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Qualità dell’aria, ASviS: “recepimento Ue cruciale ma servono regole più ambiziose”
Ferrazzi in audizione al Senato: “La qualità dell’aria è una priorità sanitaria ed economica”. L’Alleanza chiede più coerenza con l’Ue, target Oms e governance rafforzata per rendere efficaci le politiche. 16/09/26
Il recepimento della nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria rappresenta un passaggio cruciale per aggiornare le politiche ambientali italiane, ma restano criticità che rischiano di limitarne l’efficacia. È uno dei messaggi emersi nel corso dell’audizione ASviS al Senato sullo schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva (Ue) 2024/2881, lanciati il 16 settembre da Andrea Ferrazzi, responsabile delle relazioni istituzionali dell’Alleanza. “Il recepimento della direttiva europea costituisce un’occasione fondamentale per rafforzare la tutela della salute e dell’ambiente, in coerenza con i principi costituzionali introdotti nel 2022”, ha osservato Ferrazzi, richiamando gli articoli 9 e 41 della Costituzione, che di fatto rendono la qualità dell’aria un obiettivo trasversale delle politiche pubbliche.
Lo schema di decreto introduce nuovi strumenti di pianificazione, tra cui l’obbligo di adottare tabelle di marcia per le aree a rischio di superamento dei limiti entro il 2030, e definisce i criteri per la rete dei cosiddetti “supersiti” di monitoraggio, destinati a migliorare la qualità e l’affidabilità dei dati. Viene inoltre rafforzato il ricorso a modelli atmosferici per supportare la valutazione delle concentrazioni di inquinanti.
Tuttavia, l’analisi di conformità evidenzia alcuni elementi di criticità. In particolare, lo schema nazionale prevede una riduzione del numero di punti di campionamento fino al 25% in determinate condizioni, rispetto al 50% consentito dalla direttiva europea, e limita l’attuazione delle disposizioni relative al diritto al risarcimento per danni alla salute. “È importante garantire una piena coerenza con il quadro europeo, soprattutto per quanto riguarda la tutela effettiva dei cittadini”, ha sottolineato Ferrazzi.
Un elemento valutato positivamente riguarda invece l’introduzione di una disciplina specifica per la qualità dell’aria negli ambienti chiusi, come scuole, uffici e strutture sanitarie, ambito non coperto direttamente dalla normativa europea. Nel corso dell’audizione, l’ASviS ha richiamato anche il divario tra i limiti europei al 2030 e le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. Per il PM2,5, la direttiva fissa un limite annuale di 10 microgrammi per metro cubo, mentre l’Oms raccomanda una soglia di 5 microgrammi. “Le amministrazioni dovrebbero assumere progressivamente i parametri Oms come riferimento di lungo periodo, in coerenza con l’obiettivo di inquinamento zero al 2050”, ha evidenziato Ferrazzi.
Secondo le stime riportate nel corso dell’audizione, a livello globale l’esposizione agli inquinanti atmosferici causa circa 6,6 milioni di decessi prematuri l’anno, mentre in Italia si registrano oltre 40mila morti premature attribuibili al solo PM2,5. Nel 2025, città come Palermo, Milano e Napoli hanno superato per decine di giorni i limiti di qualità dell’aria.
Un’analisi Ocse basata su oltre 2,5 milioni di imprese europee mostra che un aumento di 1 microgrammo per metro cubo di PM2,5 è associato a una riduzione dello 0,55% della produttività del lavoro. “La qualità dell’aria non è solo una questione ambientale, ma una variabile che incide direttamente sulla competitività del sistema economico”, ha osservato Ferrazzi.
Nel complesso, l’inquinamento atmosferico comporta costi stimati in circa 600 miliardi di euro l’anno per i Paesi dell’Unione europea, pari al 4% del Pil. Una cifra che include anche la perdita di ore lavorative legata alle malattie correlate all’inquinamento.
Alla luce di questo quadro, l’ASviS indica alcune priorità per rafforzare l’efficacia del recepimento. Tra queste, il potenziamento dei meccanismi di monitoraggio e della governance, l’integrazione della valutazione di impatto sanitario nella pianificazione e una maggiore attenzione alle condizionalità finanziarie, per evitare che i territori più in difficoltà vengano penalizzati.
Un focus specifico riguarda anche il settore agricolo e zootecnico, responsabile di una quota rilevante delle emissioni di ammoniaca, precursore del particolato secondario (particelle che non sono state immesse direttamente in aria ma che si sono formate a seguito di processi chimici). “È necessario accompagnare le imprese verso modelli produttivi a minore impatto emissivo, utilizzando in modo più efficace gli strumenti della Politica agricola comune e delle politiche di coesione”, ha concluso Ferrazzi.
