Notizie
Giovani e benessere mentale: il 40% si è rivolto a un professionista
Dal World Youth Report dell’Onu: disuguaglianze, povertà, istruzione e lavoro incidono direttamente sul benessere, mentre stigma e barriere sociali limitano accesso a cure e opportunità. 2/03/26
In Sierra Leone un giovane di 22 anni racconta di aver trascorso l’infanzia lavorando per sopravvivere, in un contesto segnato da crisi umanitarie e privazioni. La sua esperienza, marcata da lavoro minorile e instabilità, mostra come le condizioni di vita possano influire profondamente sulla salute mentale, incidendo sul senso di sicurezza, sulle opportunità e sul futuro. È una delle testimonianze raccolte nel World youth report: youth mental health and well-being, pubblicato dal Dipartimento per gli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite, che evidenzia il legame diretto tra disuguaglianze sociali e benessere psicologico delle nuove generazioni. La salute mentale, evidenzia il Rapporto, rappresenta una componente fondamentale dello sviluppo sostenibile e del benessere complessivo delle giovani generazioni. Fattori come istruzione, lavoro, dinamiche familiari, povertà, ambiente digitale e contesto sociale incidano in modo determinante sugli esiti psicologici e sul benessere dei giovani.
Fig. 1 Cosa impedisce di parlare con un professionista

Il ruolo dei determinanti sociali e delle disuguaglianze
Uno dei principali risultati del Rapporto riguarda il ruolo dei “determinanti sociali”, ossia le condizioni in cui i giovani crescono, studiano e lavorano. Il documento evidenzia come le disuguaglianze economiche e sociali, l’esclusione, la povertà e le discriminazioni contribuiscano ad aumentare i rischi per la salute mentale, limitando al tempo stesso l’accesso all’istruzione, al lavoro e ai servizi sanitari. Le disuguaglianze nelle opportunità e nelle risorse risultano strettamente associate a disparità nei livelli di benessere psicologico. Inoltre, lo stigma (l'attribuzione di qualità negative a una persona o a un gruppo) e la discriminazione rappresentano fattori aggravanti, poiché ostacolano l’accesso alle cure e riducono le opportunità di inclusione sociale e lavorativa. Il Rapporto sottolinea che gli effetti delle disuguaglianze sono cumulativi e possono intensificare il rischio di problemi di salute mentale, rendendo necessario un approccio integrato che tenga conto delle diverse dimensioni della vita dei giovani.
Fig.2 Percentuale di giovani che si sono rivolti ad un professionista

Consultazioni globali e partecipazione dei giovani
Il Rapporto si basa su un ampio processo di consultazione internazionale che ha coinvolto oltre 2.500 giovani tra i 15 e i 29 anni provenienti da 137 Paesi, attraverso questionari, focus group e interviste individuali. Questo approccio ha permesso di raccogliere dati quantitativi e qualitativi sulle esperienze dirette dei giovani, contribuendo a fornire una base empirica per le raccomandazioni politiche. Le consultazioni hanno evidenziato che circa il 40% dei partecipanti si è rivolto almeno una volta a un professionista per questioni legate alla salute mentale, mentre molti giovani hanno indicato come principali ostacoli alla richiesta di aiuto la mancanza di fiducia, il timore di non essere presi sul serio e la paura di rappresentare un peso per gli altri. Il Report include inoltre testimonianze dirette che mostrano come fattori quali povertà, discriminazione, disabilità o contesti di crisi possano influenzare profondamente il benessere mentale, confermando la necessità di politiche più inclusive e sensibili alle diverse condizioni sociali.
Politiche integrate e prevenzione per promuovere il benessere
Politiche integrate e multisettoriali sono fondamentali per affrontare in modo efficace le cause profonde dei problemi di salute mentale. Tra le priorità individuate c’è la promozione di ambienti educativi e lavorativi inclusivi, il rafforzamento del sostegno familiare e comunitario e il miglioramento delle condizioni socioeconomiche. Il Report considera la prevenzione e l’intervento precoce, strumenti essenziali per ridurre l’impatto dei disturbi mentali nel corso della vita, evidenziando che molte condizioni di salute mentale emergono prima dei 24 anni, rendendo l’età giovanile una fase cruciale per interventi efficaci e duraturi. Nel complesso, il documento conclude che promuovere la salute mentale dei giovani attraverso politiche inclusive rappresenta una condizione fondamentale per favorire lo sviluppo sociale ed economico e per garantire il pieno coinvolgimento delle nuove generazioni nella costruzione di società sostenibili.
