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Oltre il Pil: c’è più benessere in Europa che negli Stati Uniti
Uno studio del Joint research centre mostra che l’Unione europea supera gli Stati Uniti per qualità della vita, disuguaglianze e sostenibilità. La crescita economica non rispecchia la qualità dello sviluppo di un Paese. 5/05/26
Il Pil cresce, ma il benessere no. È questa la sintesi che emerge da un’analisi del Joint research centre, che mette a confronto Unione europea e Stati Uniti andando oltre gli indicatori economici di stampo “tradizionale”. Il risultato ribalta dunque una narrazione consolidata: se si considerano dimensioni come salute, disuguaglianze, sicurezza e qualità della vita, l’Europa mostra performance complessivamente migliori.
La crescita non basta
Tra il 2010 e il 2023 il Pil pro capite statunitense è cresciuto del 25%, contro il 17% europeo. Nel 2022 il reddito medio negli Stati Uniti risultava circa il 30% più alto rispetto all’Unione Europea, con uno scarto che arrivava al 50% considerando il reddito disponibile netto. Dati che confermano la vivacità dell’economia americana, ma che non esauriscono il quadro. L’analisi del Jrc introduce infatti un indice di benessere multidimensionale basato su 10 fattori, tra cui istruzione, salute, relazioni sociali e soddisfazione di vita. Su questo terreno, la valutazione si inverte. Nello stesso periodo, l’indice europeo è cresciuto di 9,5 punti percentuali, mentre quello statunitense si è fermato a un incremento di 1,2 punti. Un divario che segnala come la crescita economica americana non si sia tradotta in un miglioramento altrettanto significativo delle condizioni di vita.
Le differenze emergono con chiarezza osservando i singoli indicatori. Nel 2022 l’aspettativa di vita negli Stati Uniti si attestava a 78 anni, contro gli 80,5 dell’Unione europea. A questo si aggiunge una maggiore dispersione della mortalità, che indica disuguaglianze più marcate nell’accesso alla salute. Sempre sul piano economico, l’indice di Atkinson, che valuta quanto benessere sociale si perde a causa della distribuzione ineguale, registra una concentrazione del reddito doppia negli Usa rispetto all’Europa, mentre il rapporto tra il 20% più ricco e il 20% più povero è pari a nove a uno negli Stati Uniti e cinque a uno nell’Ue.

Disuguaglianze, salute e sicurezza: dove l’Europa fa meglio
Anche altri dati contribuiscono a delineare il quadro. Nel 2023 la mortalità per incidenti stradali è stata di 12,2 casi ogni 100mila abitanti negli Stati Uniti, contro 4,4 nell’Unione Europea. Sul fronte della salute mentale, i tassi di suicidio hanno seguito traiettorie opposte: in calo in Europa, in aumento negli Usa rispetto al 2010.
Lo studio amplia ulteriormente l’analisi attraverso il Sustainable and inclusive wellbeing index (Siwb), che integra 42 indicatori e include aspetti come sostenibilità ambientale, qualità delle istituzioni e resilienza sociale. Tra il 2010 e il 2023, questo indice è cresciuto di quattro punti percentuali nell’Unione europea, mentre negli Stati Uniti ha registrato una lieve diminuzione.

Il vantaggio europeo risulta evidente anche nelle dimensioni ambientali e distributive. Le istituzioni, invece, mostrano segnali di indebolimento in entrambe le aree, con un calo più pronunciato negli Stati Uniti.
Gli Usa mantengono tuttavia un vantaggio in alcune variabili strutturali legate al futuro, come i livelli di capitale prodotto, la diffusione dell’istruzione terziaria - superiore di circa dieci punti percentuali - e la partecipazione al volontariato, quasi doppia rispetto all’Europa. Elementi che indicano una maggiore capacità di investimento nel lungo periodo.
Oltre il Pil: il sorpasso europeo nel benessere sostenibile
Sul piano della percezione individuale, il divario si è ridotto significativamente. Nel 2010 il livello medio di soddisfazione di vita era pari a 7,27 negli Stati Uniti e 6,43 nell’Unione europea. Nel 2023 la distanza si è quasi annullata, con valori rispettivamente di 6,72 e 6,58.
Per integrare queste dimensioni in una misura unica, lo studio utilizza infine il concetto di reddito equivalente, che combina reddito, aspettativa di vita e distribuzione della ricchezza. Anche in questo caso il risultato è netto: il vantaggio americano si riduce progressivamente fino a scomparire, con un sorpasso europeo intorno al 2022.
L’analisi, firmata tra gli altri dal direttore scientifico dell’ASviS Enrico Giovannini, si inserisce nel dibattito internazionale sulla necessità di andare oltre il Pil come indicatore esclusivo del progresso. Il confronto tra Europa e Stati Uniti mostra in modo concreto i limiti di una lettura basata unicamente sul Prodotto interno lordo. E suggerisce che la qualità dello sviluppo, in termini di equità, salute e sostenibilità, può seguire traiettorie diverse rispetto a quelle della crescita economica.
