Approfondimenti
L’educazione degli adulti in Italia
del sottogruppo "Educazione degli adulti e apprendimento permanente" del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4
Fondamentale per la tenuta democratica del Paese, motore della transizione e leva di sviluppo sostenibile. Eppure ancora troppi limiti e poco investimento.
Sappiamo bene come le nostre società siano oggi attraversate da transizioni ecologiche, digitali, demografiche e sociali. Affidiamo con fiducia le nuove generazioni al sistema scolastico e osserviamo come siano proprio le ragazze e i ragazzi a mostrare maggiore resilienza, fiducia e impegno verso lo sviluppo sostenibile. Eppure, in questo scenario, una domanda attraversa silenziosamente il dibattito pubblico: chi accompagna invece le persone adulte nel cambiamento? Le competenze invecchiano più velocemente delle persone e il rischio è chiaro: una società può diventare fragile non solo per la povertà economica, ma per la povertà di strumenti per comprendere e decidere criticamente.
L’espressione "educazione degli adulti" (Eda) abbraccia oggi l’insieme dei percorsi di apprendimento rivolti alla popolazione adulta, finalizzati a garantire un apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita. Essa comprende non solo l’educazione formale e il recupero dei percorsi di istruzione non completati, ma include anche la formazione permanente, la riqualificazione professionale e tutte le forme di apprendimento non formale. Alla base di questo approccio vi è il riconoscimento che l’educazione non si esaurisce con il conseguimento di un titolo di studio, ma piuttosto richiede un aggiornamento costante, necessario a rispondere alle trasformazioni del presente e del futuro. In questa prospettiva, l’educazione degli adulti non è un intervento riparativo, ma una leva strutturale di adattamento, partecipazione e sviluppo della società.
In Italia, tuttavia, l’educazione degli adulti sconta ancora un limite culturale che ne limita la percezione a una “seconda possibilità”, una risposta residuale e spesso individuale a fenomeni di dispersione scolastica o disoccupazione. Qual è, allora, l’obiettivo dell’educazione degli adulti? La risposta a questa domanda segna uno spartiacque decisivo tra una società che percepisce il futuro come un orizzonte lontano e una che sceglie, invece, di abitarlo consapevolmente.
Se l’Eda viene intesa solo come strumento per “recuperare” ciò che manca o è mancato (un titolo di studio, una competenza tecnica, un’abilità richiesta dal mercato del lavoro), resta confinata in una logica riparativa, emergenziale, rivolta a chi è rimasto indietro. Una logica che interviene dopo, quando le fratture si sono già prodotte. Ripensare l’educazione degli adulti significa dunque spostare il baricentro verso un paradigma anticipatorio dall’idea di colmare un vuoto a quella di accompagnare e orientare il cambiamento, consentendo alle persone di leggere le trasformazioni in atto, sviluppare capacità critiche, adattarsi in modo consapevole e partecipare attivamente alla vita economica, sociale e democratica.
Si tratta di sostenere processi di apprendimento trasformativo, capace di incidere sull’autoconsapevolezza, sulle visioni del mondo, sulle pratiche quotidiane, sulla partecipazione civica. Capace di avere impatto sulla dimensione cognitiva (sapere), sulla dimensione socio-emotiva (sentire), sulla dimensione comportamentale (agire), come evidenziato dal framework Education for sustainable development dell’Unesco, che individua nell’educazione un fattore di accelerazione per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Il quadro di riferimento globale è chiaro. Il Goal 4 dell’Agenda 2030 richiama un’istruzione di qualità, equa e inclusiva lungo tutto l’arco della vita. In particolare, il Target 4.7 lega esplicitamente educazione, cittadinanza globale e sviluppo sostenibile. Allo stesso tempo, la politica europea riconosce a tutti il diritto all’istruzione, alla formazione e all’apprendimento permanente di qualità e inclusivi. Questa idea è stata evidenziata nel Pilastro europeo dei diritti sociali e ribadita dalla Dichiarazione di Porto, che fissa per l’Ue il traguardo ambizioso di coinvolgere ogni anno almeno il 60% degli adulti in attività di formazione."Eppure, nei Paesi Ocse attualmente solo il 40% degli adulti partecipano a percorsi formativi durante la vita lavorativa, e i dati del Rapporto ASviS 2025, insieme alle rilevazioni Istat e Ocse, mostrano un’Italia ancora in ritardo rispetto alla media europea nella partecipazione degli adulti alla formazione continua. In Italia la partecipazione rimane infatti limitata a chi possiede già alti livelli di istruzione, mentre persistono forti asimmetrie territoriali e di genere, nonché una cronica difficoltà nel coinvolgere lavoratori maturi e persone in condizione di vulnerabilità formativa. È proprio questa distanza tra visione e pratica che rende necessario interrogarsi sul ruolo dell’Italia nel contesto europeo. In Europa, il concetto di lifelong learning è da tempo una normalità. L’Italia, invece, spesso lo tratta come eccezione: una parentesi da aprire quando serve “correggere” un percorso. Ma oggi non si tratta di correggere: si tratta di orientarsi e di governare il cambiamento.
“In generale, in Italia manca una diffusa cultura dell’apprendimento permanente: non è ancora pienamente interiorizzata l’idea che sia normale e necessario continuare ad apprendere lungo tutto l’arco della vita.”
— Daniela Ermini, Indire – Epale Italia
In questa sfida, la dimensione europea non è solo un termine di paragone, ma un motore di innovazione. Rafforzare le reti di cooperazione transnazionale e lo scambio di buone pratiche tra i Paesi Ue è essenziale per allineare l'Italia ai più avanzati standard di cittadinanza attiva e occupabilità. Questo sposta la domanda: non “quali corsi servono?”, ma quale idea di società vogliamo costruire quando tutto cambia? Emerge una visione diversa e più radicale: l’educazione degli adulti come infrastruttura democratica, leva di equità, coesione e sviluppo sostenibile.
Il punto critico non è solo quantitativo. È soprattutto culturale e politico. Cosa succede a una democrazia che non investe sull’apprendimento degli adulti? Senza un apprendimento permanente efficace, ampie fasce di popolazione rischiano l’esclusione dai processi decisionali, dal lavoro che cambia, dalla stessa possibilità di esercitare pienamente la cittadinanza.
L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile-Ets (ASviS) opera per diffondere la cultura della sostenibilità e per orientare l’agenda politica e sociale del Paese verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. Per dare sostanza a questa missione e alimentare il dibattito pubblico, l'Alleanza promuove iniziative che mirano a un profondo cambio di paradigma culturale. L’impegno a stimolare il dibattito pubblico e a sensibilizzare sul tema dell’educazione degli adulti ha visto la realizzazione dell’evento “Nessuno resti indietro”, svoltosi a Napoli nell'ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025. In quest'occasione, il dialogo sull’apprendimento permanente ha dimostrato come investire in Eda sia un imperativo per la tenuta del sistema-Paese. Questa visione trova oggi ulteriore continuità in Ecosistema Futuro, la nuova iniziativa trasversale dell'ASviS: una partnership nata per rimettere i futuri al centro della riflessione culturale e sociale dell’Italia, trattando il domani non come un destino ineluttabile, ma come un bene comune da costruire collettivamente.
In coerenza con i proprio obiettivi strategici, tra cui promuovere e contribuire a realizzare un programma di educazione permanente (lifelong learning) allo sviluppo sostenibile, all’interno del Gruppo di Lavoro sul Goal 4 dell’ASviS è stato istituito il sottogruppo dedicato all’Educazione degli adulti, che rappresenta un tentativo concreto di collegare i riferimenti e le esperienze internazionali agli ecosistemi educativi reali. Un quadro nazionale che ha bisogno di maggiori investimenti, caratterizzato però da molti attori già da tempo impegnati a vario titolo nell’educazione degli adulti. Le riflessioni qui presentate nascono proprio da questo sforzo corale: una sintesi delle esperienze maturate dalle organizzazioni che partecipano al sottogruppo, in modo da delineare le priorità per un nuovo modello educativo. Per esempio, chi opera nella formazione professionale evidenzia come investire su queste competenze significa costruire società più resilienti, non solo lavoratori più competitivi. Non investire in educazione permanente oggi non significa semplicemente restare indietro professionalmente, ma esporre la società a nuove forme di marginalità.
In un mondo ridefinito da crisi climatiche, invecchiamento demografico e dall'iper-tecnologizzazione guidata dall'AI, i paradigmi del lavoro e dell'apprendimento sono in continua mutazione. In questo ecosistema iper-connesso, se le hard skills restano essenziali ma diventano rapidamente volatili, emerge la necessità strategica di investire sulle soft skills: pensiero critico, adattamento, resilienza, una rinnovata cultura del rischio e della cooperazione e collaborazione diventano le vere bussole per navigare la complessità.
Per questo, molte organizzazioni puntano su approcci learner-centred, flessibili, capaci di valorizzare le esperienze pregresse. Teatro sociale, educazione informale, mentoring, volontariato, uso critico del digitale: pratiche che restituiscono senso e motivazione all’apprendere.
“In sintesi, l’apprendimento permanente funziona quando le persone riconoscono un valore concreto e immediato nella formazione e si sentono protagoniste del proprio percorso.”
— Altheo Valentini, EGInA – European grants international academy
Così come è necessario accompagnare i giovani nella rivoluzione delle competenze, anche in ottica di giustizia intergenerazionale, Daniela Ermini (Epale – Indire) sottolinea dunque come “un maggiore investimento collettivo nell’educazione degli adulti e nell’apprendimento permanente avrebbe come impatto principale il rafforzamento della coesione sociale e della capacità del Paese di affrontare il cambiamento. L’educazione permanente rappresenta un investimento strutturale sul capitale umano e sociale del Paese, con ricadute durature sulla qualità dello sviluppo e della democrazia stessa”.
Uno Stato che investe nell’educazione degli adulti investe nel futuro.
L’appello è dunque triplice: alle istituzioni, perché riconoscano l’Eda come politica strutturale capace di raccordare istruzione, formazione professionale e politiche attive del lavoro, in una prospettiva sociale ampia; alle imprese, perché la formazione non sia solo addestramento, ma crescita; alla società civile, perché acceleri nell'attuare forme di partecipazione consapevole al mondo in continua evoluzione, acquisendo piena consapevolezza del ruolo fondamentale dell'educazione nel rafforzare i processi democratici e la cittadinanza attiva.
L’appello alla società civile è in primis raccolto dall’Alleanza stessa e dai suoi oltre 300 Aderenti che anche a partire dal sottogruppo dedicato all’educazione degli adulti nei prossimi mesi si impegneranno sinergicamente per mettere a sistema le buone pratiche esistenti, stimolare la riflessione pubblica e politica sul tema e sensibilizzare la popolazione e i principali attori nazionali.
