Il punto di Giovannini
Decreto bollette e obiettivi climatici: la sfida è conciliare decarbonizzazione e competitività
25 febbraio 2026
Nel corso della scorsa settimana è stato approvato il cosiddetto decreto legge energia o bollette, un intervento deciso dal governo per calmierare i prezzi dell’energia sia nei confronti delle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti, sia nei confronti delle imprese. Il modo con cui questo intervento è stato disegnato sta aprendo una forte discussione tra gli esperti e le esperte. In particolare si accusa il governo di andare a penalizzare in futuro soprattutto le rinnovabili, riducendo la possibilità di avere ritorni economici per chi deve investire in questo settore; dall’altra parte si sostiene che si tratti di un intervento corretto, che però dovrà essere seguito nei prossimi mesi - e in particolare nell’ultima parte del 2026 - da una discussione a livello europeo sulla riforma dell’Ets, cioè il sistema di pagamento dei crediti o dei debiti per emissioni che superano determinati limiti, in particolare emissioni di gas climalteranti tipicamente prodotte dalle imprese, visto che il processo di decarbonizzazione è ancora lontano dall’essere completato.
Mentre si discuteva, sono usciti i dati dell’Eurostat che mostrano come l’Unione Europea nel corso del 2025 abbia registrato emissioni sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, a fronte di una crescita del Prodotto interno lordo dell’1,6%. Questo significa, in altri termini, che il disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di gas climalteranti non solo sta avvenendo, ma è possibile. Non tutti i Paesi si comportano allo stesso modo: in particolare l’Italia ha visto un incremento delle emissioni piuttosto consistente, mentre molti altri Paesi registrano una riduzione significativa.
Infine, per comporre il quadro, il Parlamento europeo ha confermato il taglio delle emissioni di gas climalteranti per l’Unione Europea al 90% entro il 2040, per poi arrivare al 100%, cioè alla neutralità carbonica, nel 2050. Questo obiettivo si colloca in posizione intermedia tra il taglio del 55% previsto entro il 2030, traguardo che probabilmente verrà raggiunto, e la decarbonizzazione completa al 2050. Il Parlamento, insieme al Consiglio e alla Commissione europea, ha previsto una serie di possibili aggiustamenti, perché le preoccupazioni che questo percorso possa avere effetti negativi sulla competitività, in particolare delle industrie, sono diventate più forti. Ci sarà dunque una revisione del sistema Ets e, più in generale, alcune flessibilità introdotte anche nel modo di calcolare l’obiettivo del 90%. Il punto cruciale, però, è che l’Europa continua a insistere, giustamente, sulla riduzione delle emissioni.
Va ricordato che alle emissioni di gas climalteranti si affiancano quelle degli inquinanti atmosferici e che in Europa si registrano circa 300mila morti premature ogni anno per malattie legate all’inquinamento, di cui quasi 70mila in Italia. Un tema quindi centrale, con un impatto sanitario che equivale a una guerra silenziosa che si ripete ogni anno.
Cosa deve fare dunque il nostro Paese di fronte a questi elementi? Accelerare il cammino verso la decarbonizzazione salvaguardando la competitività. I dati elaborati dall’Istat mostrano che le imprese italiane che hanno scelto la transizione ecologica insieme alla digitalizzazione aumentano produttività e competitività, smentendo l’idea che la transizione rappresenti un costo netto.
Bisogna però accelerare. Ed è su questo che, auspicabilmente, si discuterà anche in questo anno preelettorale: quali strategie proporre per decarbonizzare, raggiungere entro il 2040 il taglio del 90% delle emissioni e, allo stesso tempo, sostenere crescita economica e occupazione.
