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La società civile all’Ue: la Better regulation non vada a scapito dei diritti
L’ASviS e altre organizzazioni chiedono che la revisione della Regolamentazione europea conservi valutazioni d’impatto, dialogo civico ed equità intergenerazionale. Diritti e sostenibilità non sono sacrificabili. 05/02/26
Un gruppo di organizzazioni della società civile, tra cui l’ASviS, ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ai principali vertici della Commissione, esprimendo “preoccupazione” per la possibile revisione del quadro normativo della Better regulation. Un’iniziativa che intende “semplificare” per rendere la regolamentazione Ue “più semplice, snella e rapida”, si legge sul sito della Commissione. Sul tema le organizzazioni avvertono che “rapidità ed efficienza non possono andare a scapito dei valori democratici, dei diritti fondamentali e di un processo decisionale fondato sulle evidenze”.
La lettera sottolinea che “le valutazioni d’impatto devono rimanere obbligatorie per tutte le decisioni con effetti significativi sull’economia, sull’ambiente, sulla società e sui diritti fondamentali”. Le eccezioni motivate da una “urgenza politica” dovrebbero essere limitate a casi chiaramente definiti e applicate “in modo prevedibile e non arbitrario, sulla base dei principi di necessità e proporzionalità, in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani”. Come aveva evidenziato il Mediatore europeo - organo indipendente presieduto da Teresa Anjinho, con il compito di richiamare le istituzioni e le agenzie dell’UE a rispondere del loro operato e di promuovere la buona amministrazione - è fondamentale garantire “l’applicazione prevedibile, coerente e non arbitraria delle regole sulla Better regulation”, ricordando che deroghe ingiustificate potrebbero “aumentare l’incertezza giuridica, esporre le decisioni dell’Ue a contenziosi e, in ultima analisi, compromettere la qualità e l’attuabilità del diritto europeo”.
La lettera richiama anche la necessità di rafforzare il dialogo con la società civile. La consultazione pubblica non può infatti “essere sostituita dal coinvolgimento limitato a stakeholder selezionati”. La revisione del quadro normativo dovrebbe quindi “attuare i dieci principi guida per il dialogo con la società civile, delineati nella Strategia europea per la società civile, attraverso lo sviluppo di linee guida ad hoc”, garantendo così trasparenza e inclusione.
Altra richiesta dalle organizzazioni riguarda l’inclusione dell’equità intergenerazionale nelle valutazioni d’impatto, definita come “un principio giuridico orizzontale che tiene conto dei rischi e delle sfide di lungo periodo”. Le organizzazioni sottolineano inoltre che “il principio di precauzione, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e il principio del ‘do no harm’” sono criteri fondamentali da integrare nelle decisioni politiche.
Infine, la lettera mette in guardia contro un uso eccessivo del concetto di “riduzione degli oneri regolatori”, che spesso privilegia “i costi di conformità aziendale, di breve periodo e facilmente quantificabili, rispetto ai benefici sociali e ambientali di lungo periodo”. Gli autori chiedono che le valutazioni d’impatto “si spostino verso un’analisi degli oneri derivanti dall’azione o dall’inazione politica per la società e la natura, e non equiparino il concetto di ‘onere’ ai soli ‘costi operativi’ degli attori economici”.
Con questa iniziativa, l’ASviS e le altre organizzazioni della società civile ribadiscono l’urgenza di una regolamentazione europea che sia “non solo più efficiente, ma anche democratica, inclusiva e sostenibile, capace di bilanciare interessi economici, sociali e ambientali”.
Di seguito la lista delle organizzazioni firmatarie: The European Environmental Bureau, Democratic Society, Defend Democracy, Deutsche Umwelthilfe e.V., Eco-union, ECOLISE, Climate Action Network (CAN) Europe, ClientEarth, Demos Helsinki, ChemSec, Youth and Environment Europe, Revo, HDRI, An Taisce – the National Trust for Ireland, Deutscher Naturschutzring, Child Rights International Network (CRIN), Transparency International EU, World’s Youth for Climate Justice, The Good Lobby, Green Legal Impact, ÖKOBÜRO, Jesuit European Social Centre (JESC), Sunce, Global 2000, Environmental Justice Network Ireland (EJNI), Electra Energy, Movimento Europeo Italia, REC Albania, Clean Air Action Group (Levegő Munkacsoport), Lobby Control, Opportunity Green, ZERO - Association for the Sustainability of the Earth System, Notre Affaire à Tous, Natuurmonumenten, Humanists International, SÜDWIND e.V., Ecologistas en Acción, European Federation of Police Unions (EU.Pol), PowerShift, Corporate Europe Observatory, ASVIS – Italian Alliance for the Sustainable Development, Forum Fairer Handel, 2CelsiusFrance Nature Environnement, Assocation Justice and Environment, ENSIE - European Network of Work Integration Social Enterprises, CorA-Netzwerk für Unternehmensverantwortung, Association of Ethical Shareholders Germany, Mani Tese ETS, Seas At Risk, Finnish Development NGOs Fingo, World Fair Trade Organization - Europe asbl, A SUD, ECOS, CNCD-11.11.11
Copertina: Guillaume Périgois/Unsplash
