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L’insicurezza alimentare, un fenomeno multidimensionale: il Position Paper ASviS
Una questione complessa legato a povertà e disuguaglianze. Il documento ne analizza i fattori alla base, facendo il punto sulle politiche in atto e avanzando proposte per interventi strutturali. 18/05/26
Il concetto di sicurezza alimentare ha subìto una profonda trasformazione nel corso dei decenni. Se in passato era legato unicamente alla disponibilità fisica di scorte sufficienti, oggi si configura come un fenomeno multidimensionale, interessando sempre più anche Paesi ricchi. È quanto emerge dal nuovo Position Paper “Insicurezza alimentare in Italia: lettura multidimensionale e proposte per il cambiamento”, redatto da un nucleo di lavoro trasversale ai Gruppi di lavoro (GdL) dell’ASviS sui Goal 1-10 “Povertà” e “Disuguaglianze” e sui Goal 2-12 “Sconfiggere la fame” e “Produzione e consumo responsabili”.
Per anni, la comunità scientifica e politica, per definire il fenomeno, ha considerato i quattro pilastri stabiliti dalla FAO:
- Disponibilità fisica: la presenza di cibo in quantità e qualità adeguate (tramite produzione locale o commercio).
- Accesso economico e fisico: la capacità delle persone di ottenere il cibo, condizionata da reddito e prezzi.
- Utilizzo: la capacità del corpo di trarre nutrimento, supportata da acqua potabile, igiene e cure sanitarie.
- Stabilità: la garanzia che l'accesso al cibo non venga interrotto da crisi economiche, politiche o ambientali improvvise.
Ma il dibattito contemporaneo affianca alle quattro dimensioni classiche due nuovi pilastri: la sostenibilità dei sistemi e l’agency, ovvero la capacità di individui e comunità di compiere scelte alimentari consapevoli e indipendenti. Questo ampliamento della prospettiva fa sì che il fenomeno riguardi sempre più anche Paesi ad alto reddito, tra cui l’Italia, dove l’insicurezza alimentare non scaturisce da una carenza di cibo sul mercato, ma da una limitata capacità di accesso a diete sane, nutrienti e culturalmente adeguate. Non si tratta solo di una privazione materiale, ma di un'esperienza di esclusione sociale che intacca l'autonomia delle persone e le loro traiettorie di vita.
Le cause e il paradosso della malnutrizione
L’insicurezza alimentare è fortemente intrecciata con fattori economici, sociali ed educativi. Le differenze nei livelli di reddito e di istruzione incidono in modo determinante sulla capacità di compiere scelte alimentari salutari e consapevoli. L'inflazione che ha colpito i beni alimentari negli ultimi anni ha eroso drasticamente il potere d'acquisto delle famiglie, spingendole verso strategie di adattamento che consistono nel sostituire cibi freschi con prodotti più economici, spesso ultra-processati e ad alta densità calorica, ma poveri di nutrienti.
Questa dinamica alimenta un paradosso sempre più evidente: la coesistenza di povertà materiale e malnutrizione per eccesso. L'obesità, in particolare tra bambine, bambini e adolescenti, emerge così come una nuova forma di insicurezza alimentare, sintomo di ambienti in cui il cibo è caloricamente sufficiente ma qualitativamente inadeguato. Un ruolo aggravante è giocato dai cosiddetti "deserti alimentari" (food desert), aree urbane o periferiche svantaggiate in cui l'accesso fisico a punti vendita di alimenti sani è fortemente precluso da carenze infrastrutturali e commerciali.
Le politiche in atto in Italia
Dal punto di vista delle politiche di contrasto, l’Italia si affida a un sistema articolato che integra strumenti europei, fondi nazionali e l'imprescindibile azione sussidiaria del Terzo settore. Sul piano normativo, la Legge 166/2016 (cd. Legge Gadda) ha rappresentato un passo fondamentale, strutturando e incentivando il recupero delle eccedenze alimentari per fini umanitari, divenuto per anni l'asse portante dell'assistenza nel nostro Paese.
Sul fronte europeo, la distribuzione di aiuti materiali agli indigenti, un tempo affidata al Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), è oggi gestita attraverso il Fondo sociale europeo plus (FSE+). Sul piano prettamente nazionale, le istituzioni hanno messo in campo diverse misure, tra cui:
- L'Assegno di inclusione (Adi): introdotto dal 2024 in sostituzione del Reddito di Cittadinanza, offre sostegno economico a nuclei fragili vincolandolo alla partecipazione a percorsi formativi e di inclusione socio-lavorativa.
- La carta "Dedicata a te": un fondo destinato all'acquisto di beni alimentari di prima necessità erogato tramite una tantum su carte prepagate, rivolto a famiglie con un ISEE inferiore a 15mila euro.
- Il Reddito alimentare: una misura sperimentale avviata nel 2023 in quattro città metropolitane, finalizzata a combattere lo spreco mediante la distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari invenduti donati dalla distribuzione.
Il ruolo del Terzo settore: esperienze e buone pratiche
Per affrontare e gestire il fenomeno in maniera più capillare sui territori, le iniziative promosse dalle organizzazioni della società civile e dal Terzo settore giocano un ruolo fondamentale. Vediamo alcune:
- Fondazione Banco Alimentare: coordina il recupero di eccedenze e la distribuzione a oltre 7.600 organizzazioni partner, integrando gli aiuti con misure di accompagnamento sociale e orientamento ai servizi;
- Unicef: promuove le Baby Friendly Initiative per proteggere l'allattamento e garantire la sicurezza alimentare dei bambini e delle bambine nei primi mille giorni di vita, contrastando le disuguaglianze di salute fin dalla nascita;
- Azione Contro la Fame: con il progetto "Mai più fame", attivo a Milano e Napoli, combina il sostegno economico con percorsi di educazione alimentare e riattivazione professionale per favorire l’autonomia di lungo periodo delle famiglie;
- Radici Sane APS: punta sull'educazione alimentare nelle scuole come leva di prevenzione primaria ed empowerment, promuovendo una proposta di legge per renderla materia di insegnamento curricolare;
- Cittadinanzattiva: attraverso il suo Osservatorio sulla ristorazione scolastica, monitora le disparità territoriali nell'accesso alle mense, proponendo di trasformare il servizio in un presidio educativo e di salute pubblica universale.
Le proposte per garantire il diritto al cibo
Nonostante l'ampio ventaglio di interventi, la crescita della domanda di aiuto indica chiaramente che l'approccio è ancora troppo legato a logiche emergenziali e frammentate. Il Position Paper dell'ASviS sottolinea l'urgenza di un cambio di paradigma politico: riconoscere esplicitamente il diritto al cibo come diritto umano fondamentale nella legislazione nazionale.
Per combattere efficacemente l'insicurezza alimentare occorre superare la logica del mero assistenzialismo materiale. L'ASviS raccomanda l'adozione di un approccio sistemico che leghi il contrasto alla povertà economica a una solida educazione alimentare nelle scuole, a un maggiore coinvolgimento delle reti territoriali e alla garanzia di accesso universale a mense scolastiche di qualità, vere infrastrutture di cittadinanza e prevenzione.
