Il punto di Giovannini
Energia e futuro: il mondo accelera, l’Europa resta nel mezzo
12 febbraio 2026
Molte cose stanno accadendo sotto i nostri occhi, ma alcune rischiano di sfuggirci. Non perché siano meno importanti di altre, ma perché incidono più sul nostro futuro che sul nostro presente.
Un recente articolo della CNN ha messo in luce ciò che sta avvenendo in India. A parità di livello di sviluppo rispetto alla Cina di qualche anno fa, l’India sta investendo molto di più in elettrificazione e in energie rinnovabili. Tendiamo a concentrarci sugli enormi investimenti cinesi, anche per via della loro superiorità tecnologica nel settore, ma il dato indiano è particolarmente significativo: per ragioni di costo e convenienza economica, le rinnovabili rappresentano oggi la scelta più razionale. Nuova capacità produttiva significa anche maggiore autonomia energetica. È un segnale che si affianca a quanto accade in diverse aree dell’Africa e in altri Paesi asiatici, dove la transizione non è solo una scommessa sul futuro, ma una scelta conveniente nel presente.
Nel frattempo, l’Unione Europea vive una situazione ben diversa. I dati più recenti mostrano che gli stoccaggi di gas sono scesi intorno al 40%, un livello molto basso per affrontare la parte finale dell’inverno. Alcuni Paesi rischiano di scendere sotto il 10%, entrando in una vera e propria emergenza energetica. Soprattutto, è evidente che, come Italia, siamo passati da una dipendenza dalla Russia a una dipendenza dagli Stati Uniti. Dal gas trasportato via gasdotto siamo passati al gas naturale liquefatto, che deve essere rigassificato nei nostri territori, con costi aggiuntivi significativi. Questo significa pagare di più l’energia ed esporsi a nuove vulnerabilità geopolitiche, in un contesto politico statunitense segnato dalla linea “drill, baby, drill” promossa da Donald Trump.
C’è poi il tema della competitività europea. In questi giorni i leader discutono se puntare su nuovi strumenti comuni di investimento, come gli Eurobond sul modello del Next Generation EU, oppure se privilegiare semplificazioni e deregolamentazioni, come chiedono Paesi quali Germania e Italia. Negli Stati Uniti, intanto, Trump sta intervenendo tramite ordini esecutivi per smantellare l’attuazione delle normative ambientali introdotte durante la presidenza di Barack Obama. Non sono cambiate le leggi in sé, ma i regolamenti attuativi, che sono decisivi e rientrano nei poteri del Presidente. È una scelta che riporta l’asse energetico verso le fonti fossili, in controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo in molte altre parti del mondo.
E noi italiani? Noi restiamo nel mezzo, a discutere se investire ancora nelle rinnovabili, se accelerare le autorizzazioni, se aspettare soluzioni future come un improbabile nucleare di quarta generazione. Intanto cittadini e imprese pagano bollette elevate e attendono un decreto energia che dovrebbe ridurne i costi, ma resta da capire se si tratterà di un intervento temporaneo a carico della finanza pubblica o di una riforma strutturale capace di incidere in modo permanente sul sovrapprezzo energetico che paghiamo rispetto a tutti i maggiori competitor europei.
Le scelte energetiche sono scelte per il futuro. Altri Paesi le stanno prendendo con decisione. La domanda è se anche l’Europa e l’Italia hanno intenzione di farle, oppure continuare a rimandare, accettando una dipendenza crescente e una competitività sempre più fragile. È su questo che si misurerà la serietà delle strategie del Governo per il domani.
"Scegliere il futuro" è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. Ascolta l’audio.
