Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Vite connesse, benessere diseguale: cosa rivelano i nuovi dati Ocse sul digitale

Il 38% delle persone trascorre più di cinque ore al giorno davanti a uno schermo. L’uso di AI e tecnologie digitali cresce soprattutto tra i giovani e nelle economie emergenti. Servono politiche pubbliche inclusive. 13/01/26

martedì 13 gennaio 2026
Tempo di lettura: min

Con la digitalizzazione sempre più integrata nella vita quotidiana, comprendere il rapporto tra tecnologie e benessere è diventato una priorità. In questo contesto, l’Oecd centre on well-being, inclusion, sustainability and equal opportunity, in collaborazione con Cisco, ha lanciato nel 2024 l’Oecd digital well-being hub. Al centro dell’iniziativa, un’indagine globale condotta tra febbraio e marzo 2025 per analizzare comportamenti digitali, percezioni e ricadute sul benessere delle persone, utilizzando il quadro dell’Oecd well-being framework. Lo studio distingue tra esposizione digitale passiva, come il tempo trascorso davanti agli schermi, e forme di coinvolgimento attivo, come la comunicazione sui social o la collaborazione online, integrando indicatori soggettivi e oggettivi legati a salute, relazioni sociali, sicurezza personale, partecipazione civica ed equilibrio tra vita e lavoro.

Età, genere e geografia

I dati mostrano che l’esperienza digitale non è uniforme. Età, genere e area geografica incidono in modo significativo sulle modalità di utilizzo. I giovani adulti guidano quasi tutte le dimensioni dell’engagement digitale: tra i 18 e i 25 anni si registra l’uso più intenso dei social network, con una partecipazione femminile più elevata rispetto a quella maschile, soprattutto in America Latina, in particolare in Messico e Brasile. Il lavoro da remoto raggiunge i livelli più alti nella fascia 26-45 anni, mentre l’uso di dispositivi connessi a Internet è particolarmente intenso tra i 26 e i 35 anni in India, Brasile e Messico, e più contenuto in Paesi come Giappone, Francia e Italia. Un andamento simile emerge per l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa, sostenuta soprattutto dagli under 35 e più diffusa nelle economie emergenti, mentre in Germania, Francia e Italia prevale un atteggiamento più prudente.

Il tempo come fattore di rischio

L’uso ricreativo degli schermi rappresenta uno dei nodi più delicati. Il 38% degli intervistati dichiara di trascorrere più di cinque ore al giorno davanti a schermi per motivi personali, quota che sale al 41% tra i 18-25enni. I livelli più elevati si registrano in Messico, Brasile e Sudafrica, con tempi di esposizione ben al di sopra delle raccomandazioni degli esperti, che suggeriscono per gli adulti un limite inferiore alle tre ore quotidiane. I dati raccolti dall’Ocse indicano una correlazione negativa tra un utilizzo degli schermi superiore alle due ore al giorno e il benessere personale. Tuttavia, il tempo trascorso online non emerge come il principale fattore di disagio: condizioni di vita come privazione del sonno, difficoltà economiche e scarsa attività fisica risultano predittori più forti di un basso livello di benessere.

Il digitale divide le generazioni

Le percezioni sull’impatto delle tecnologie digitali variano in modo marcato tra generazioni e territori. A livello globale, il 39% degli intervistati ritiene che gli strumenti digitali abbiano rafforzato le proprie relazioni sociali, soprattutto tra gli adulti tra i 18 e i 45 anni e nei Paesi emergenti come India e Brasile. Questa visione positiva è meno diffusa tra le persone sopra i 56 anni. Emergono anche differenze di genere: le donne sono più propense degli uomini a riconoscere un effetto positivo delle tecnologie digitali sulle relazioni personali. Dati che suggeriscono che il valore sociale del digitale dipende non solo dall’accesso, ma anche dalle aspettative, dalle competenze e dai contesti di utilizzo.

AI: entusiasmo giovanile, fiducia selettiva

L’atteggiamento verso l’AI riflette le stesse fratture generazionali e geografiche. Oltre il 75% degli under 35 considera l’AI generativa uno strumento utile, con livelli di entusiasmo più elevati nelle economie emergenti. Tra gli uomini tra i 26 e i 35 anni, più della metà si aspetta un impatto significativo dell’AI sulla propria carriera, e quasi uno su cinque lo giudica molto rilevante. Con l’aumentare dell’età, diminuiscono fiducia e sicurezza etica, segnalando un bisogno crescente di politiche che accompagnino lo sviluppo tecnologico con formazione, trasparenza e tutele adeguate.

Policy: servono risposte mirate, non standard

Nel complesso, i risultati dell’indagine Ocse indicano che non esistono soluzioni valide per tutti in materia di benessere digitale. Le differenze demografiche e socio-economiche rendono necessarie strategie mirate, capaci di proteggere i gruppi più vulnerabili senza ostacolare l’innovazione. Lo studio sottolinea la necessità di ulteriori ricerche sugli effetti cognitivi ed emotivi dell’uso delle tecnologie e dell’IA, oltre all’importanza di dati nel lungo periodo per distinguere tra impatti temporanei e strutturali. In conclusione, suggerisce l’indagine Ocse, in un contesto in cui la vita digitale continua a espandersi, promuovere abitudini sane e rafforzare la consapevolezza dei rischi sarà centrale per promuovere una visione di benessere equo e sostenibile.

 

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Copertina: Unsplash

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