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Alcol e zuccheri, l’Oms rilancia sulle tasse: una leva per salute e sostenibilità
116 Paesi tassano le bevande zuccherate e 167 applicano imposte su alcolici, ma in tanti casi i tributi restano bassi. Molti prodotti ad alto contenuto di zucchero sono ancora esclusi dalla fiscalità. 03/02/26
Aumentare le tasse su alcol e bevande zuccherate è una delle misure più efficaci e meno costose per prevenire malattie croniche e ridurre la pressione sui sistemi sanitari. È quanto emerge dal Rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) “Global report on the use of alcohol taxes 2025” che invita i governi a rafforzare le politiche fiscali su questi prodotti come parte integrante delle strategie di salute pubblica. Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, le cosiddette “health taxes” permettono di ottenere un duplice risultato: ridurre il consumo di beni nocivi e generare risorse economiche da reinvestire in sanità, istruzione e protezione sociale. Tuttavia, i dati mostrano che in molti Paesi le aliquote restano basse o non vengono aggiornate all’inflazione, rendendo alcol e bevande zuccherate sempre più accessibili in termini reali.

Fig.1 Le accise su alcol e bevande zuccherine nel mondo
Bevande zuccherate: molte esclusioni, politiche frammentate
Il Rapporto sulle bevande zuccherate evidenzia che 116 Paesi nel mondo applicano una qualche forma di tassa su soft drink e bibite gassate. Tuttavia, numerosi prodotti ad alto contenuto di zuccheri, come succhi 100% frutta, bevande a base di latte zuccherato, caffè e tè pronti da bere, restano esclusi, riducendo l’efficacia complessiva della misura. L’evidenza scientifica è consolidata: un consumo elevato di bevande zuccherate è associato a maggior rischio di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, carie e altri problemi metabolici. L’Oms sottolinea che tassare in modo selettivo solo alcune categorie di prodotti spinge spesso l’industria e i consumatori a spostarsi verso alternative altrettanto zuccherate ma non tassate.
Il quadro europeo: consumi elevati e prezzi stabili
In Europa, la situazione è particolarmente rilevante. La maggior parte dei Paesi applica accise su alcol e, in misura variabile, sulle bevande zuccherate, ma in molti casi l’impatto sui prezzi reali è limitato, insufficiente per incidere in modo significativo sui comportamenti di consumo. Il risultato è che, nonostante l’aumento dei costi sanitari legati a malattie croniche e dipendenze, alcol e bevande zuccherate restano facilmente accessibili. In diversi Paesi europei, inoltre, le aliquote non vengono adeguate automaticamente all’inflazione, con il paradosso che, in termini reali, il prezzo di questi prodotti tende a diminuire nel tempo.
Il caso italiano: una “sugar tax” ancora sospesa
In Italia il tema è particolarmente emblematico. La sugar tax, introdotta formalmente ma più volte rinviata, non è ancora entrata pienamente in vigore, nonostante l’elevata diffusione di sovrappeso e obesità, soprattutto tra bambini e adolescenti. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, oltre il 40% dei bambini italiani è in eccesso di peso, con forti disuguaglianze territoriali e socio-economiche. Tuttavia, l’Oms ricorda che anche consumi moderati ma regolari contribuiscono in modo significativo al carico complessivo di malattie, inclusi tumori, patologie cardiovascolari e disturbi mentali.
Evidenze e benefici: la tassazione come leva contro le disuguaglianze
L’Oms richiama esempi concreti che dimostrano l’efficacia delle imposte sanitarie. Nel Regno Unito, l’introduzione nel 2018 di una tassa sulle bevande zuccherate ha portato a una riduzione del contenuto di zuccheri nei prodotti, a un aumento delle entrate fiscali, 338 milioni di sterline nel solo 2024, e a un calo dei tassi di obesità tra le bambine di 10-11 anni, soprattutto nelle aree più svantaggiate. Per l’Oms rafforzare e riprogettare le tasse su alcol e bevande zuccherate rappresenta una strategia “triplo vantaggio”: migliora la salute pubblica, rafforza le finanze statali e contribuisce a ridurre le disuguaglianze sociali, poiché i benefici sanitari sono maggiori proprio tra le fasce di popolazione più vulnerabili. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescita dei costi sanitari, l’Oms sottolinea che rinviare ulteriormente queste misure significa perdere una delle leve più efficaci per prevenire malattie evitabili e garantire la sostenibilità dei sistemi di welfare nel lungo periodo.
