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L’Alleanza ha condiviso gli obiettivi di sostegno a famiglie e imprese, ma ha chiesto un allineamento stringente con decarbonizzazione, sicurezza energetica e impegni europei. Critiche su utilizzo delle risorse ETS. 03/03/26
Ridurre il costo dell’energia per le famiglie più vulnerabili, sostenere la competitività delle imprese e accompagnare la decarbonizzazione del sistema produttivo. Sono questi, secondo l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), gli obiettivi condivisibili del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, il cosiddetto “decreto bollette”, attualmente in fase di conversione. Ma perché tali finalità non restino sulla carta, è necessario garantire coerenza tra le misure adottate e il quadro più ampio degli impegni europei e internazionali.
Il messaggio è stato ribadito da Luigi Di Marco, della Segreteria generale dell’ASviS, nel corso dell’audizione svoltasi il 3 marzo presso la Camera dei deputati. L’Alleanza ha sottolineato la necessità di allineare in modo stringente gli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività con quello, altrettanto urgente, della riduzione del costo dell’energia, nel rispetto delle misure legislative europee già adottate o in via di definizione, del piano europeo per la riduzione dei costi dell’energia e degli accordi internazionali sul clima.
Non solo. L’ASviS ha richiamato anche il quadro costituzionale, in particolare gli articoli 9 e 41 della Costituzione, e l’articolo 4 della legge 167/2025, che introduce la verifica d’impatto intergenerazionale delle leggi. Un richiamo che rafforza l’idea di una politica energetica capace di coniugare equità sociale, sostenibilità ambientale e responsabilità verso le generazioni future.
L’audizione si è svolta mentre, nelle stesse ore, le notizie sul rialzo dei prezzi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente riaccendevano l’attenzione sull’estrema vulnerabilità del sistema energetico. In questo contesto, l’Alleanza ha avvertito che, per come sono attualmente impostate, le misure previste dal decreto rischiano di vedere evaporare i benefici sociali attesi.
Secondo l’ASviS, la riduzione strutturale del costo dell’energia dovrebbe passare da una riforma organica del mercato elettrico, con un disaccoppiamento stabile del prezzo dell’elettricità da quello del gas, in coerenza con il percorso di progressiva decarbonizzazione. Centrale, inoltre, la promozione dell’autoproduzione da fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, accompagnata dall’introduzione di clausole sociali e ambientali obbligatorie per le imprese che ricevono aiuti pubblici, incluso il sistema ETS.
Proprio sul fronte dell’ETS emergono criticità significative. Nel periodo 2012-2023 l’Italia non ha raggiunto l’obiettivo del 50% di utilizzo delle entrate derivanti dal sistema europeo di scambio delle quote di emissioni per sostenere la transizione. Considerando i soli fondi effettivamente erogati, appena il 9% del totale delle entrate generate è stato utilizzato. Al 2024 l’ammontare complessivo di tali entrate risultava pari a 17,81 miliardi di euro.
Entrando nel merito delle disposizioni, l’ASviS evidenzia elementi di contraddittorietà. Il bonus sociale aggiuntivo previsto dall’articolo 1, comma 1, potrebbe avere un’efficacia strutturale nella riduzione del costo dell’energia per le famiglie se fosse collegato a misure di incentivazione delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica, anche in coerenza con il Piano sociale per il clima. In assenza di tale collegamento, e alla luce delle modalità di copertura finanziaria previste dal comma 4, il rischio è di compromettere gli stessi obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica per cui quelle risorse erano state istituite.
Ulteriori criticità riguardano l’articolo 6, in particolare il comma 3, che introduce una disciplina per il rimborso ai produttori termoelettrici dei prelievi di gas naturale destinati alla produzione di energia elettrica immessa in rete. Una misura che, secondo l’Alleanza, può configurarsi come un “sussidio ambientalmente dannoso” (Sad), segnando un arretramento rispetto agli impegni assunti dall’Italia nella riduzione dei Sad, anche nell’ambito della Missione 7 del Pnrr e del RepowerEU.
Nel complesso, l’intervento dell’ASviS alla Camera delinea una posizione netta: affrontare l’emergenza del caro energia è indispensabile, ma senza perdere di vista la traiettoria della transizione energetica. In caso contrario, il rischio è di intervenire sull’immediato sacrificando la coerenza di lungo periodo e, con essa, la credibilità delle politiche energetiche nazionali.
