Frodi e abusi: c’è un costo invisibile che indebolisce la sanità pubblica
L’Italia è tra i Paesi più longevi d’Europa, ma cresce il numero di persone che rinunciano alle cure. Due report, Ocse e Gimbe, raccontano sprechi, opacità e risorse sottratte al valore della salute pubblica. 25/05/26
Ogni giorno in migliaia di case italiane ci sono donne che controllano il telefono aspettando una data per una visita specialistica, anziani che rimandano un esame perché i tempi sono troppo lunghi, famiglie che decidono di pagare privatamente, anche se pesa sul bilancio mensile. Qualcun altro, invece, rinuncia del tutto. Dietro le statistiche della sanità italiana ci sono soprattutto storie di vita reale che raccontano un paradosso profondo: l’Italia continua a essere uno dei Paesi più longevi d’Europa, con un’aspettativa di vita salita nel 2024 a 84,1 anni, ma allo stesso tempo cresce il numero di persone che non riescono a curarsi nei tempi e nei modi necessari. È quanto emerge dal rapporto Ocse “State of Health in the EU – Italia, Profilo della sanità 2025”. Ma nello stesso tempo cresce la difficoltà ad accedere alle cure, soprattutto per le persone più fragili. Secondo l’Ocse nel 2023 oltre il 7% della popolazione ha rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie. Non perché non servissero, ma perché il sistema non è riuscito a garantirle in tempi sostenibili o a costi accessibili.
Aspettativa di vita in Italia
Il costo invisibile che svuota il sistema
Dietro ogni visita rimandata o cura mancata non ci sono soltanto liste d’attesa e carenza di personale. C’è anche un sistema che continua a disperdere risorse tra inefficienze, opacità e abusi. È da qui che parte il nuovo Report della Fondazione Gimbe “Frodi e abusi in sanità” che non parla soltanto di tangenti, scandali o grandi inchieste giudiziarie, ma di qualcosa di molto più profondo e quotidiano: il lento consumo di risorse pubbliche che non riescono più a trasformarsi in salute. Il Report parte da un concetto semplice ma potente: una spesa sanitaria genera valore solo quando produce benefici reali per pazienti e cittadini. Tutto il resto, inefficienze, conflitti di interesse, sprechi organizzativi, acquisti distorti, pratiche opache, erode il sistema dall’interno. Non sempre si tratta di reati, ed è forse questo l’aspetto più inquietante. Gimbe descrive un ecosistema di comportamenti opportunistici che attraversa l’intera filiera sanitaria: dalla programmazione politica agli appalti, dalla gestione del personale fino all’erogazione delle prestazioni. Il risultato è un meccanismo che disperde energie mentre aumenta la pressione sugli ospedali, sui medici e sui cittadini.

Vulnerabile per natura
La sanità, evidenzia Gimbe, è uno dei sistemi più complessi che esistano. Proprio questa complessità la rende particolarmente esposta a frodi e abusi. Decisioni amministrative difficili da controllare, enormi flussi economici, informazioni distribuite in modo diseguale tra istituzioni, aziende, professionisti e pazienti: è in queste zone grigie che prosperano opacità e inefficienze. Nel frattempo il contesto diventa sempre più fragile. L’Italia investe nella sanità l’8,4% del Pil, sotto la media europea, come evidenzia il Rapporto Ocse. Le carenze infermieristiche aumentano, la medicina territoriale fatica e la popolazione invecchia rapidamente. Entro il 2050 gli over 65 potrebbero rappresentare circa il 34% degli italiani. In questo scenario ogni risorsa sprecata pesa due volte: sul presente e sul futuro.
La pandemia e la fine dell’illusione
Per anni frodi e pratiche abusive sono state raccontate come anomalie marginali. Poi è arrivata la pandemia. E improvvisamente il tema è esploso davanti agli occhi di tutti. Il Report Gimbe ricorda come durante l’emergenza Covid-19 siano emerse forniture opache, distribuzioni poco trasparenti, contratti gonfiati e sistemi di controllo indeboliti dall’urgenza. La crisi sanitaria globale ha mostrato quanto rapidamente un sistema sotto pressione possa diventare vulnerabile. Ma proprio da quella stagione, sostiene il Rapporto, potrebbe nascere anche un cambiamento. Più tracciabilità digitale, controlli sui flussi finanziari, sistemi informativi integrati e maggiore accountability potrebbero aiutare a recuperare risorse e fiducia. Perché la questione non riguarda soltanto i bilanci pubblici. Riguarda la possibilità, sempre più concreta, che il diritto alla salute diventi progressivamente diseguale. E che la distanza tra chi può permettersi di curarsi e chi invece rinuncia continui lentamente ad allargarsi.
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