Il punto di Giovannini
Nomine pubbliche e transizione: la partita decisiva per il futuro industriale dell’Italia
4 marzo
Il futuro del nostro Paese dipende anche dalle scelte che verranno compiute dai grandi soggetti economici, in particolare dalle grandi imprese partecipate o detenute dallo Stato. Queste aziende svolgono un ruolo chiave in vari settori economici, tra cui l’energia e la digitalizzazione, e le decisioni che prenderanno nei prossimi anni saranno decisive per accelerare o rallentare la transizione in questi ambiti strategici.
Nei prossimi mesi il governo sarà chiamato a nominare i vertici di molte di queste imprese. Basti pensare a Eni, Enel e Terna: soggetti da cui dipende in larga misura la capacità dell’Italia di avanzare verso la transizione energetica, ma anche di rafforzare la propria sicurezza e autonomia strategica.
In altri Paesi europei, al momento della nomina degli amministratori, il governo esplicita il mandato loro affidato, indicando con chiarezza gli obiettivi generali della politica industriale ed energetica: dall’uscita progressiva dai combustibili fossili alla decarbonizzazione, fino alla trasformazione del sistema produttivo attraverso l’elettrificazione. Nel nostro Paese, invece, il Ministero dell'Economia e delle Finanze o la Presidenza del Consiglio, al momento della selezione, si limitano a una lettera che richiama il rispetto delle regole contabili e delle norme etiche di buona gestione. Nulla viene detto in modo esplicito sulla direzione strategica da seguire.
È vero che all’interno dei consigli di amministrazione il socio pubblico può far valere i propri orientamenti. Ma l’assenza di un mandato politico trasparente rende difficile per l’opinione pubblica comprendere la rotta di aziende che non solo hanno dimensioni rilevanti in termini di fatturato e occupazione, ma esercitano un’influenza decisiva sull’intero mercato, dai fornitori ai consumatori, dalle imprese alle famiglie.
Il tema è stato al centro di un incontro alla Camera dei Deputati, organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e da Ecco, think tank impegnato sui temi del cambiamento climatico e della transizione energetica. Nel confronto, che ha coinvolto rappresentanti di varie istituzioni, dall’Ufficio parlamentare di bilancio al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e manager di grandi imprese, è emersa con chiarezza l’esigenza di accompagnare le nomine con un mandato politico esplicito e coerente con gli obiettivi di transizione ecologica e digitale. Gli strumenti per farlo esistono nel rispetto dei mercati, visto che molte di queste società sono quotate e quindi devono rispondere a una platea di azionisti, spesso internazionali. Non si tratta di imporre obiettivi irrealistici o di mettere a rischio la stabilità delle imprese, ma di fornire un segnale culturale e politico forte sulla direzione di marcia del Paese.
Anche il Parlamento è chiamato a esercitare un ruolo di indirizzo e controllo in questo ambito. Nei prossimi mesi, in vista delle nomine, sarebbe auspicabile un dibattito pubblico ampio e informato su questo tema, capace di assicurare maggiore trasparenza e un impegno chiaro dei futuri vertici a realizzare gli obiettivi di transizione ecologica e digitale. Non si tratta di un tema tecnico per addetti ai lavori, ma fortemente politico: anche da queste scelte dipende, in misura significativa, il futuro dell’Italia.
