Il punto di Giovannini
Il richiamo di Mattarella per la transizione energetica e la sfida della mobilità elettrica
1 ottobre 2026
Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aprendo un evento di Slow Food a Torino, ha ricordato come giustizia climatica e giustizia sociale siano due facce della stessa medaglia. Non solo: con una punta di ironia, si è chiesto dove sono i negazionisti di fronte ai disastri ormai evidenti, in Italia e nel mondo, causati dalla crisi climatica. Sono parole che, come sempre, impongono una riflessione. Al di là delle polemiche, serve agire rapidamente per fronteggiare la crisi climatica.
Non è soltanto una questione economica o sociale, ma una questione di prospettiva. Proprio in questi giorni sono stati diffusi i dati sul mercato delle auto in Europa: nei primi otto mesi dell’anno, le immatricolazioni di vetture elettriche hanno superato quelle a benzina. Un segnale chiaro di come stia cambiando la domanda. E un colosso come Volkswagen si trova in difficoltà, per una volta non per mancanza di ordinativi, ma per aver sottovalutato il boom delle auto elettriche accessibili, cioè a basso costo, spostando in precedenza la produzione su diesel e benzina e dovendo ora correre ai ripari.
Parallelamente, a livello globale, BYD e Tesla hanno lanciato i grandi tir elettrici. Per anni si è discusso se per il trasporto pesante avrebbe prevalso l’idrogeno o l’elettrico: oggi la direzione appare più definita. Negli Stati Uniti, grandi operatori del settore si sono consorziati per ottenere condizioni favorevoli sull’acquisto dei nuovi mezzi elettrici, in particolare quelli prodotti da Tesla.
Insomma, anche nella mobilità pesante l’elettrico si sta affermando. E mentre la tecnologia avanza e i consumatori orientano il mercato, i detrattori del Green Deal tacciono, dopo aver sottovalutato sia il cambiamento nelle preferenze sia le opportunità industriali della transizione.
A questo punto serve un bagno di realismo, lo stesso richiamato da Mattarella sul clima. Qui non si parla solo di ambiente, ma di investimenti e di strategie industriali: la mobilità sostenibile è la direzione indicata dal mercato ed è resa possibile dall’innovazione tecnologica. È troppo tardi? Non necessariamente.
In vista della legge di bilancio, si potrebbe tornare a una strategia più incisiva per l’automotive, tornando alla strategia che avevamo impostato nel governo Draghi: non solo incentivi all’acquisto, ma soprattutto incentivi alla produzione, per attrarre in Italia la filiera dei veicoli elettrici e sostenibili, inclusi autobus e mezzi pesanti. Un terreno su cui il Paese aveva una tradizione solida e che oggi va ricostruito. Prendere atto della trasformazione in corso, e delle opportunità che offre, è il primo passo per colmare il divario accumulato. Un ritardo dovuto non solo ai negazionisti del clima, ma anche a quelli della mobilità sostenibile.
