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Lo sviluppo è sostenibile solo se anche culturale: l’evento Festival su patrimonio artistico e giovani
Musei, dialogo tra comunità, diritti umani e scenari futuri: di questo e altro si è parlato all’evento di Roma presso l’Istituto centrale per la grafica. La cultura è il Goal trasversale che deve attraversare tutti gli altri. 29/05/26
Mettere la cultura al centro dell’Agenda 2030. Ma in che modo? Questa la domanda al cuore dell’evento “Il goal necessario: la cultura, fondamento dello sviluppo sostenibile” che si è tenuto il 27 maggio a Roma presso la Sala Dante, Istituto Centrale per la Grafica, all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026.
“Non possiamo più considerare il rapporto tra cultura e sostenibilità come accessorio. Non esiste sostenibilità autentica senza una trasformazione culturale profonda”. Questo le parole di Fabio De Chirico, direttore Istituto centrale per la grafica, che fa gli onori di casa introducendo i lavori, moderati dal giornalista e autore Marco Frittella. “Quando parliamo di sostenibilità ci limitiamo di solito a quella ambientale o economica”, prosegue De Chirico. “Ma esiste una sostenibilità della conoscenza e della memoria. La cultura deve essere considerata una dimensione trasversale sviluppo sostenibile. Colmare questo scarto è una sfida centrale prossimi anni”.
“La governance dei musei non può più prescindere dal tema dello sviluppo sostenibile”, aggiunge Massimo Osanna, direttore generale Musei per il Ministero della cultura (Mim), ponendo l’accento sui rinnovamenti che le strutture museali stanno mettendo in atto da anni, dall’efficientamento energetico alla resilienza ai cambiamenti climatici fino all’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale. “I musei non sono sostenibili se non sono aperti a tutti e possono raggiungere tutti i pubblici”, anche attraverso le nuove tecnologie, dalla realtà aumentata alla digitalizzazione.

Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale, parla della cultura come pilastro dello sviluppo sostenibile: “Non è possibile costruire modelli di sviluppo equi, inclusivi e duraturi senza integrare in modo organico con la dimensione culturale. Non si tratta solo di un patrimonio da tutelare”, prosegue Russo, “ma di una struttura immateriale dello sviluppo”.
“La cultura si costruisce dietro ogni espressione creativa dell’essere umano. Ma dietro ci siamo sempre noi”, ricorda Mariassunta Peci, direttore generale Affari europei e internazionali del Mim. La cultura è infatti un’occasione di dialogo tra popoli, un luogo di scambio e relazioni umane, un dialogo necessario per dare segnali di sviluppo, pace e sostenibilità, basati su “una mano tesa, un ascolto empatico”. “Non dobbiamo essere visionari”, conclude Peci, “abbiamo l’obbligo di esserlo”.
L’intervento di Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, chiude il primo panel istituzionale. Dopo aver ricordato l’impegno del gruppo di lavoro dell’Alleanza dedicato al tema cultura, spinge lo sguardo in avanti, verso la “cultura del futuro”. Questo settore, spiega Giovannini, necessita di un “cambio di paradigma” per educare e formare agli scenari futuri i funzionari pubblici, ma non solo: bisogna allargare il dibattito a tutta la popolazione italiana. Con questo scopo è nato Ecosistema Futuro che vuol porre il futuro, o meglio i futuri, al centro del dibattito politico, culturale, economico. Motivo per cui è stata lanciata a Parma l’Assemblea nazionale sul futuro, “il futuro parlamento dei giovani”, fondato da una costituente di 40 ragazzi e ragazze under 35 più 12 mentor come Giuliano Amato, Silvana Sciarra e Mario Monti.
“A livello nazionale e internazionale si parla molto della preservazione della cultura, ma non del diritto della cultura”, prosegue Alexandra Xanthaki, alta rappresentante dei Diritti culturali delle Nazioni Unite, sottolineando la necessità di una partecipazione degli individui. “Gli Stati parlano di proteggere la loro cultura, ma dovrebbero intraprendere azioni positive per proteggere il diritto di ognuno a partecipare. In particolare”, avverte Xanthaki, “per quanto riguarda minoranze culturali”.

“Come si riesce a supportare il diritto alla cultura, quando si collabora con Paesi esteri?” si chiede Paola Abenante, del Desk geografico Africa Sud-orientale e responsabile team Cultura e sviluppo dell’Agenzia italiana cooperazione allo sviluppo. “Con una serie di attività che hanno come fondamento l’analisi dei bisogni e del contesto. Bisogna riconoscere le diversità di culture e stakeholder del Paese con cui si andrà a lavorare”. Ad esempio, attraverso attività di coprogettazione di iniziative si possono “costruire dialoghi piuttosto che imporre modelli culturali, consentendo ad altre voci di entrare nel merito”.
Il giornalista e conduttore televisivo e radiofonico Emilio Casalini ha poi portato una serie di esempi di “luoghi che funzionano”, tratti dal suo programma Generazione Bellezza, che racconta il valore della bellezza italiana con storie di luoghi, persone e progetti che valorizzano il nostro patrimonio culturale. Esperienze come quelle della città di Aielli, dove è stato scritto su un muro tutto il libro Fontamara di Ignazio Silone, rivitalizzando un luogo dimenticato, “ci fanno capire che le cose si possono fare, e che la cultura può generare una rinascita anche in termini di economia reale”.
Il direttore Parco archeologico del Colosseo Simone Quilici pone l’accento sull’enorme stress a cui sono sottoposti i grandi monumenti italiani, tra cambiamento climatico e overtourism. Per questo motivo “bisogna trovare degli equilibri”. Di quale tipo? Per esempio ribilanciando il flusso tra turisti esteri e locali o generando un ribilanciamento territoriale. Le istituzioni culturali romane stanno cercando di comunicare meglio le attrattive di località fuori dal centro storico, per evitare il congestionamento nei dintorni di pochi attrattori culturali. In questo senso è anche utile un miglior connubio tra monumenti e gestione del verde limitrofo, su cui la direzione del Parco archeologico Colosseo sta puntando molto.

Daniele Spizzichino, del dipartimento per il Servizio geologico di Ispra, coglie la palla al balzo per parlare della “tropicalizzazione dell’area mediterranea” e dei fenomeni estremi (come precipitazioni breve e intese) che stanno mettendo a rischio i nostri beni culturali. “Parchi e musei devono prendere consapevolezza di questi fenomeni, sia per quanto riguarda i flussi turistici che per i cambiamenti climatici”.
Ma la cultura si respira già dai primi passi che si muovono in un Paese, e in questa direzione vanno le iniziative riportate da Giovanna De Cesare, head of Corporate & Internal communication, partnership, events & CSR di Aeroporti di Roma. “L’aeroporto è la prima porta di accesso al Paese, dà la possibilità di affacciarsi alla sua cultura”. Per questo l’Aeroporto di Fiumicino ha inserito all’interno delle sue strutture i reperti provenienti dell’area archeologica di Ostia Antica, di alto valore culturale e molto vicina alla struttura. “Dobbiamo fare in modo che l’aeroporto diventi la vetrina del nostro Paese e sappia vivere il contesto territoriale in maniera sana, valorizzandolo” e tutelandolo con progetti sostenibili come impianti fotovoltaici e batterie second life, di cui l’Aeroporto di Fiumicino è dotato da tempo.
Angelo Piero Cappello, direttore generale Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato e direttore generale ad interim Creatività contemporanea, si interroga sulle azioni e linee guida per il Ministero della cultura e il governo. “Il Ministero nasce con un’ottica e una vocazione alla tutela e alla conservazione. Ha fatto sempre fatica quando si tratta di dialogare con la creatività contemporanea”. Nonostante questo, il percorso è necessario poiché “riguarda l’eredità che lasceremo al futuro” e, allo stesso tempo, è parte attiva di quella “rigenerazione del tessuto sociale che nasce da un evento culturale e può diventare, ad esempio, attivatore di un percorso di rigenerazione urbana”.
Sempre in tema l’intervento di Simonetta Giordani, segretario generale Associazione Civita, che ricorda la potenzialità della cultura e della valorizzazione del patrimonio come “motore di sviluppo economico”, attivando un partenariato efficace tra pubblico e privato, come è stato per l’appunto il caso di Civita di Bagnoregio, rigenerata grazie a un processo condiviso che ha visto la partecipazione di stakeholder provenienti da diverse aree della società.
“L’impatto dell’industria musicale è un impatto culturale”, prosegue Marco Gisotti, direttore scientifico dell'Osservatorio spettacolo e ambiente. “La sostenibilità è molto importante per questo settore, ma bisogna registrare alcuni dati, come l’altissimo livello di precarietà lavorativa e il problema dell’equilibrio di genere”. In questo senso, bisogna acquisire più competenze di sostenibilità e green: “Il futuro non sarà roseo ma verde”.
Per Caterina Spezzano, dirigente tecnico del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’istruzione e del merito (Mim), “la parola chiave è il patrimonio delle conoscenze, che non può essere calato dall’alto ma co-costruito attraverso una serie di interventi sistemici e sistematici rivolti alle nostre scuole”, offrendo agli studenti e studentesse gli strumenti “per arrivare nel 2030, ma anche prima, a raggiungere determinati obiettivi”. Mentre Marina Giuseppone, direttore Generale risorse umane e organizzazione del Mic, parla dei luoghi di cultura come di “spazi per affrontare tematiche sociali importanti, come ad esempio la salute”. Argomenti e messaggi che possono essere veicolati dalle nuove generazioni, che “vogliono essere protagoniste e culturalmente attive”.
“Un museo, con le sue collezioni, traduce la sostenibilità per i giovani”, riprende Michela Rota, coordinatrice del GdL Icom Italia sostenibilità e Agenda 2030 e del Network Musei dei Futuri di Ecosistema Futuro. Giovani che, come ricorda anche Giuseppone, vogliono essere coinvolti come parte attiva, tanto nel presente quanto per il futuro. Per questo motivo, racconta Rota, è stato messo a punto con ASviS e Icom il Network dei Musei dei Futuri, iniziativa nata all’interno di Ecosistema Futuro che vuole rendere i musei luoghi per alfabetizzare i visitatori ai pensieri anticipanti e alla produzione di scenari.

Simona Bondanza, head of Sustainability and public Affairs Costa Edutainment e Opera Laboratori, racconta le esperienze di Costa Edutaiment e Opera Laboratori dove “l’educazione si fa attraverso l’esperienza”. Le persone, spiega Bondandza, non sono legate solo al museo, all’acquario che vanno a visitare, ma anche alle “modalità in cui i contenuti vengono trasmessi”. In questo senso, la produzione di beni culturali “produce molta ricchezza”, un bagaglio educativo con cui “i nostri ragazzi un giorno andranno in giro per il mondo, formando un valore non immediatamente monetizzabile ma fondamentale”.
Di “whole school approach” parla invece Giordana Francia, co-coordinatrice dei Gruppi di lavoro ASviS sul Goal 4 ed Educazione, in un panel dedicato alla premiazione delle scuole per il concorso Mim-ASviS “Facciamo 17 Goal. Whole School Approach per l'educazione allo sviluppo sostenibile”, moderato dal conduttore di Rai Kids Marco Di Buono. Parlare di Whole school approach, spiega Francia, significa “considerare la sostenibilità come uno strumento integrato che permei l’intero sistema scolastico, da come si gestiscono i rifiuti al modo in cui studenti e studentesse esprimono la loro partecipazione, fino all’inserimento dei docenti”. Quando si mettono questi concetti a sistema, aggiunge Francia, “funziona tutto meglio”. Caterina Spezzano, già precedentemente intervenuta, ha sottolineato l’entusiasmo con cui le scuole hanno partecipato al concorso, già in piedi da due anni. I progetti delle scuole primarie, secondarie e terziarie hanno riguardato le tematiche più diverse, dalla tutela del mare alla gestione delle microplastiche fino all’utilizzo del linguaggio giovanile per comunicare l’Agenda 2030.
A seguire sono state premiate le tre scuole vincitrici della terza edizione del concorso “Consapevolmente in viaggio. Un’agenda nello zaino”, progetto sulla mobilità sostenibile promosso da Trenitalia in collaborazione con ASviS. A parlarne Nicoletta Antonias, responsabile Sostenibilità e infrastrutture sostenibili di Trenitalia, che ricorda il “valore sostenibile” dello spostamento ferroviario, che “ci dà la possibilità di viaggiare in modo diverso, riscoprire il valore del tempo e delle relazioni”. Tanti ragazzi e ragazze, prosegue Antonias, “hanno usato il viaggio come metafora e occasione concreta di collaborare con le comunità di riferimento”.
A chiudere il convegno Valentina Gemignani, capo di Gabinetto del Mim, e Paola Dubini, coordinatrice Gruppo di lavoro ASviS “Cultura per lo Sviluppo Sostenibile” e direttrice del Centro di ricerca ASK Bocconi.
Per Gemignani questa giornata “è stata un’occasione per discutere un tema importante: lo sviluppo è davvero sostenibile solo quando è anche culturale, generando consapevolezza e una visione del futuro, costruendo un senso di comunità e alimentando il dialogo tra le generazioni”. Dubini tira le fila della giornata: “Abbiamo visto con mano in questo convegno che la cultura attraversa tutti gli Obiettivi ed è a suo tempo un Goal specifico, che ci porta a riflettere con grande serietà sul luogo da cui veniamo, su cosa facciamo e come ci relazioniamo con i luoghi e le persone”. La cultura, ancora una volta, “racconta chi siamo e da dove veniamo. Da qui dobbiamo partire”.
