Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Lavoro, negli ultimi sei anni il 51% degli italiani non ha recuperato l’inflazione

Il nuovo rapporto Acli-Iref, basato su oltre otto milioni di dichiarazioni fiscali, mostra un lavoro che non protegge: salari fermi, mobilità sociale bloccata, affitti più fragili e meno investimenti sui figli. 14/04/26

giovedì 14 maggio 2026
Tempo di lettura: min

Si lavora di più, ma vivere meglio resta un traguardo lontano. È questo il dato che emerge con maggiore forza dal nuovo rapporto “Un’Italia stabilmente fragile”, realizzato da Acli e Iref sui dati fiscali raccolti dal Caf Acli tra il 2020 e il 2025. Oltre la metà dei lavoratori italiani (51%) negli ultimi sei anni non è riuscita a recuperare l’inflazione cumulata del periodo, pari al 18%, perdendo potere d’acquisto. Il lavoro resta il principale fattore di tenuta economica delle famiglie, ma sempre più spesso fatica a garantire stabilità, mobilità sociale e capacità di costruire futuro. La fragilità economica si riflette nella casa, nelle scelte familiari e nelle opportunità offerte ai figli.


Cinque dati per capire il lavoro che cambia

  • 51% non ha recuperato l’inflazione negli ultimi sei anni
  • 66,1% è rimasto nella fascia di reddito più bassa
  • 23% ha avuto più di un datore di lavoro
  • -23% il reddito mediano di chi vive in affitto
  • 38% delle famiglie con figli taglia su istruzione e sport

L’analisi mette in relazione lavoro, reddito, casa e capacità di spesa delle famiglie, restituendo una fotografia concretata delle condizioni economiche di chi lavora in Italia. E da questa fotografia emerge un dato strutturale: la crescita dell’occupazione negli ultimi anni non si è tradotta in un miglioramento equivalente della qualità economica del lavoro.


Salari fermi e ascensore sociale quasi bloccato

Il rapporto mostra una forte immobilità reddituale. Tra chi nel 2020 si trovava nel quintile più basso di reddito, il 66,1% è rimasto nella stessa fascia anche nel 2025. Per due lavoratori su tre la posizione economica è rimasta sostanzialmente invariata. Anche sul versante opposto il sistema appare rigido: oltre l’80% di chi era nella fascia più alta ci è rimasto. Un mercato che si muove poco e che tende a consolidare le posizioni di partenza.
Il quadro è ancora più evidente guardando ai salari reali. Le retribuzioni nominali crescono, ma non abbastanza da compensare l’aumento dei prezzi. È quella che il rapporto definisce una sorta di illusione ottica salariale: guadagni di più sulla carta, ma puoi comprare meno.

Fare più lavori non significa guadagnare di più

Uno dei dati più interessanti riguarda il fenomeno del lavoro multiplo. Il 23% dei lavoratori ha avuto più di un datore di lavoro nello stesso anno. Una quota che sale al 25,9% tra i giovani tra 25 e 34 anni. Ma avere più lavori non coincide con redditi più alti.
Nel 2025 il reddito medio dei lavoratori stabili arriva a quasi 34mila euro, mentre quello dei multi-job si ferma sotto i 24mila euro. Il divario supera ancora i 10mila euro annui. Per molti, il lavoro multiplo non rappresenta un’opportunità di crescita, ma una condizione necessaria per sostenere il reddito.

Tra i giovani la precarietà tende a consolidarsi più facilmente

Se il lavoro multiplo è più diffuso tra i giovani, il tema riguarda anche la stabilità dei percorsi lavorativi. Il report mostra che nella fascia 25-34 anni il passaggio verso forme di lavoro più stabili resta lento e discontinuo. Le transizioni occupazionali tendono a concentrarsi dentro percorsi fragili, con una mobilità che spesso resta interna alla precarietà. Un dato che pesa sul presente, ma soprattutto sul tempo: perché entrare tardi in una traiettoria stabile significa ritardare autonomia economica, casa e progettualità familiare.

Casa e figli: quando la fragilità economica si trasmette

Il lavoro fragile si intreccia direttamente con la questione abitativa. Tra chi vive in affitto il reddito mediano è di 20.526 euro, contro i 26.680 euro dei proprietari, con una differenza del 23%. E tra gli affittuari la precarietà lavorativa è molto più diffusa.
Il 38% delle famiglie con almeno un lavoratore dipendente non sostiene spese per istruzione o attività sportive. Una quota che sale al 66,5% tra i redditi più bassi. È qui che il rapporto mostra il suo punto più delicato: il rischio che le disuguaglianze si consolidino nel tempo, riducendo le opportunità educative e sociali delle nuove generazioni.
Quando lavoro, casa e capacità educativa si indeboliscono insieme, la fragilità smette di essere individuale e diventa sistemica.

Chi vive in affitto ha redditi più bassi e maggiore precarietà lavorativa. Nelle famiglie monoparentali cresce anche la rinuncia alle spese educative.

 

Un problema sociale, economico e generazionale

Il rapporto Acli-Iref restituisce l’immagine di un Paese in cui lavoro, casa e opportunità educative si intrecciano nel produrre fragilità persistenti.
Se il salario perde valore, la casa pesa di più e le famiglie tagliano su formazione e sport, il problema non riguarda solo il presente. Riguarda la capacità del Paese di generare mobilità sociale, crescita economica e coesione. È qui che il lavoro torna a essere una questione di sviluppo sostenibile: perché dignità del lavoro, diritto alla casa e accesso all’educazione restano tre pilastri della tenuta sociale del Paese.
Il rapporto definisce questa condizione una “promessa tradita”: quella del lavoro dipendente come garanzia di stabilità, crescita e protezione sociale. Una promessa che oggi si incrina sotto il peso della stagnazione salariale, della precarietà diffusa e di una mobilità sociale sempre più debole.

Scarica il Report Iref Acli

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