Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Littering in Italia: otto miliardi di contenitori sfuggono al riciclo

L’indagine “Brand audit” della campagna “A buon Rendere” collega il fenomeno ai modelli di consumo e rilancia il deposito cauzionale: nei Paesi dove è attivo, la raccolta supera il 90%. 27/04/26

lunedì 27 aprile 2026
Tempo di lettura: min

Oltre otto miliardi di contenitori per bevande sfuggono ogni anno al riciclo in Italia. Un dato che da solo misura la portata del problema. E che trova conferma nell’ultima indagine “Brand audit” della campagna “A buon Rendere”, diffusa in occasione della Giornata della Terra 2026. Il monitoraggio, condotto nel corso del 2025, restituisce un quadro evidente: il littering, in sostanza rifiuti di piccole dimensini, si conferma un fenomeno strutturale, radicato nei modelli di produzione, consumo e gestione degli imballaggi.

Lo studio si basa sull’analisi di 19.803 contenitori per bevande abbandonati e raccolti in diversi comuni dell’area milanese, tra cui Grezzago, Trezzo sull’Adda e Pozzo d’Adda. I rifiuti sono stati classificati per materiale, tipologia e marca attraverso la webapp Abr radar, secondo la metodologia del “Brand audit”. L’obiettivo è duplice: da un lato quantificare il fenomeno, dall’altro comprendere quali filiere e modelli di consumo incidano maggiormente sulla dispersione dei rifiuti nell’ambiente. I risultati mostrano una distribuzione precisa dei materiali:

  • plastica: 41%
  • alluminio: 29%
  • vetro: 26%
  • cartoni: 4%  

Un quadro coerente con la composizione degli imballaggi per bevande e con il loro utilizzo quotidiano.

Consumi e rifiuti: una correlazione evidente

L’indagine evidenzia una relazione significativa tra i marchi più diffusi e i rifiuti rinvenuti. Tra i contenitori per cui è stato possibile identificare la marca, le prime 10 rappresentano il 65% del totale. Tra questi compaiono marchi come Moretti, San Benedetto e Red Bull, mentre tra i gruppi industriali emerge il ruolo di Heineken e Coca-Cola. Il dato non implica una responsabilità diretta dei marchi nella dispersione, ma segnala un legame tra volumi di mercato e presenza nei rifiuti. Un elemento che richiama il principio europeo della responsabilità estesa del produttore. Il documento evidenzia anche come il dibattito pubblico abbia spesso attribuito il littering ai comportamenti individuali, mentre i dati suggeriscono la necessità di intervenire anche a monte, sui sistemi di gestione e restituzione degli imballaggi.

 

Birra e acqua: i comparti più critici

Due segmenti concentrano la maggior parte del fenomeno:

  • birra: 35%
  • acqua in bottiglia: 33%  

Nel caso della birra, pesa la diffusione del vetro monouso. In Italia il vuoto a rendere è poco presente nella grande distribuzione, a differenza di altri Paesi europei. Questo incide sul ciclo di vita del contenitore e sulla probabilità che venga disperso. Il fenomeno è legato anche ai consumi fuori casa. Il cosiddetto “on the go” aumenta la difficoltà di intercettare i rifiuti nei sistemi tradizionali di raccolta.

 

Deposito cauzionale: una soluzione già testata

Nei 19 Paesi europei dove è attivo un sistema di deposito cauzionale, i risultati sono consolidati. Il modello prevede una cauzione rimborsata al momento della restituzione del contenitore.
I dati indicano:

  • tassi di raccolta superiori al 90%
  • punte fino al 98% in Germania e Finlandia  

L’effetto è immediato: meno dispersione, maggiore recupero di materia e riduzione dei costi di gestione dei rifiuti. In Italia il tema è al centro di tre proposte di legge attualmente assegnate alla Commissione ambiente della Camera. Il sistema non è ancora stato adottato.
Il report sottolinea un passaggio chiave: nonostante l’impegno di cittadini e associazioni, il littering resta un’emergenza che richiede interventi sistemici. Azioni capaci di agire sulle cause e non solo sugli effetti. E il deposito cauzionale emerge come una leva già sperimentata, con risultati misurabili e replicabili. Una soluzione che sposta il baricentro dalla gestione del rifiuto alla sua prevenzione.

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