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Parità di genere, Italia fanalino di coda in Ue. Le 10 priorità di UN Woman Italia
Occupazione femminile al 53%, nidi al 30% e divario salariale nel privato al 17%. Il Rapporto fotografa un Paese lontano dalla parità. Ai ritmi attuali serve un secolo per colmare il gap. 7/01/26
Un Paese in cui la distanza tra uomini e donne resta tra le più profonde d’Europa. È questa la fotografia scattata dal Rapporto “Italia e parità di genere: ridefinire le priorità e accelerare il cambiamento” di UN Woman Italia. A certificare la profondità del fenomeno è il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, che colloca l’Italia all’85esimo posto su 148 Paesi, evidenziando un ritmo di avanzamento tanto lento da proiettare al 2148 il pieno raggiungimento della parità. Il comitato scientifico di UN Woman Italia, tra i cui membri c’è Marcella Mallen, presidente dell’ASviS, individua tre direttrici strategiche - autonomia economica, infrastrutture sociali e cambiamento culturale -, da cui derivano dieci proposte per invertire la tendenza.
I dati principali
L’occupazione femminile si ferma al 53,7% a fronte del 71,2% maschile, con divari ancora più marcati nel Mezzogiorno, dove la partecipazione lavorativa delle donne è poco più della metà rispetto al Nord. Anche se le donne rappresentano oltre la metà dei laureati, rimangono fortemente sottorappresentate nelle discipline Stem, dove si attestano al 16,8% rispetto al 37% degli uomini. Le difficoltà si traducono in un reddito medio femminile pari al 56,7% di quello maschile e in carriere più discontinue che influiscono su redditi futuri e pensioni, con un gender pension gap del 28,6% e una copertura previdenziale femminile ben inferiore rispetto agli uomini.

Fig.1 Tasso di occupazione delle donne

Fig.2 Il divario nelle materie Stem
Il nodo economico del capitale umano femminile
Sul fronte del lavoro, i divari non riguardano soltanto l’accesso, ma anche la qualità dell’impiego e le carriere lavorative. Il part-time involontario colpisce il 15,6% delle donne contro il 5,1% degli uomini, segnalando una segmentazione del mercato che limita autonomia finanziaria e sviluppo di carriera. Tra i Neet, la componente femminile è più elevata: il 16,6% delle giovani non studia e non lavora. Una mancata partecipazione dovuta, evidenzia il Rapporto, a motivi familiari e di cura domestica. Anche l’imprenditorialità riflette un quadro di fragilità strutturale. Le imprese femminili sono il 22,2% del totale, ma nelle startup innovative la quota scende al 13,8%. Le donne inoltre guidano solo il 2,2% delle società quotate e occupano appena il 3,5% delle presidenze dei consigli di amministrazione.
Asili nido insufficienti e congedi sbilanciati: così nasce la child penalty
Il Rapporto sottolinea come le infrastrutture sociali per la vita familiare costituiscano un ostacolo determinante alla parità. La copertura degli asili nido si ferma al 30% su base nazionale, con picchi al ribasso del 17,4% nel Mezzogiorno, lontana dall’obiettivo europeo del 45% al 2030. Questo deficit si traduce in carriere interrotte, riduzione delle ore lavorative e rinunce professionali che alimentano una child penalty superiore al 30%. Il congedo di paternità obbligatorio resta fermo ai 10 giorni previsti dalla normativa europea, con un utilizzo del 64,5% ma con fortissimi divari territoriali: 76% al Nord e 44% al Sud. Le esperienze degli altri Paesi dimostrano che congedi più equi e non trasferibili, insieme a servizi universali per accudire i bambini, possono ridurre drasticamente il divario occupazionale.
Divari digitali e nuove forme di violenza
Il cambiamento culturale, terza direttrice strategica del Rapporto, passa dal superamento del digital gender gap. Solo il 44% delle donne possiede competenze digitali di base contro una media Ue del 54%, e appena l’1,5% lavora come specialista Ict. Gli stereotipi che orientano le scelte formative e professionali si manifestano già nella scuola e si consolidano lungo tutto il percorso lavorativo. A queste disparità si aggiungono dimensioni emergenti della violenza di genere, come la violenza economica e la cyber-violence. Nel primo trimestre del 2025 le segnalazioni di violenza economica al numero nazionale 1522 sono state 806, mentre le molestie online colpiscono il 3,8% delle donne, con un’incidenza maggiore tra chi utilizza il digitale per studio o lavoro. Il documento evidenzia come la tolleranza sociale verso gli abusi online resti presente, con percentuali significative di popolazione che tende a minimizzare o giustificare comportamenti violenti nella sfera digitale.

Fig.3 Le raccomandazioni di UN Women Italia
Dieci raccomandazioni per invertire la rotta
Dalle evidenze raccolte emergono dieci proposte prioritarie. Le raccomandazioni coprono empowerment economico, politiche di conciliazione, sviluppo di competenze, contrasto alla violenza di genere e riforme abilitanti per una maggiore partecipazione femminile. L’obiettivo, ribadito dalle rappresentanti di UN Women Italia, è trasformare la parità di genere da questione sociale a leva strategica di sviluppo, competitività e coesione democratica. Nessuna misura settoriale, conclude il Rapporto, può colmare da sola il divario di genere. Servono politiche strutturali, servizi universali, incentivi alla partecipazione femminile e un nuovo patto culturale che coinvolga attivamente anche gli uomini.
