Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Le città del futuro saranno luoghi più sicuri, prosperi, verdi e inclusivi: da Habitat III la Nuova agenda urbana

A Quito la conferenza Onu sugli insediamenti umani e lo sviluppo urbano sostenibile ha riunito oltre 385 leader di tutto il mondo: entro il 2030 il 60% della popolazione mondiale vivrà nelle città, tendenza che riguarderà al 90% Africa, Asia, America Latina e Caraibi.

Orientare la politica di sviluppo urbano in tutto il mondo nei prossimi due decenni: ecco lo scopo  della Seconda Assemblea Mondiale dei governi locali e regionali che ha collaborato all'elaborazione della Nuova agenda urbana (Nua) presentata alla conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani e lo sviluppo urbano sostenibile Habitat III, che si è svolta a Quito, in Ecuador, dal 17 al 20 ottobre.
Il documento va inteso come un'integrazione dell’Agenda 2030 in materia di organizzazione, gestione e ripensamento delle strutture urbane, affinché diventino luoghi più sicuri, prosperi, verdi, inclusivi.
Così a Quito si sono riuniti in seno alla Seconda Assemblea Mondiale dei governi locali e regionali più di 385 leader di tutto il mondo, nella consapevolezza che i centri urbani assumeranno sempre maggiore centralità e rilevanza. Secondo stime dell'Onu, infatti, entro il 2030 il 60% della popolazione mondiale vivrà concentrata nelle città, le quali dovranno affrontare nuove sfide demografiche, ambientali, economiche e sociali. Questa tendenza riguarderà in particolare Africa, Asia, America Latina e Caraibi, dove si concentrerò il 90% della crescita cittadina.
Il lavoro di Habitat III prende le mosse dalle precedenti sessioni, Habitat I e Habitat II, dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile del 2015, dal quadro Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi (RRC) per il 2015-2030, dall'accordo di Parigi sul cambiamento climatico e infine dall'Abeba Action Agenda Addis (AAAA).
Per Joan Clos, Segretario Generale di Habitat III e presidente di UN-Habitat, il programma Onu per gli insediamenti umani,“i problemi della città sono i problemi dell'umanità", e per questo risulta fondamentale un coordinamento tra i sindaci a livello globale che porti a “una tabella di marcia comune per i prossimi 20 anni”.

Gli impegni intorno a cui ruota la Nuova agenda urbana riguardano prevalentemente:

  • azione dei leader locali per la sostenibilità tenedno come orizzonte le agende politiche internazionali;
  • l'adozione di un approccio territoriale integrato allo sviluppo sostenibile;
  • la promozione di uno sviluppo economico inclusivo e posti di lavoro dignitosi;
  • la promozione di modelli di produzione e di consumo sostenibili;
  • il coinvolgimento dei cittadini, in particolare delle donne;
  • l'integrazione della pianificazione urbana e quella territoriale;
  • l'integrazione della cultura come il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile;
  • la promozione della trasparenza e della responsabilità delle istituzioni locali e regionali;
  • la promozione della solidarietà tra città e territori;
  • la collaborazione a livello internazionale attraverso la cooperazione decentrata allo sviluppo e modelli di apprendimento peer-to-peer;
  • l'impegno attivo nell'attuazione e follow-up della Nuova agenda urbana.

I diversi contesti dei quali la Nuova agenda urbana dovrà tenere conto riflettono problematiche e istanze peculiari, sottolineate dai primi cittadini del mondo. Ad esempio, solo per citarne alcuni, per Manuela Carmena, sindaco di Madrid, tra le priorità ci deve essere la lotta alla violenza e alla corruzione definendo questa "un veleno che può distruggere la fiducia dei cittadini di una città", oppure per Michael Müller, alla guida di Berlino, servono misure per integrare i nuovi immigrati per consentire loro di diventare membri a pieno titolo della società, o ancora Horacio Rodríguez Larreta, sindaco di Buenos Aires, ha suggerito che il 25% degli aiuti internazionali venisse da destinato alle città, mentre per Kumar Rai Bipin, membro del Urban Shelter Improvement Board City della città di Delhi, bisogna implementare l'uso del bilancio partecipativo, l'accesso alle cure sanitarie e all'istruzione e l'innalzamento del salario minimo.

di Elis Viettone

Martedì 25 Ottobre 2016

Aderenti