibili fonti di contagio, senza una visione d’insieme e quindi senza pianificare un’azione strategica per l’infanzia e l’adolescenza”,  si legge nel documento.

Quelle denunciate dal Gruppo Crc sono le logiche riparative e frammentate che hanno informato i vari provvedimenti e la mancanza di politiche di sistema rivolte direttamente al sostegno di bambini e adolescenti. Sia il Decreto Cura Italia che il Decreto Rilancio ne sono una prova: il primo ha infatti introdotto alcune misure in aiuto ai genitori lavoratori, con bambini rimasti a casa a seguito della prolungata chiusura delle scuole, mentre il secondo ha incrementato le risorse del Fondo per le politiche della famiglia, allo scopo di potenziare, durante il periodo estivo, centri ricreativi e servizi socio-educativi territoriali nonché per contrastare con iniziative mirate la povertà educativa. Anche il Fondo unico per l’edilizia scolastica è stato incrementato complessivamente di 100 milioni per l’anno 2020 prevedendo, oltre agli interventi di edilizia leggera e agli adeguamenti previsti dalle norme anti Covid-19, anche investimenti su device e connessioni. Tutte queste misure non tengono però in considerazione i bambini e gli adolescenti in quanto tali, ma solo in funzione dei diversi contesti di riferimento in cui essi vivono (scuola, alternative care, famiglia, attività sociali).

Disuguaglianze digitali 

L’emergenza Covid-19, attraverso la didattica a distanza, ha evidenziato non solo l’importanza delle tecnologie digitali nella vita degli studenti e delle loro famiglie, ma anche quanto il digital divide rappresenti un fattore critico e una fonte di profonde disuguaglianze. Dal quadro delineato dai più recenti dati Istat emerge infatti che il 12,3% dei minori dai 6 ai 17 anni non possiede un tablet o un computer, con forti disuguaglianze territoriali, soprattutto a scapito del Mezzogiorno. Questo divario si ritrova anche nella disponibilità di connessione a banda larga, indispensabile per la fruizione della didattica a distanza: se il 77,9% dei minori nella fascia 6-17 anni vive in famiglie che dispongono di banda larga, tale percentuale si riduce al 73,1% al Sud e al 64,6% nelle Isole; e anche quando le famiglie dispongono degli strumenti digitali e della connessione, non sempre hanno un numero di device sufficiente per tutti i membri. 

Tra queste nuove forme di divario, trova spazio anche la disuguaglianza nelle competenze digitali che, sempre secondo i dati Istat, si traduce in basse competenze digitali per due adolescenti su tre per la fascia 14-17 anni, mentre solo meno di tre su dieci – pari a circa 700mila ragazzi – si attestano su livelli alti. Questo effetto, inoltre, è più forte per gli studenti con scarso rendimento scolastico iniziale o provenienti da un background familiare particolarmente svantaggiato.

Violenze e maltrattamenti

La centralità delle tecnologie digitali e la maggiore presenza in rete dei bambini e degli adolescenti durante il lockdown hanno rappresentato fattori connessi anche al fenomeno della pedopornografia online. Le condizioni che hanno esposto i minori a maggiori rischi sono da rintracciarsi nella diminuzione della supervisione genitoriale, nell’impossibilità di rivolgersi a reti extra-familiari, nell’aumento della fruizione di ambienti online da parte di bambini, bambine e adolescenti, nell’aumento di contenuti sessuali autoprodotti e scambiati in modo consensuale tra ragazzi/e. Inoltre, gli stessi abusanti hanno cambiato il proprio modus operandi, per adattarsi alle nuove circostanze (compresa l’impossibilità di compiere viaggi per turismo sessuale), e ciò ha comportato un aumento della ricerca e dello scambio di contenuti pedopornografici, oltre che l’utilizzo di nuovi canali di comunicazione e forme di adescamento online. Tra il primo marzo e il 15 aprile, in Italia ci sarebbe stato un raddoppio delle denunce relative alla pedopornografia online, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: 181 casi, tra tentativi di adescamento attraverso la Rete e scambio di video e foto di minorenni, a fronte di 83 denunce relative all’anno precedente. 

In percentuale però, sono aumentati anche i casi di violenze fisiche all’interno delle mura domestiche, come rivelato dai numeri dell’Istat relativi ai casi di violenza sulle donne comunicati al numero verde 1522, che durante il periodo dell’emergenza Covid-19 sono più che raddoppiati rispetto agli anni precedenti. Questo fenomeno ha fatto sì che i bambini siano stati troppo spesso vittime di “violenza assistita”, ovvero spettatori diretti o indiretti degli episodi di violenza subìti dalle madri: in Italia il 71% delle donne che ha subito violenze dichiara infatti che i figli hanno assistito e nel 24,7% che hanno subìto a loro volta.

Salute 

Dal punto di vista della salute, l’indice dei contagi da coronavirus SARS-CoV-2 tra i bambini e gli adolescenti in Italia è stato molto basso e non ha mostrato particolari criticità, ma i bambini sono i più esposti alle malattie causate dal cambiamento climatico e il lockdown ha per questo avuto un effetto benefico indiretto sul loro stato di salute. L’improvviso rallentamento degli spostamenti e della produttività su scala globale e, di conseguenza, la drastica riduzione delle concentrazioni di inquinanti, ha infatti portato ad una riduzione degli episodi gravi di asma acuto nei bambini.

Questo miglioramento però rischia di essere temporaneo, dal momento che a causa del cambiamento climatico sono già in atto l’anticipazione e il prolungamento dei tempi di fioritura e pollinazione delle piante, nonché l’espansione geografica verso nuove aree di specie botaniche allergizzanti. Con il progredire della situazione climatica queste condizioni continueranno e con esse l’aumento dell’incidenza di sensibilizzazione allergica, con un possibile incremento di asma e allergie e altre malattie.

Raccomandazioni

 

Di fronte alle diverse criticità e disparità che investono il mondo dell’infanzia e degli adolescenti e, in particolare, per mitigare l’impatto che la pandemia sta avendo su di loro, il Gruppo Crc raccomanda:

  • di continuare a investire nella riduzione del divario digitale che, se non affrontato adeguatamente, potrebbe comportare una pericolosa esclusione di un’ampia fascia di ragazzi dal pieno esercizio del diritto all’istruzione, minando il loro futuro;
  • di investire sulla prevenzione della violenza sulle donne in termini di educazione, sensibilizzazione e formazione partendo dai giovani;
  • all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza di integrare nel prossimo Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza misure che mettano i diritti dei bambini e degli adolescenti al centro della risposta sul cambiamento climatico, riconoscendone la vulnerabilita specifica;
  • al Dipartimento per le pari opportunità di istituire un sistema nazionale di raccolta dati sulle diverse forme di abuso e maltrattamento all’infanzia, così da poter disporre delle necessarie informazioni per conoscere e riconoscere il fenomeno, permettendo la messa a punto di risposte di tutela e cura mirate ed efficaci;
  • al Parlamento di consolidare l’indipendenza e l’efficacia dell’operatività dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, in modo da garantire continuità alla sua azione e avere sufficienti risorse per presidiare tutti i diritti di tutte le persone minorenni;
  • di superare il gap nella cultura complessiva dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, iniziando a considerare i minorenni come “soggetti” e non solo “oggetti” di attenzione delle politiche e delle prassi;
  • di adottare un approccio olistico e universalistico nella definizione delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza, potenziando la presenza di esperti sul tema in tutte le task force istituzionali istituite per far fronte all’emergenza Covid-19.

 

L’undicesimo Atlante dell’infanzia a rischio

Anche Save the Children ha approfondito il tema della condizione dell’infanzia nel nostro Paese, nell’undicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio dal titolo “Con gli occhi delle bambine”, presentando un quadro preoccupante. Il Rapporto descrive infatti una realtà fatta di povertà minorile e disuguaglianze educative, focalizzando l’attenzione sulla condizione di bambine e ragazze in Italia. Una situazione resa ancora più difficile dalla pandemia che rischia di minare le basi del loro futuro. E se gli stereotipi di genere continuano a essere presenti in ogni aspetto della vita delle donne, è sul fronte della violenza sessuale che si hanno gli effetti più pesanti. Uno dei fattori più capaci di incrinare i pregiudizi è il livello di istruzione, ma numerosi stereotipi tendono ancora a colpevolizzare la donna, come raccontato in questo articolo.

Povertà educativa e disuguaglianze occupazionali

La crisi provocata dell’emergenza ha acuito gap preesistenti e ridotto le opportunità di crescita per tantissime adolescenti. Secondo i dati Istat relativi al 2019, oggi in Italia circa un milione e 140mila bambini e adolescenti (0-17 anni) vivono in condizioni di povertà assoluta, mentre quelli in povertà relativa superano addirittura i due milioni. Il documento mette in luce, tra le dimensioni più preoccupanti della povertà, quella educativa, che colpisce in maniera più incisiva proprio le donne.

Entro il 2020 sarebbero infatti circa un milione e 140mila le ragazze tra i 15 e i 29 anni che rischiano di entrare nell’esercito dei Neet, ovvero di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione (nel 2019 erano un milione e 60mila). Un fenomeno, questo, che colpisce 1 ragazza su 4, con quote che nelle regioni del Sud arrivano a sfiorare il 40%, ma che in percentuali diverse interessano anche le regioni del Nord, come il Trentino Alto Adige, dove a fronte del 7,7% dei ragazzi, le ragazze Neet sono quasi il doppio (14,6%). 

Le disparità di genere che contraddistinguono il percorso educativo si riverberano anche sul fronte occupazionale. Da un lato le ragazze sono più costanti nel loro impegno scolastico: nel 2019 solo l’11,5% ha abbandonato la scuola (contro il 15,4% dei ragazzi)  e circa un terzo delle ragazze riesca a laurearsi (contro un quinto dei ragazzi). Dall’altro però tra le neolaureate che hanno conseguito il titolo di primo livello nei primi sei mesi del 2019, solo il 62,4% ha trovato lavoro, con un calo di 10 punti percentuali rispetto al 2019, mentre per i laureati maschi il calo è di 8 punti (dal 77,2% al 69,1%), con retribuzioni comunque superiori del 19% rispetto alle neolaureate. A questo quadro si aggiunge il fenomeno spesso sottovalutato delle “sovra-istruite”, ovvero delle ragazze con qualifiche post-laurea, soggiorni all’estero e anni di esperienza che – pur di lavorare –accettano lavori sottoqualificati e sotto retribuiti. 

Sebbene l’istruzione resti dunque un fattore cruciale per il futuro delle ragazze, questo non basta a colmare i divari occupazionali che nel complesso contano un tasso di mancata occupazione tra le 15-34enni che raggiunge il 33% contro il 27,2% dei giovani maschi. Un fattore certamente penalizzante per le ragazze è il più basso rendimento nelle materie scientifiche rilevato dai test Invalsi: se nella primaria le bambine ottengono 4,5 punti in meno rispetto ai coetanei, il gap sale a -6 punti al 2° anno delle superiori, fino a -10 punti all’ultimo anno delle scuole superiori. Questa disuguaglianza di competenze o “segregazione formativa” che vede quindi le ragazze più orientate alle materie umanistiche e molto poco a quelle scientifiche, condizionando la scelta dell’indirizzo universitario, rappresenta un ostacolo anche per il futuro percorso professionale delle giovani donne, oltre che uno stereotipo consolidato che vede gli uomini più brillanti nelle scienze. 

Raccomandazioni


In vista del Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla luce della preoccupante fotografia che l’Atlante restituisce sulla condizione di bambine e ragazze in Italia, Save the children invita il Governo ad adottare la dimensione della disuguaglianza di genere come nuova chiave di lettura nella definizione delle poltiche. In particolare, per la ong, sarebbe utile inserire, nel piano nazionale per il superamento delle diseguaglianze di genere, un investimento specifico dedicato alle bambine e alle ragazze (a partire da quelle che vivono nei contesti più svantaggiati), da realizzarsi attraverso piani formativi, doti educative, borse di studio che permettano loro di valorizzare e investire sui propri talenti.

Tuttavia, queste misure devono trovare un corrispettivo percorso educativo dei bambini e dei ragazzi per scardinare stereotipi e pregiudizi, favorire il rispetto reciproco ed eliminare ogni forma di violenza di genere. Occorre una strategia educativa che consideri anche la sfera emotiva, l’affettività e la sessualità e che sappia promuovere il protagonismo delle stesse ragazze sia all’interno del percorso scolastico che nel mondo del lavoro. 

Leggi anche il comunicato stampa dell'ASviS su bambini, bambine e l'Agenda 2030

 

di Elita Viola

 

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