Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Niccolò Gori Sassoli.
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Approfondimenti

Bisogna educare i ragazzi alla pace

di Marco Bresci, ingegnere e divulgatore

La pace mondiale è in pericolo. Perché non aggiungere ai temi dell’educazione civica nelle scuole “l’educazione al servizio della pace”, come richiesto dall’Onu nel 1985?

10 marzo 2022

Il grave conflitto in Ucraina e le successive drammatiche conseguenze, spingono verso l’urgente necessità di trovare la strada per costruire le fondamenta di una pace mondiale permanente e per un disarmo universale.

I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 per contrastare il riscaldamento globale sono irrealizzabili senza la partecipazione universale dei governi, delle nazioni e dei popoli. Se disgraziatamente il conflitto dovesse estendersi e diventare nucleare, non ci sarebbe più futuro per l’umanità perché l’arsenale di testate atomiche è più che in grado di estinguerla per sempre. Le armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche, chimiche, radioattive non esplosive conosciute come bombe sporche) che dovrebbero essere messe completamente al bando, purtroppo si sono diffuse ed alimentano traffici illeciti e conflitti. C’è un trattato internazionale di non proliferazione nucleare (Tnp), che si basa su tre principi: disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare, che sembrano aver perso valore.

Anche il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, che fu adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni unite il 10 settembre 1996, non è ancora entrato in vigore, per mancanza del numero minimo di ratifiche previsto dal trattato stesso.

Questo breve excursus dimostra che siano stati quasi dimenticati gli orrori delle guerre mondiali e le nefaste conseguenze di conflitti che sfuggono al controllo.

Le guerre sono catastrofiche per le perdite umane, i danni sociali ed economici ed anche per i danni all’ambiente. Le conseguenze si protraggono a lungo negli anni, creando divisioni e risentimenti che impediscono il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile che hanno invece necessità di risposte universalmente condivise.

È evidente che una nazione da sola non può risolvere i problemi globali. E neppure una religione. Occorre l’unità nel rispetto delle diversità, con una politica inclusiva e non esclusiva, per favorire interventi a livello planetario. Nemmeno la scienza, da sola, riesce a cambiare i comportamenti delle persone. Occorre pertanto partire da una piattaforma educativa fondata su valori universalmente condivisi.

Molti ricorderanno che nel 1986 ci fu ad Assisi un incontro con i credenti di tutte le religioni, come risposta al 1985, dichiarato dall’ONU Anno Internazionale della Pace.

Nel 1986, ad Assisi, davanti alla chiesetta della Porziuncola, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, si tenne l’incontro interreligioso promosso per pregare per la pace, convocato da Papa Giovanni Paolo II. Foto pubblicata su Il centro.

Fra le attività proposte dall’Onu nell’anno internazionale della Pace vi era “l’introduzione di programmi scolastici di una nuova materia denominata educazione al servizio della pace”. Non c’è stato un seguito in Italia. Quale occasione più opportuna per recepire la proposta dell’Onu in questo periodo così pericoloso?

La proposta potrebbe essere di introduzione di educazione al servizio della Pace come materia autonoma oppure all’interno dell’educazione civica, che da due anni è nuovamente obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado. Sono previste almeno 33 ore di attività di educazione civica su tre temi:

  • Costituzione;
  • Agenda 2030 e Obiettivi di sviluppo sostenibile;
  • Cittadinanza digitale.

Si potrebbe aggiungere un quarto tema, quello della Pace, con un certo numero di ore (potrebbero essere altre 10 oltre le 33 indicate dal Miur) in più all’anno, con l’inserimento di attività e progetti nei piani di offerta formativa.

Educare alla pace significa suscitare una visione della vita che prepari alla cooperazione, alla fiducia, alla comprensione e alla giustizia: è questo un compito di ogni insegnante e può rientrare perfettamente all’interno dell’educazione civica in generale.

Riguardo al programma, come materia di studio, nell’ora di “educazione al servizio della pace”, si possono trattare e sviluppare i seguenti temi.

  1. La pace è un’utopia solo per chi non ha fiducia nel progresso e nel miglioramento dell’uomo. Questa sfiducia toglie efficacia a qualsiasi azione compiuta per la pace. È bene dunque mostrare attraverso la paleontologia e la storia quali progressi abbia fatto l’uomo per allontanarsi da comportamenti che definiamo selvaggi — di tipo quasi animale — e pervenire a comportamenti che definiamo civili — propriamente umani. Il progresso in questo senso non è ancora finito.
  2. Le grandi religioni del mondo hanno dato all’uomo un contributo fondamentale in questo suo progressivo cammino verso la civiltà e la pace con “la regola Aurea” comune a tutte loro: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.
  3. Questa regola aurea può oggi essere alla base nei rapporti fra individui, istituzioni, datori di lavoro e dipendenti, aziende e fra nazioni, e motivata dalla consapevolezza dell’unità organica del genere umano.

Come conseguenza di questo luminoso concetto risulta opportuno insegnare nella scuola alcuni temi indicati dall’Onu stesso:

  1. “la nozione di pace in relazione alla crescente complessità del mondo moderno e al rischio di conflitti armati”;
  2. “i meccanismi del disarmo”;
  3. “la nozione di comunità intenzionale e di cooperazione intenzionale”;
  4. “la guerra e la pace: considerazioni economiche”;
  5. “la natura della violenza e i mezzi di lotta contro la violenza”;
  6. “la pace come valore religioso”;
  7. “l’uomo alla ricerca della pace: prospettiva storica”;
  8. “i movimenti pacifisti”;
  9. “la valutazione delle attività dell’Onu in merito alla promozione della pace”.

4. Esistono alcuni fondamentali problemi da risolvere per poter ottenere la pace sui quali è opportuno stimolare la riflessione degli studenti:

  1. il razzismo;
  2. l’eccessiva disparità fra i ricchi e i poveri;
  3. lo sfrenato nazionalismo;
  4. le lotte religiose;
  5. l’emancipazione delle donne;
  6. l’educazione universale;
  7. una lingua ausiliare internazionale.

La pace mondiale è un lento processo da “dentro” verso “fuori”. Al centro vi è l’uomo con i suoi comportamenti. Il rispetto del prossimo, la moderazione nei consumi, la libera e volontaria condivisione delle risorse, la fratellanza universale, la solidarietà, il superamento dei conflitti, sono principi universali irrinunciabili per lo sviluppo di una civiltà mondiale, pacifica, equa, ecosostenibile.

Il percorso verso una pace mondiale permanente ed il disarmo universale può iniziare pertanto dalla scuola, per arrivare agli adulti attraverso i giovani.

Foto: Parco Giardino Sigurtà – Valeggio sul Mincio, Verona, Italia.

 

Bibliografia

- Lettera enciclica pacem in terris, del sommo pontefice giovanni pp. xxiii, 11 aprile 1963.

- La pace ed i giovani camminano insieme, messaggio del santo padre giovanni paolo ii, per la celebrazione della xviii giornata mondiale della pace, 1 gennaio 1985

- Dichiarazione per un’etica universale, Parlamento delle religioni mondiali, 4 settembre 1993, Chicago, Usa.

- Per la pace perpetua, Wikipedia.

- I. Kant, Per pace perpetua. Un progetto filosofico, a cura di Nicolao Merker, introduzione di Norberto Bobbio, editori riuniti, Roma, 1985.

- Daniele Archibugi e Franco Voltaggio, a cura di, Filosofi per la pace, editori riuniti, Roma, 1999.

- Daniele Novara, Scegliere la Pace, educazione ai rapporti, edizioni gruppo Abele.

- Daniele Novara, Scegliere la Pace, educazione alla giustizia, edizioni gruppo Abele.

- Daniele Novara e Lino Ronda, Scegliere la Pace, educazione al disarmo, edizioni gruppo Abele.

- La promessa della Pace mondiale, Dichiarazione della casa universale di giustizia, centro mondiale Bahá’í, ottobre 1985.

- ‘Abdu’l-Bahá, La promulgazione della pace universale, casa editrice Bahá’í.


Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. 

Giovedì 10 Marzo 2022

Aderenti