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Le donne continuano ad avere meno diritti economici degli uomini
Meno del 5% vive in economie che si avvicinano all’uguaglianza giuridica. Il rapporto della Banca mondiale evidenzia il divario italiano tra diritti riconosciuti e la loro attuazione concreta. 10/03/26
I diritti economici delle donne restano incompleti e diseguali nella maggior parte delle economie del mondo. Lo sottolinea il rapporto Women, business and the law 2026 pubblicato dalla Banca mondiale, che analizza la situazione normativa e istituzionale in 190 economie, valutando come leggi, politiche pubbliche e sistemi di applicazione incidano sulle opportunità economiche femminili lungo l’intero ciclo della vita lavorativa. I risultati evidenziano che, a livello globale, le donne dispongono di meno di due terzi dei diritti legali disponibili per gli uomini, mentre meno del 5% vive in economie che si avvicinano all’uguaglianza giuridica. Nessun Paese ha ancora introdotto l’insieme completo delle norme necessarie per garantire una piena partecipazione economica femminile. Quando le donne possono lavorare, creare imprese e assumere ruoli di leadership, sottolinea il Report, le economie diventano più dinamiche e resilienti. Tuttavia persistono ostacoli giuridici e istituzionali che continuano a limitare tali opportunità.
Il divario tra norme e realtà
Uno degli aspetti principali evidenziati dallo studio riguarda la distanza tra il riconoscimento formale dei diritti e la loro effettiva applicazione. L’indice globale che misura il livello di uguaglianza nelle leggi relative alla partecipazione economica femminile raggiunge 67 punti su 100. Il quadro appare però meno favorevole quando si considerano i meccanismi che permettono di rendere operative queste norme. L’indice che valuta i sistemi di supporto, cioè politiche pubbliche, istituzioni e servizi necessari per rendere effettivi i diritti, si ferma a 47 punti su 100. Allo stesso tempo l’indice che misura la percezione dell’effettiva applicazione delle leggi raggiunge una media globale di 53 punti su 100. Questo divario indica che l’esistenza di una legge non garantisce automaticamente che i diritti vengano esercitati nella pratica. In molti Paesi, infatti, tribunali, autorità amministrative e sistemi di regolazione risultano insufficientemente dotati di risorse o strumenti per garantire l’applicazione effettiva delle norme.
Il caso dell’Italia
Nel confronto internazionale, l’Italia si colloca tra le economie con un livello relativamente elevato di uguaglianza nelle leggi che regolano la partecipazione economica delle donne. Il Paese ottiene 92,93 punti su 100 nell’indice relativo al quadro normativo, mentre i punteggi scendono a 77,93 per i sistemi di supporto e a 67,30 per l’effettiva applicazione delle norme, evidenziando un divario tra diritti riconosciuti e loro attuazione concreta.

Le principali criticità nel ciclo di vita economico
Il Rapporto analizza i diritti economici delle donne attraverso 10 ambiti chiave che accompagnano l’intero ciclo di vita lavorativa: sicurezza, mobilità, lavoro, retribuzione, matrimonio, genitorialità, servizi per l’infanzia, imprenditorialità, proprietà e pensioni. I risultati mostrano progressi in alcune aree. I punteggi più elevati si registrano nei settori della mobilità, della retribuzione e del matrimonio, ambiti nei quali numerose economie hanno rimosso restrizioni esplicite alla libertà di movimento o alla capacità giuridica delle donne.
Permangono invece criticità significative in altri settori. La sicurezza, l’imprenditorialità e i servizi di assistenza all’infanzia risultano tra gli ambiti con i risultati più deboli a livello globale. Il Rapporto segnala che circa un terzo delle leggi necessarie per proteggere le donne dalla violenza è attualmente in vigore, mentre anche nei contesti in cui tali norme esistono la loro applicazione risulta spesso limitata. Anche l’accesso all’imprenditorialità rappresenta un ostacolo importante: in 91 delle 190 economie analizzate non esistono norme che vietino la discriminazione nell’accesso al credito, limitando la possibilità per le donne di avviare e far crescere attività economiche. Un ulteriore nodo riguarda i servizi di assistenza all’infanzia. In 44 economie i servizi per i bambini sotto i tre anni non sono regolamentati e, nei Paesi a basso reddito, solo circa l’1% delle politiche necessarie per garantire servizi di cura adeguati risulta effettivamente in vigore.

Le riforme recenti
Nonostante le criticità, il Rapporto evidenzia alcuni segnali di progresso. Tra ottobre 2023 e ottobre 2025 68 economie hanno introdotto complessivamente 113 riforme legislative per rafforzare i diritti economici delle donne. Le riforme hanno riguardato diversi ambiti, tra cui il rafforzamento delle protezioni contro la violenza, l’estensione dei congedi parentali, l’introduzione di norme sulla parità salariale e la rimozione di restrizioni al lavoro femminile in alcuni settori economici. Alcuni Paesi, tra cui Egitto, Madagascar, Oman, Giordania e Kirghizistan, hanno registrato progressi particolarmente significativi nell’eliminazione di disposizioni discriminatorie.
Uguaglianza economica e sviluppo
Il Rapporto evidenzia infine che la partecipazione economica delle donne rappresenta una leva fondamentale per lo sviluppo. Nei prossimi 10 anni circa 1,2 miliardi di giovani entreranno nella forza lavoro globale, metà dei quali saranno donne. Senza riforme che eliminino le barriere legali e istituzionali ancora presenti, una parte significativa di questo potenziale rischia di rimanere inutilizzata. Per questo il Report invita i governi a completare le riforme legislative, rafforzare i sistemi di supporto e migliorare l’applicazione delle leggi esistenti, affinché i diritti riconosciuti sulla carta possano tradursi in opportunità concrete per le donne e contribuire a economie più inclusive e resilienti.
Copertina: Unsplash
