Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

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The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Editoriali

Bugie e omissioni ingannano la gente e nascondono le sfide della sostenibilità

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile è stato una poderosa dimostrazione di forza della società civile e ha offerto un bagno di realtà. L’ASviS lavorerà su dati e scenari confrontandosi con il nuovo governo, come ha fatto coi precedenti.

di Donato Speroni

La conclusione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2022, giovedì 20, ha anticipato di poche ore l’annuncio della composizione del nuovo governo guidato da Giorgia Meloni. La coincidenza merita una riflessione, non ancora sulla composizione appena annunciata, ma per ribadire un metodo di lavoro.  

Il Festival di quest’anno è stato un grande successo. Non solo per l’ampiezza della partecipazione, quasi mille eventi in tutta Italia e anche all’estero, con numeri impressionanti, come si vede nel breve ed efficace video riepilogativo, ma soprattutto per la qualità degli incontri promossi dall’Alleanza e anche da altri soggetti sul territorio. Abbiamo assistito a una grande mobilitazione e verificato una importante consapevolezza sulle sfide che abbiamo di fronte. Come ha sottolineato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, nel suo discorso all’evento conclusivo, l’attività dell’ASviS testimonia la vastità dell’impegno per attuare l’Agenda 2030 dell’Onu. Zuppi ha anche messo in evidenza l’importanza di quel termine “Alleanza” che indica un’azione collettiva: nessuno deve restare indietro, ma nessuno ce la può fare da solo.

Apre il cuore alla speranza la vivacità della società civile, delle città, delle università, delle scuole che hanno partecipato al Festival e anche la risposta delle imprese che sono state partner e sponsor degli eventi negli incontri di questi 17 giorni. Il Rapporto annuale che l’ASviS ha presentato in apertura e gli altri documenti di approfondimento diffusi negli incontri organizzati dall’Alleanza e dai suoi Gruppi di lavoro sono ricchi di contenuti. Le relazioni e i dibattiti mostrano che la riflessione sullo sviluppo sostenibile nei quasi sette anni dalla nascita della nostra organizzazione ha fatto molti passi avanti. Tutto questo materiale, compresi gli stimoli, le esperienze, le migliori pratiche raccontate negli eventi sul territorio, non deve finire in un virtuale cassetto. Ci sarà tempo per valorizzarlo nelle prossime settimane e mesi.

Il Festival si è svolto nei giorni convulsi delle trattative per il nuovo governo. L’ASviS ha avanzato suggerimenti e proposte, con il decalogo presentato in campagna elettorale e con i documenti diffusi durante il Festival, ed è ora in attesa dei programmi e delle azioni dei vincitori. Con una preoccupazione che non possiamo nasconderci, perché la destra politica si è spesso mostrata meno sensibile ai valori dello sviluppo sostenibile e mi sembra che l’intenzione annunciata da Meloni di cambiare il nome del Ministero della transizione ecologica in Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica allontani dalla nostra visione complessiva della transizione che il Paese dovrà affrontare, rifiutandone anche il linguaggio. Aspettiamo comunque i fatti e collaboreremo in modo critico ma costruttivo, come abbiamo fatto con i cinque precedenti governi con i quali ci siamo confrontati dalla nascita dell’ASviS. 

Ci auguriamo che il buonsenso e la forza delle cose inducano comunque a dare continuità a quanto fatto finora nel processo di transizione ecologica, che ci è imposto da impegni sottoscritti a livello internazionale (dall’Agenda 2030 al Pnrr) e che corrisponde alle necessità del Paese.

Il passaggio delle consegne ci regala un ritorno di Enrico Giovannini dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims) a una situazione di “mani libere” per ragionare e impegnarsi sui temi che a lui (e a noi) stanno a cuore. Nella puntata conclusiva di Voci sul futuro, Giovannini ha detto di considerare il ministero che sta lasciando come “un ministero per il Futuro”, perché la costruzione di un Paese in grado di affrontare le sfide dei prossimi decenni parte proprio dal ripensamento delle infrastrutture e dalle grandi opportunità offerte dai fondi europei. Del resto, tutti i ministeri dovrebbero avere una prospettiva di lungo termine, anche se si occupano di Sanità, Istruzione o Difesa. I numerosi documenti di consuntivo che Giovannini ha presentato in questi giorni attestano una maggiore concretezza e visione rispetto al passato, un lascito importante per il suo successore, se vorrà tenerne conto.

Ma c’è bisogno di una riflessione complessiva sul domani del Paese e su questo Giovannini batte da tempo Vorrebbe che anche in Italia un giorno si costituisse un vero “Ministero del futuro”, non con incarichi settoriali come per esempio le Infrastrutture, ma con una visione a 360°. Il percorso è lungo ma l’ideatore dell’ASviS, quando ne era portavoce, ha messo sul tavolo un’idea ambiziosa: far nascere, se non ancora un ministero, un Istituto pubblico per il futuro. La proposta è diventata un cavallo di battaglia dell’Alleanza anche dopo il passaggio di Giovannini al governo, ribadita in ogni occasione dai presidenti Pierluigi Stefanini e Marcella Mallen. Certamente la sua realizzazione non è vicina, anche a causa della fine anticipata della legislatura. Le minacce alla nostra vita quotidiana, economiche e non solo, spingono i politici a mettere nel cassetto tutti i discorsi che non guardano all’oggi ma al domani o al dopodomani. Ma Giovannini non demorde e nella trasmissione già citata, a una domanda del giornalista dell’Ansa Corrado Chiominto sulle sue “sfide future”, ha risposto

Forse provare a realizzare quello di cui parlo da molti anni, che è poi anche una delle proposte di ASviS: creare un istituto di studi sul futuro. La Francia ha France Strategie, Singapore, gli Emirati, l’Inghilterra, altri Paesi europei... Ci sono questi centri il cui compito è fare l’analisi dei possibili futuri, mettendo insieme le scienze naturali, le scienze della vita, le scienze economiche e sociali e cercare di capire quali sono le opportunità e i rischi.

È evidente che un centro di analisi strategica in questo momento può nascere solo con un forte contributo della società civile, quindi in sinergia con l’ASviS e le sue iniziative. In particolare, col progetto futuranetwork (del quale sono orgoglioso responsabile), che Giovannini volle anche per creare una rete tra i soggetti che in Italia lavorano sulla costruzione di scenari. Quindi bentornato Enrico, se questa sarà davvero la tua scelta, a nome di tutta l’ASviS e di tutta la redazione di Futura.

La previsione strategica si basa sui dati, che danno sostanza alla costruzione di scenari alternativi e alla valutazione della loro probabilità. Anche il cardinale Zuppi ha ringraziato l’ASviS per la ricchezza di dati che mette a disposizione nel suo Rapporto, e molti eventi del Festival, a cominciare dall’incontro ASviS - Istat, hanno messo in evidenza l’importanza di indicatori attendibili e disaggregati per territorio, genere, fasce d’età, classe sociale. Ma i dati costano: una rilevazione campionaria a livello nazionale può avere accettabili margini di errore anche con poche migliaia di risposte, ma richiede campioni molto più estesi se si vuole la stessa attendibilità a livello di regione o magari di provincia.

Anche per avere buone statistiche bisogna investire. Diversi eventi del Festival hanno sottolineato la necessità di una base informativa sempre più forte. L’Istat ha fatto grandi progressi in questi anni e l’Area ricerca dell’ASviS ha elaborato i dati della statistica ufficiale per produrre indicatori che misurano il cammino dell’Italia, delle sue Regioni (ma anche degli altri Paesi europei e del G20) verso il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (qui la nostra pagina dedicata ai “Numeri della sostenibilità”). In tutto il mondo però, nel secolo passato si sono valorizzati soprattutto gli indicatori economici, a cominciare dal Prodotto interno lordo (Pil), mentre era esile l’elaborazione di dati sociali, talvolta anche sgraditi ai governi perché documentavano situazioni di povertà e disuguaglianza. Tuttavia, negli ultimi vent’anni i dati “oltre il Pil”, per misurare il benessere collettivo, hanno fatto grandi progressi, favoriti anche dalla necessità di elaborare in tutti i Paesi indicatori che misurassero l’avvicinamento agli SDGs, Obiettivi e Target dell’Agenda 2030.

Ma ci sono ancora gravi carenze, per esempio nei dati ambientali e nelle misure della sostenibilità, cioè della evoluzione del capitale non solo economico, ma anche ambientale, umano e sociale. Colmare questi vuoti con standard accettati da tutti i Paesi è la grande scommessa della statistica mondiale. Ci vorrà tempo: come ha ricordato Manlio Calzaroni nell’evento ASviS – Istat, per elaborare standard comuni per il Pil ci sono voluti circa quarant’anni.

Oggi tutto è accelerato, ma non è detto che la verità trovi buona accoglienza. Siamo circondati da bugie, reticenze, fake news. Non solo ad opera dei leoni da tastiera dei social, ma anche nelle comunicazioni ufficiali e nei discorsi dei leader politici.

Gli esempi all’estero si sprecano: dal presidente XI Jinping che ritarda la pubblicazione dei dati (presumibilmente non buoni) del Pil cinese per non turbare la sua glorificazione al congresso del Partito comunista, alle incredibili bugie di Vladimir Putin e dei suoi accoliti sulla situazione effettiva della sua criminale e disastrosa “missione speciale”. Non è da meno la polizia religiosa iraniana, a copertura degli assassinii di questi giorni, ma anche le menzogne del presidente turco Recep Tayyp Erdoğan per giustificare l’arresto di politici e intellettuali. Anche l’Egitto si distingue con una serie di iniziative di greenwashing per presentare un volto accettabile ai partecipanti alla Cop 27 di Sharm el Sheikh sul clima, il mese prossimo, e nascondere le vergogne del regime di Abdel Fattah al-Sisi, come ha raccontato sul Guardian la scrittrice Naomi Klein.  

Anche in Italia, in tema di bugie, il dibattito politico (e giornalistico) non scherza. La brava Roberta Jannuzzi, che cura di frequente la seguitissima rassegna “Stampa e regime” su Radio radicale, non può fare a meno di ridere, quando legge sui giornali i voltafaccia di certi personaggi e gli arrampicamenti sugli specchi per giustificarli.

Da giornalista, seguo le vicende politiche in Italia e all’estero da sessant’anni, ma credo di non aver mai visto questo livello di faccia tosta. I politici della Prima repubblica talvolta mentivano, ma lo facevano con un altro stile, preoccupandosi sempre della credibilità di quello che raccontavano. Inimmaginabile un Andreotti o un Craxi che facessero dichiarazioni così stupide. Oggi invece si pensa che l’opinione pubblica si beva qualunque menzogna. Ma forse hanno ragione le facce toste di oggi: la situazione è così polarizzata che ogni politico guarda solo al suo pubblico, che è pronto a bersi qualsiasi panzana pur di non dover cambiare idea. Le facce toste (collocate in molte parti dell’emiciclo) se ne infischiano della credibilità nei confronti dell’opinione pubblica che tanto non vota per il loro partito.

Difficile, in questa situazione, portare avanti un approfondimento onesto sui temi che contano davvero. Senza dati, rispetto per la verità, indicatori adeguati, coraggio di guardare avanti, non si costruisce nulla, meno che mai uno sviluppo sostenibile. Il Festival è stato un bagno di realtà e al tempo stesso ha espresso una forte richiesta di informazioni importanti e veritiere sul nostro domani. Massimo Gramellini in un intervento nel nostro evento conclusivo ha raccomandato di non spaventare la gente con visioni troppo catastrofiche. Ha ragione, ma non possiamo nemmeno lasciare che gli imbonitori prevalgano con le loro tecniche per falsificare e nascondere le crisi che ci minacciano, nel tentativo distrarre e addormentare l’opinione pubblica. 

 

Foto di copertina: lo staff dell’ASviS di fronte alla Piramide Cestia illuminata con i colori degli Obiettivi di sviluppo sostenibile nella serata conclusiva del Festival dello Sviluppo Sostenibile.

Venerdì 21 Ottobre 2022

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