Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
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The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie dal mondo ASviS

Edilizia: oltre 83 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno in Italia

Il Manuale Ispra analizza 32 imprese Emas delle costruzioni: energia e rifiuti sono gli indicatori più monitorati, mentre riuso e materiali ecocompatibili restano poco diffusi. Focus sulle buone pratiche nei cantieri. 19/02/26

giovedì 19 febbraio 2026
Tempo di lettura: min

Il settore delle costruzioni è uno dei pilastri dell’economia europea e nazionale. In Europa contribuisce per il 9% al Pil e genera circa 18 milioni di posti di lavoro. Ma è anche responsabile di circa 277 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente ogni anno, pari a quasi il 9% delle emissioni complessive di gas serra. In Italia il peso ambientale è altrettanto evidente: secondo il rapporto sui rifiuti speciali (Ispra 2025 su dati 2023), il settore produce oltre 83 milioni di tonnellate di rifiuti, più della metà del totale dei rifiuti speciali nazionali. Numeri che spiegano perché l’edilizia sia un nodo centrale della transizione ecologica.

A questo tema è dedicato il manuale e linee guida 211/2025Emas nel settore delle costruzioni: buone pratiche e circolarità”, pubblicato da Ispra nell’ambito del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente. Il documento analizza le Dichiarazioni ambientali di 32 organizzazioni italiane registrate Emas, attive nel comparto costruzioni, con l’obiettivo di valutare le prestazioni ambientali del settore e offrire indicazioni operative per rafforzare un approccio improntato alla sostenibilità e alla circolarità. L’analisi prende in considerazione il periodo 2020–2023 e si concentra sugli indicatori ambientali più significativi: consumi idrici ed energetici, utilizzo di fonti rinnovabili, produzione e recupero dei rifiuti, riuso dei materiali e impiego di materiali ecocompatibili.

L’analisi dei dati: energia e rifiuti sotto osservazione

Dall’analisi Ispra emerge un impegno diffuso nel monitoraggio dell’energia elettrica, rilevata dal 100% del campione, con una riduzione dei consumi nel 53% dei casi. Anche il consumo di carburante è ampiamente monitorato e nel periodo analizzato si registra una lieve prevalenza di riduzioni dei consumi rispetto agli aumenti. Più articolato è il quadro relativo alle fonti rinnovabili. Il dato, disponibile solo per una parte del campione, mostra un andamento non lineare: nel periodo 2020–2023 si registra una variazione negativa nella produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il risultato evidenzia una criticità strutturale. Se il monitoraggio dei consumi energetici è ormai diffuso, l’integrazione stabile delle rinnovabili nei processi aziendali non appare ancora consolidata. In un settore ad alta intensità energetica come quello delle costruzioni, questo rappresenta uno dei punti decisivi per rendere credibile il percorso di decarbonizzazione.

La produzione di rifiuti è monitorata dal 94% delle organizzazioni, ma nel periodo analizzato si registra una lieve prevalenza di aumenti nella quantità di rifiuti prodotti.

Più fragile è il fronte delle pratiche circolari, dove è significativa la dinamica legata al recupero dei rifiuti. Il campione mostra una situazione poco dinamica: nella maggioranza dei casi non si registrano variazioni, mentre le riduzioni del recupero risultano più frequenti rispetto agli incrementi.

Il recupero dei rifiuti – elemento chiave in un’ottica di economia circolare – non ha ancora assunto un andamento strutturalmente crescente nel settore. Dato che conferma che la gestione dei rifiuti è monitorata, ma il salto qualitativo verso il riuso, il recupero e l’utilizzo di materiali ecocompatibili resta una sfida aperta.
Nel complesso, l’analisi restituisce l’immagine di un settore che ha avviato percorsi di gestione ambientale strutturata, ma che deve ancora consolidare le azioni più innovative e trasformative. A questo si aggiunge un’evidente disomogeneità nella scelta degli indicatori e delle unità di misura, che limita il confronto tra imprese e rende più complessa una pianificazione strategica su scala settoriale.

Dalla misurazione all’azione: le buone pratiche nei cantieri

Il Manuale dedica ampio spazio alla fase di cantiere, riconoscendola come momento cruciale del ciclo di vita dell’opera. È qui che si concentrano consumi di risorse, produzione di rifiuti, emissioni di polveri e rumore. L’adozione di un sistema di gestione ambientale o di un Piano ambientale di cantierizzazione consente di monitorare acqua, energia e rifiuti, ridurre gli impatti e programmare interventi di miglioramento.
Particolare attenzione è riservata alla gestione dei rifiuti. In coerenza con i Criteri ambientali minimi per l’edilizia (Cam), almeno il 70% in peso dei rifiuti non pericolosi, esclusi gli scavi, dovrebbe essere avviato a riuso, recupero o riciclo. Il riutilizzo del materiale di scavo, la riduzione del conferimento in discarica, la tutela del suolo e della biodiversità, la prevenzione delle polveri e il controllo delle emissioni rappresentano elementi centrali per contenere l’impatto ambientale delle opere.

In questo quadro, Emas rappresenta uno strumento strutturato di gestione ambientale, che consente alle organizzazioni di analizzare i propri impatti, definire obiettivi di miglioramento e rendicontare in modo trasparente i risultati. Richiede alle organizzazioni di rivedere i propri processi produttivi, individuare flussi di materiali riutilizzabili, coinvolgere dipendenti e stakeholder e comunicare i risultati ambientali attraverso la Dichiarazione ambientale convalidata.
È un modello che integra monitoraggio, responsabilità e miglioramento continuo.

Un settore chiave per la transizione ecologica

In Italia operano circa 530 mila imprese nel settore delle costruzioni, pari all’11,5% dell’offerta produttiva nazionale tra industria e servizi, e il 95% ha meno di dieci addetti. Si tratta quindi di un comparto frammentato, composto in larga parte da micro e piccole imprese. Per questo Ispra sottolinea la necessità di rafforzare la standardizzazione degli indicatori ambientali e migliorare la qualità e la comparabilità dei dati. L’edilizia può diventare una leva decisiva per ridurre emissioni, consumi di risorse e produzione di rifiuti. I numeri mostrano l’urgenza. Le buone pratiche indicate dal Manuale tracciano una direzione chiara: fare della gestione ambientale dei cantieri e della circolarità dei materiali una componente strutturale del modo di costruire.

Scarica le buone pratiche Emas

 

Copertina: NikguyPixabay

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