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Littering in Italia: otto miliardi di contenitori sfuggono al riciclo
L’indagine “Brand audit” della campagna “A buon Rendere” collega il fenomeno ai modelli di consumo e rilancia il deposito cauzionale: nei Paesi dove è attivo, la raccolta supera il 90%. 27/04/26
Oltre otto miliardi di contenitori per bevande sfuggono ogni anno al riciclo in Italia. Un dato che da solo misura la portata del problema. E che trova conferma nell’ultima indagine “Brand audit” della campagna “A buon Rendere”, diffusa in occasione della Giornata della Terra 2026. Il monitoraggio, condotto nel corso del 2025, restituisce un quadro evidente: il littering, in sostanza rifiuti di piccole dimensini, si conferma un fenomeno strutturale, radicato nei modelli di produzione, consumo e gestione degli imballaggi.
Lo studio si basa sull’analisi di 19.803 contenitori per bevande abbandonati e raccolti in diversi comuni dell’area milanese, tra cui Grezzago, Trezzo sull’Adda e Pozzo d’Adda. I rifiuti sono stati classificati per materiale, tipologia e marca attraverso la webapp Abr radar, secondo la metodologia del “Brand audit”. L’obiettivo è duplice: da un lato quantificare il fenomeno, dall’altro comprendere quali filiere e modelli di consumo incidano maggiormente sulla dispersione dei rifiuti nell’ambiente. I risultati mostrano una distribuzione precisa dei materiali:
- plastica: 41%
- alluminio: 29%
- vetro: 26%
- cartoni: 4%
Un quadro coerente con la composizione degli imballaggi per bevande e con il loro utilizzo quotidiano.
Consumi e rifiuti: una correlazione evidente
L’indagine evidenzia una relazione significativa tra i marchi più diffusi e i rifiuti rinvenuti. Tra i contenitori per cui è stato possibile identificare la marca, le prime 10 rappresentano il 65% del totale. Tra questi compaiono marchi come Moretti, San Benedetto e Red Bull, mentre tra i gruppi industriali emerge il ruolo di Heineken e Coca-Cola. Il dato non implica una responsabilità diretta dei marchi nella dispersione, ma segnala un legame tra volumi di mercato e presenza nei rifiuti. Un elemento che richiama il principio europeo della responsabilità estesa del produttore. Il documento evidenzia anche come il dibattito pubblico abbia spesso attribuito il littering ai comportamenti individuali, mentre i dati suggeriscono la necessità di intervenire anche a monte, sui sistemi di gestione e restituzione degli imballaggi.
Birra e acqua: i comparti più critici
Due segmenti concentrano la maggior parte del fenomeno:
- birra: 35%
- acqua in bottiglia: 33%
Nel caso della birra, pesa la diffusione del vetro monouso. In Italia il vuoto a rendere è poco presente nella grande distribuzione, a differenza di altri Paesi europei. Questo incide sul ciclo di vita del contenitore e sulla probabilità che venga disperso. Il fenomeno è legato anche ai consumi fuori casa. Il cosiddetto “on the go” aumenta la difficoltà di intercettare i rifiuti nei sistemi tradizionali di raccolta.

Deposito cauzionale: una soluzione già testata
Nei 19 Paesi europei dove è attivo un sistema di deposito cauzionale, i risultati sono consolidati. Il modello prevede una cauzione rimborsata al momento della restituzione del contenitore.
I dati indicano:
- tassi di raccolta superiori al 90%
- punte fino al 98% in Germania e Finlandia
L’effetto è immediato: meno dispersione, maggiore recupero di materia e riduzione dei costi di gestione dei rifiuti. In Italia il tema è al centro di tre proposte di legge attualmente assegnate alla Commissione ambiente della Camera. Il sistema non è ancora stato adottato.
Il report sottolinea un passaggio chiave: nonostante l’impegno di cittadini e associazioni, il littering resta un’emergenza che richiede interventi sistemici. Azioni capaci di agire sulle cause e non solo sugli effetti. E il deposito cauzionale emerge come una leva già sperimentata, con risultati misurabili e replicabili. Una soluzione che sposta il baricentro dalla gestione del rifiuto alla sua prevenzione.


