Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Dopo otto anni di declino si arresta la “recessione democratica” globale

Secondo il Democracy index 2025 dell’Economist intelligence unit il 75% dei Paesi migliora o resta stabile. Restano però forti criticità su libertà civili e sul funzionamento dei governi. 23/04/26

giovedì 23 aprile 2026
Tempo di lettura: min

Dopo anni di peggioramento continuo, la democrazia nel mondo vive ora una fase di stabilizzazione. Il Democracy index 2025 evidenzia infatti un arresto del declino globale, con una quota significativa di Paesi che migliora o mantiene invariato il proprio punteggio. Ma il quadro resta fragile, segnato da squilibri profondi tra aree geografiche e da criticità strutturali nei sistemi politici.

Il Democracy index, pubblicato ogni anno dall’Economist intelligence unit - Eiu, analizza 167 Paesi sulla base di cinque criteri: processo elettorale e pluralismo, funzionamento del governo, partecipazione politica, cultura politica e libertà civili.

Nel 2025 emerge un dato chiave: circa il 75% dei Paesi ha registrato un miglioramento o una stabilità del punteggio rispetto al 2024. È il primo segnale positivo dopo otto anni. La media globale resta però su livelli moderati e non indica una vera inversione di tendenza. Il report parla infatti di una possibile fine della “recessione democratica”, ma sottolinea come non sia ancora chiaro se si tratti di un cambiamento strutturale o di una pausa temporanea.

 

Indice globale di democrazia

Partecipazione in crescita, ma non basta

Uno degli elementi più rilevanti del 2025 è l’aumento della partecipazione politica, soprattutto in alcune aree del mondo. In America Latina, ad esempio, si interrompe un ciclo negativo durato quasi un decennio, mentre in Africa e Asia crescono mobilitazioni guidate dalle nuove generazioni. Questo dato, però, va letto con cautela. La partecipazione, da sola, non è sufficiente a rafforzare la democrazia. In molti casi cresce proprio dove le istituzioni sono più deboli. Senza riforme strutturali e un rafforzamento delle libertà civili, il rischio è un aumento di instabilità e frustrazione sociale.

Un mondo sempre più diviso

Il report evidenzia una crescente polarizzazione tra aree e modelli politici:

  • l’Europa occidentale resta la regione più democratica, con livelli elevati e relativamente stabili;
  • l’America Latina registra segnali di miglioramento, grazie anche a elezioni più trasparenti in alcuni Paesi;
  • l’Asia continua invece un trend negativo, con un calo legato soprattutto a restrizioni delle libertà civili e a problemi nel funzionamento dei governi;
  • l’Africa subsahariana appare stabile, ma su livelli bassi, con forte presenza di regimi non democratici;
  • il Medio Oriente e il Nord Africa mostrano lievi miglioramenti, legati più alla stabilizzazione post-crisi che a reali processi di democratizzazione;
  • anche tra i Paesi avanzati emergono criticità, dove gli Stati Uniti rappresentano un’eccezione significativa: il loro punteggio continua a peggiorare, soprattutto per il deterioramento delle libertà civili e del funzionamento del governo.

Democrazia e rischio economico: un legame diretto

Il report approfondisce il legame tra qualità della democrazia e rischio operativo per imprese e investimenti. L’analisi mostra una correlazione chiara: nei Paesi con istituzioni solide e sistemi democratici sviluppati, i rischi operativi sono più contenuti, perché le strutture istituzionali riescono ad assorbire gli shock politici e garantire maggiore stabilità. In questi contesti, elementi come stato di diritto, tutela della proprietà e affidabilità del lavoro contribuiscono a creare un ambiente prevedibile per le imprese. Anche quando emergono tensioni politiche, il sistema istituzionale riesce a limitarne gli effetti sull’economia. Al contrario, nei regimi autoritari o ibridi la situazione è più incerta. Qui il report evidenzia come il deterioramento della democrazia si traduca più facilmente in decisioni arbitrarie, cambi normativi improvvisi e instabilità politica, con effetti diretti su operatività e investimenti. In questo senso, libertà civili e qualità della governance non sono solo indicatori politici, ma diventano variabili concrete di rischio economico. Il Democracy index si configura così anche come uno strumento utile per leggere la solidità dell’ambiente in cui operano imprese e capitali.

Una stabilizzazione fragile

Il Democracy index 2025 descrive una fase di stabilizzazione dopo anni di declino, con andamenti differenti tra aree e sistemi politici. Le democrazie consolidate mostrano livelli elevati e variazioni contenute, mentre i regimi autoritari restano altrettanto stabili nella parte bassa della classifica. Le dinamiche più rilevanti riguardano i sistemi intermedi, in particolare le democrazie imperfette e i regimi ibridi. In questi contesti si osservano segnali contrastanti: da un lato cresce la partecipazione politica, dall’altro persistono limiti nel funzionamento delle istituzioni e nella tutela delle libertà civili. Il report evidenzia inoltre come, negli ultimi anni, i miglioramenti tendano a concentrarsi su singole dimensioni della democrazia, mentre i peggioramenti coinvolgono più ambiti contemporaneamente. Questo squilibrio contribuisce a rendere più difficile consolidare progressi duraturi e spiega la fragilità del quadro complessivo.

 

Consulta il Democracy Index 2025

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