Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

L'Alleanza produce documenti con cadenza annuale (Rapporto ASviS "L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile", Rapporto sui Territori, analisi della Legge di Bilancio), Position Paper e altre pubblicazioni rilevanti. 

Contatti: Responsabile Comunicazione - Claudia Caputi

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together 270 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).   
 

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La nuova Pac secondo il Parlamento europeo

Novità dall’Ue del 19-25 ottobre: nuova Politica agricola comune, protezione delle foreste e commercio, donne e politica estera, transizione digitale e diritti fondamentali, politiche sociali ed educazione in tempo di Covid. 27/10/20

Guarda la rassegna dal 19 al 25 ottobre.

Dal 19 al 23 ottobre si è tenuta la sessione plenaria del Parlamento europeo. Di assoluta rilevanza è stata la discussione sulla nuova Politica agricola comune (Pac) 2021-2027. Il processo di definizione della nuova Pac avviato dal 2018 con il precedente corso politico europeo, è chiamato a integrare anche gli obiettivi del Green Deal europeo con i nuovi e più ambiziosi obiettivi europei enunciati nel 2020 sul clima, sulla strategia biodiversità al 2030, e deve essere strumentale all’attuazione della strategia “from farm to fork” (tradotto in italiano con “dal produttore al consumatore”). L’adeguatezza delle misure adottate è pertanto fondamentale per il conseguimento di diversi obiettivi delle politiche europee per il conseguimento dell’Agenda 2030 e per l’accordo di Parigi sul clima.

Gli emendamenti approvati dal Parlamento sulla proposta di regolamento Ue recante norme sul sostegno ai piani strategici che gli Stati membri devono redigere nell'ambito della politica agricola comune (piani strategici della Pac) indicano specificamente che i piani strategici della Pac devono contribuire quanto più possibile al tempestivo conseguimento degli obiettivi fissati nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e nell'accordo di Parigi, nonché degli obiettivi del Green Deal europeo, degli impegni ambientali e climatici dell'Unione e della legislazione applicabile adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla base della strategia "Dal produttore al consumatore" e della strategia sulla biodiversità. Gli aspetti sociali sono considerati prevedendo misure per attirare e sostenere i giovani agricoltori e i nuovi agricoltori e promuovere la partecipazione delle donne al settore agricolo, in particolare nelle regioni più spopolate e nelle zone soggette a vincoli naturali; facilitare la formazione e l'acquisizione di esperienza in tutta l'Unione, lo sviluppo imprenditoriale sostenibile e la creazione di posti di lavoro nelle zone rurali. Devono essere previste sanzioni nei confronti dei beneficiari che non rispettano le condizioni di lavoro e di occupazione applicabili e/o gli obblighi del datore di lavoro derivanti da tutti i pertinenti contratti collettivi e dalla legislazione sociale e del diritto del lavoro a livello nazionale, unionale e internazionale.

Sono indicati meccanismi per tutelare gli interessi finanziari dell'Unione nel caso in cui l'attuazione del piano strategico della Pac si discosti sensibilmente dagli obiettivi fissati. Gli Stati membri potranno quindi essere invitati dalla Commissione europea a presentare piani d'azione in caso di risultati considerevolmente insoddisfacenti e non giustificati. Irregolarità e inadempimenti possono condurre a sospensioni e, infine, a riduzioni dei finanziamenti dell'Unione se i risultati previsti non saranno raggiunti. Le relative specifiche vengono dettagliate dal Parlamento con gli emendamenti al regolamento per il finanziamento, la gestione e il monitoraggio.

Nel dibattito in Parlamento, parte delle forze politiche ha obiettato che i regolamenti proposti non sono adeguati rispetto al conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo e del rispetto dell’accordo di Parigi, e che è necessario estendere le condizionalità ambientali, la remunerazione dei servizi ecosistemici e i regimi di maggior favore per le piccole imprese agricole a conduzione familiare. In proposito è stata citata anche la recente relazione della corte dei conti europea dal titolo “Biodiversità nei terreni agricoli: il contributo della Pac non ne ha arrestato il declino”, dei cui risultati e raccomandazioni bisognerà tener conto nella formazione e valutazione di adeguatezza dei piani strategici nazionali per la Pac.

In proposito, il Consiglio dell’Ue negli stessi giorni ha approvato i contenuti delle strategia “from farm to fork” nella seduta del 19 ottobre e la strategia biodiversità al 2030 nella seduta del 23 ottobre, mettendo in evidenza la necessità del mainstreaming della biodiversità in tutte le rilevanti politiche europee e nazionali e della coerenza delle politiche.

La stessa settimana è coincisa con la Green Week europea organizzata dalla Commissione. Lunedì 19 con la Com(2020) 635 final la Commissione europea ha approvato la relazione sullo stato della natura nell’Ue. Dalla ricognizione delle direttive Habitat e Uccelli, la valutazione che ne emerge è estremamente critica, poiché lo stato dell'81% degli habitat elencati è valutato come "scadente" o "cattivo" a livello dell’Ue. Ciò che emerge dalle conclusioni è che le esigenze della natura non sono state sufficientemente integrate nelle principali politiche sull'uso del suolo e delle acque al fine di superare le pressioni negative che possono derivare da settori quali agricoltura e silvicoltura. È sottolineata la necessità di operare un cambiamento radicale se vogliamo avere una reale possibilità di riportare la biodiversità in Europa sulla via del recupero ambientale entro il 2030. Un insuccesso su questo fronte comporterà la costante erosione, oltre che del nostro patrimonio naturale comune, anche dei servizi vitali che esso fornisce, che in ultima analisi sostengono la salute e la prosperità umana.

L’attenzione nei confronti dell’ambiente non può riguardare solo il territorio dell’Ue, ma anche l’impatto e la responsabilità dell’Unione sul quadro globale attraverso i propri consumi. Il tema è affrontato nella risoluzione del Parlamento europeo del 22 ottobre 2020 che propone un quadro giuridico per fermare e invertire la deforestazione globale imputabile all’Ue (stimata responsabile del 10% della deforestazione), con cui vengono indicati i contenuti da integrare in un nuovo regolamento europeo. Le norme si applicheranno a tutti gli operatori che commercializzano in Ue merci e prodotti derivati che dovranno garantire che non provengono dalla deforestazione o dalla conversione degli ecosistemi naturali o esserne la causa. Anche gli istituti finanziari che forniscono finanziamenti, investimenti, assicurazioni o altri servizi agli operatori presenti nella catena di approvvigionamento delle merci hanno la responsabilità di adottare la dovuta diligenza, per garantire che le imprese della catena di approvvigionamento rispettino gli obblighi indicati nel regolamento. Il rispetto dei diritti umani nella filiera d’approvvigionamento farà parte degli obblighi regolamentari. Saranno previsti meccanismi di controllo e sanzioni esercitati da autorità nazionali appositamente designate. L’impatto generale sul mercato non sarà affatto trascurabile: il Parlamento cita a titolo esemplificativo tra i prodotti interessati olio di palma, soia, carne, cuoio, cacao, caffè, gomma e mais, e tutti i prodotti intermedi o finali da esse derivati, nonché i prodotti che le contengono.

Nel quadro della politica estera si ricorda l’impegno a includere capitoli vincolanti negli accordi di libero scambio che rispettino pienamente gli impegni internazionali, in particolare l'accordo di Parigi e l'Agenda 2030, mettendo in evidenza disposizioni su rispetto dei diritti umani, anticorruzione, relative al disboscamento illegale, per prevenire la deforestazione, il degrado delle foreste e la distruzione e il degrado degli ecosistemi.

Nella stessa sessione il Parlamento adotta anche una risoluzione sull'uguaglianza di genere nella politica estera e di sicurezza dell’Ue in cui, richiamando la nuova proposta di strategia per la parità di genere 2020-2025, evidenzia l’importanza d’integrare la dimensione di genere  negli accordi commerciali e di investimento dell’Ue e specifica che l'85% dell'aiuto pubblico allo sviluppo dovrebbe essere destinato a programmi che pongono la parità di genere quale obiettivo significativo o principale.

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Di fondamentale importanza per il futuro dell’Ue è anche il pacchetto di risoluzioni adottate dal Parlamento il 20 ottobre su servizi digitali e intelligenza artificiale. Le risoluzioni riguardano gli aspetti di regolamentazione di mercato, il rispetto dei diritti fondamentali e dei principi etici delle nuove tecnologie.

Vengono proposte raccomandazioni e misure per affrontare alcuni temi critici sui diritti fondamentali, quali ad esempio i rischi associati a operazioni opache di trattamento dei dati da parte delle piattaforme online mirate anche a propaganda politica e disinformazione micromirata, evidenziando come è solo un esiguo numero di fornitori di servizi principalmente non europei a detenere un potere significativo sul mercato e ad esercitare un'influenza sui diritti e le libertà delle persone, sulle nostre società e le nostre democrazie controllando il modo in cui sono presentati informazioni, servizi e prodotti, con notevoli ripercussioni sul funzionamento degli Stati membri e sui loro cittadini, e che le decisioni di tali piattaforme possono avere conseguenze di ampia portata per la libertà di espressione e di informazione e per la libertà e il pluralismo dei media, sottolineando che quando la profilazione degli utenti è impiegata su ampia scala per il micro-targeting politico può manipolare il comportamento di voto seriamente compromettendo le basi della democrazia.

Si evidenzia inoltre la necessità di un’adeguata applicazione in tutta l’Ue del diritto degli utenti a non essere oggetto di un tracciamento diffuso nell'utilizzo dei servizi digitali come già incluso nel regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), chiedendo alla Commissione di porre la trasparenza e la non discriminazione al centro della legge sui servizi digitali, prevedendo un obbligo di trasparenza e spiegabilità degli algoritmi, sanzioni per far rispettare tali obblighi, la possibilità di un intervento umano e altre misure quali audit annuali indipendenti e prove di stress specifiche per favorire e garantire la conformità.

In merito specifico al quadro relativo agli aspetti etici dell'intelligenza artificiale (Ia), della robotica e delle tecnologie correlate, il Parlamento evidenzia la necessità d’introdurre un sistema normativo che garantisca che le tecnologie siano al servizio delle persone e non siano intese a sostituirle o a decidere per loro, considerando che la fiducia dei cittadini nell'IA può essere costruita solo in un quadro normativo di "etica come impostazione predefinita e fin dalla progettazione”.

Sottolinea che le tecnologie di Ia dovrebbero essere progettate per rispettare, servire e tutelare i valori dell'Unione e l'integrità fisica e mentale, promuovere la diversità culturale e linguistica dell'Unione e aiutare a soddisfare i bisogni essenziali; mette in risalto la necessità di evitare qualsiasi impiego che potrebbe comportare un'inammissibile coercizione diretta o indiretta, minacciare di compromettere l'autonomia psicologica e la salute mentale o portare a una sorveglianza ingiustificata, a inganni o a inammissibili manipolazioni. Si evidenzia come la progettazione e la regolamentazione implichino l’integrazione di discipline non tecniche negli studi e nelle ricerche in materia di Ia tenendo conto del contesto sociale.

Si propone con la risoluzione un nuovo Regolamento europeo in cui sono definiti diritti, responsabilità, criteri di valutazione del rischio e di conformità, funzioni di controllo istituzionale da esercitare da apposite autorità nazionali di concerto tra loro e in coordinamento con la Commissione europea.

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La risoluzione del Parlamento europeo del 22 ottobre 2020 Politiche occupazionali e sociali della zona euro nel 2020 presenta riflessioni e indirizzi di particolare rilevanza anche alla luce della crisi Covid-19. Il Parlamento chiede alla Commissione di elaborare una strategia politica che miri a eliminare la povertà, riunendo strumenti chiave come il Green Deal europeo, il pilastro europeo dei diritti sociali e il semestre europeo, con una visione a lungo termine incentrata su un'economia del benessere e sulla sostenibilità del nostro ambiente e dei nostri modelli sociali, in linea con gli OSS delle Nazioni Unite, e che il semestre europeo sia integrato da  un agenda volta a monitorare e affrontare l’aumento delle diseguaglianze in Europa. Insiste inoltre sul fatto che il piano di ripresa deve essere pienamente in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali e contribuire al conseguimento degli SDGs delle Nazioni Unite e alla realizzazione del Green Deal europeo; invita anche gli Stati membri ad avvalersi della clausola di salvaguardia generale per investire nelle persone e nei sistemi di previdenza sociale e per sostenere le imprese economicamente sostenibili che si trovano in difficoltà onde preservare i posti di lavoro e le retribuzioni.

Sul tema il futuro dell'istruzione europea nel contesto della Covid-19, il Parlamento valuta che la pandemia di Covid-19 è forse la più grave perturbazione nella storia dei sistemi di istruzione e formazione del mondo, che minaccia una perdita di apprendimento per un'intera generazione di studenti, generativa anche di un forte aumento delle diseguaglianze. Invita tutti gli Stati membri a fare quanto necessario per garantire l'apprendimento in presenza per tutti, sottolineando che l'interazione diretta tra docenti e discenti è insostituibile e che soltanto l'insegnamento in presenza può assicurare efficacemente l'acquisizione di competenze interpersonali e sociali. Riconosce inoltre la sfida insita nella riapertura degli istituti di istruzione e deplora la mancanza di coordinamento o scambio di migliori prassi a livello europeo.

Il Parlamento incoraggia poi gli Stati membri ad aumentare in misura significativa la spesa pubblica per l’istruzione, sottolineando che i sistemi di istruzione di alta qualità rappresentano il fondamento della competitività dell’Ue.

Anche l'European fiscal board nel rapporto pubblicato il 20 ottobre scorso, prospettando un superamento futuro delle regole del patto di stabilità, valuta auspicabile consentire agli Stati di poter fare investimenti aggiuntivi che possono incrementare la crescita economica e dunque ridurre il debito (superando la logica di breve termine su cui si è focalizzato l’attuale patto di stabilità e crescita), considerando che anche alcune spese correnti, tra cui quelle destinate all’istruzione, alzano le potenzialità di crescita economica e che potrebbero pertanto essere escluse da particolari vincoli di bilancio.

Guarda la rassegna dal 19 al 25 ottobre.

 

di Luigi Di Marco

Martedì 27 Ottobre 2020
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