Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Editoriali

Sport e sviluppo sostenibile: una sfida globale, dalle Olimpiadi alla cittadinanza

In Italia sei persone su dieci non fanno sport. Dai valori olimpici all’Agenda 2030, dall’impatto della crisi climatica alle disuguaglianze che attraversano anche l’attività sportiva, una riflessione sul tema in occasione di Milano-Cortina. 12/02/26

Il sudore le scivola lungo la fronte, subito cancellato dall’aria fredda della pista. I muscoli delle gambe si contraggono sotto il costume. Le lame incidono il ghiaccio con precisione, un suono sottile che accompagna il respiro breve. Si avvicina al compagno, lo sguardo si incrocia per un istante: una presa, il peso che cambia, la fiducia che passa di mano. Una rotazione, poi l’ultima sequenza. Il salto si conclude pulito. La musica si spegne. La gara è finita. È vittoria. I due compagni di squadra esplodono di gioia, si stringono, sorridono, salutano il pubblico.

Un’emozione. Quella che ci regalano tante atlete e atleti di tutto il mondo. Ogni applauso, ogni sguardo catturato nei diversi stadi olimpici, racconta che le Olimpiadi sono un momento in cui il mondo celebra l’eccellenza sportiva. Un esempio che ispira le giovani generazioni, ma non solo. Perché non è solo una gara: è un incontro di culture, un ponte tra nazioni che parlano lingue diverse ma condividono la stessa passione. È l’orgoglio di rappresentare un Paese, la gioia di vedere giovani talenti emergere, l’importanza di unire i popoli creando momenti di fraternità e rispetto e trasmettendo valori che vanno oltre la medaglia: impegno, coraggio, cooperazione, fair play. L’auspicio è “che i valori olimpici divengano ispirazione concreta nella vita internazionale e vengano praticati e non soltanto ammirati”, ha affermato il presidente Sergio Mattarella. Quest’anno poi, nei 17 giorni dei Giochi di Milano-Cortina, tutto ciò acquisisce un valore aggiuntivo, considerato il contesto segnato da tensioni geopolitiche e diplomatiche, guerre, timori per il futuro.

Si capisce dunque quanto l’Agenda 2030, che con uno dei suoi Obiettivi, il 16esimo, mira a “promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile”, sia strettamente legata allo sport e alle Olimpiadi/Paralimpiadi. Praticare uno sport (non guardarlo in televisione) favorisce una vita sana e promuove il benessere, stimola una nutrizione sana e consumi rispettosi dell’ambiente. Lo sport è sempre più inteso come uno strumento per favorire l’inclusione e l’uguaglianza, anche di genere, promuovere la crescita economica nel rispetto dell’ambiente, sollecitare l’efficienza energetica e la ristrutturazione di infrastrutture già esistenti. Per questo nel 2017 l’Unesco, durante la sesta conferenza internazionale dei ministri e alti funzionari responsabili per l’educazione fisica e lo sport (Mineps VI), ha reso operativo il piano di Kazan, un accordo globale che unisce le politiche sportive e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. I valori dello sport sono valori di universalità e armonia”, ha dichiarato Audrey Azoulay, direttrice generale dell'Unesco, “si basa sui concetti di rispetto, comprensione, integrazione e dialogo, e contribuisce allo sviluppo e alla realizzazione degli individui senza distinzione di età, sesso, origini, credenze e opinioni. Lo sport è un forum unico per l'azione e la riflessione per trasformare le nostre società".

Tutto questo è però a rischio proprio per l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo. Nei prossimi anni gli sport invernali potrebbero essere in pericolo a causa del cambiamento climatico. “L’aumento delle temperature globali, la risalita del limite delle nevi perenni e la riduzione della durata dell’inverno nei climi temperati del Nord e del Sud sono tutte sfide che gli sport invernali dovranno affrontare”, ha scritto Thomas Bach, ex presidente del Cio, nell’introduzione alla rivista Olympic review. Con l’incremento della temperatura e l’aggravarsi delle conseguenze della crisi climatica diminuiranno anche le sedi disponibili per i Giochi olimpici invernali: nel 2040 solo dieci Paesi potrebbero ospitarle.

Per affrontare la carenza di neve si ricorre sempre più spesso a quella artificiale, ma con alti costi ambientali. Secondo il dossier di Legambiente “Nevediversa 2023. Il turismo invernale nell’era della crisi climatica”, il 90% delle piste italiane viene innevato artificialmente. La percentuale scende al 70% in Austria, al 50% in Svizzera, al 39% in Francia e al 25% in Germania. Per adattarsi si sta diffondendo lo snowfarming: a fine inverno la neve artificiale viene accumulata e ricoperta per essere conservata fino all’anno successivo.

Anche le Olimpiadi estive devono scontrarsi con i cambiamenti climatici e puntare alla protezione dell’ambiente. Basta ricordare il problema dell’inquinamento della Senna nel 2024 e gli 1,4 miliardi di euro investiti per creare impianti di depurazione lungo tutto il corso del fiume, un intervento oggetto di acceso dibattito soprattutto in rapporto a una serie di fattori di carattere ambientale. C’è poi un’altra questione, sottolineata da Julie Duffus (senior manager per la sostenibilità del Comitato olimpico internazionale): “Entro il 2030 il 20% delle nazioni olimpiche rischia di sparire a causa dell’impatto dei cambiamenti climatici sullo sport. Infine, i cambiamenti climatici impattano con le ondate di calore sul benessere di atlete e atleti. Secondo un sondaggio rilanciato dal sito della Convenzione Onu sulla lotta alla desertificazione, “il 75% degli atleti percepisce un impatto negativo sulla propria salute e sulle proprie prestazioni a causa del cambiamento climatico. Inoltre, il riscaldamento globale riduce le opportunità per le attività comunitarie e giovanili, colpendo in particolare i gruppi emarginati”.

C’è poi il tema della sostenibilità delle Olimpiadi. Da un lato il Rapporto di Sostenibilità, impatto e legacy, pubblicato da Fondazione Milano Cortina 2026, ha provato a raccontare le azioni messe in campo per fare dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2026 un’opportunità di sviluppo sostenibile. Dall’altro si sono levate aspre critiche da parte del mondo ambientalista, in primis Greenpeace, Legambiente e Altreconomia, che da tempo denunciano i problemi connessi all’impatto negativo che Milano Cortina 2026 sta avendo sull'ambiente. “Aldilà dei valori sportivi intrinsechi all’evento, questi Giochi Invernali - dichiara Legambiente - sono da bocciare sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino”. 

Andando oltre le Olimpiadi per arrivare ai cittadini e alle cittadine italiane, lo sport non è centrale nelle vite di molte persone. Secondo i dati Istat, nel 2024 non pratica sport il 62,5% della popolazione dai 3 anni in su, con un 29,7% che svolge comunque attività fisica, come camminate, bicicletta o esercizi in casa, e un 32,8% del tutto sedentario. L’interruzione della pratica sportiva nel corso della vita è un fenomeno da monitorare, soprattutto tra i più giovani. Già dai 10 anni cresce il numero di chi dichiara di aver smesso di fare sport. Nel 2024 erano circa 1 milione e 560mila i giovani tra i 10 e i 24 anni che affermavano di aver praticato sport in passato, ma di averlo poi abbandonato (18,3% in questa fascia d’età). Oltre 14 milioni e 600mila persone di 3 anni e più (il 25,4%) dichiaravano di aver abbandonato la pratica sportiva (i cosiddetti dropout) in un certo momento della loro vita, rispetto al 20,2% del 2015.

Il fenomeno è più diffuso tra gli uomini (27,5%) rispetto alle donne (23,4%) e si concentra soprattutto nelle fasce di età centrali. Fra le motivazioni più frequenti per non praticare sport spicca la mancanza di tempo (35,1%), soprattutto tra gli uomini (39,3% contro il 31,8% delle donne). Seguono la mancanza di interesse (31,2%), l’età (21,3%), problemi di salute (15,3%), stanchezza o pigrizia (12,3%), motivi economici (7,6%) e familiari (6,9%). Lo sport è praticato prevalentemente per mantenersi in forma (61,5%), passione o piacere (49,8%) e per svago (42,6%), ma anche per ridurre lo stress (27,5%).

La promozione dello sport e il contrasto alla sedentarietà sono essenziali per la salute delle persone e quindi rientrano appieno nelle politiche a favore di uno sviluppo sostenibile, considerato come abbiamo visto il loro forte legame. È con questo spirito che il Coni e l’ASviS hanno siglato nel 2024 un accordo di durata quadriennale per promuovere lo sviluppo sostenibile nello sport. “Il Coni è un ente pubblico, emanazione del Cio, che in ogni suo concetto mette la parola ‘sostenibilità’, declinandola a livello ambientale, finanziario e sociale”, dichiarò l’allora presidente del Coni, Giovanni Malagò. “Questa rilevante partnership con l’ASviS conferma l’importanza dello sport nel promuovere i corretti stili di vita, diffondere la cultura del rispetto delle regole e dell’avversario e nel favorire l’integrazione sociale anche nei contesti più difficili. Le nostre atlete e i nostri atleti sono testimonial dei nostri valori fondanti, un esempio per i nostri giovani”.

giovedì 12 febbraio 2026
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