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Italia leader per riciclo dei rifiuti, ma resta lenta la transizione energetica
Ogni tre euro di valore economico creato, uno è perso a causa di sprechi e inefficienze: un costo globale di 25mila miliardi di euro. L’Italia eccelle nell’economia circolare, ma è troppo dipendente dai combustibili fossili. 3/6/26
Estraiamo materie prime per produrre beni che molto spesso si trasformano in rifiuti, senza rientrare nei cicli produttivi. È un modello lineare dannoso per l’ambiente e per l’economia. Ogni tre euro di valore economico creato a livello mondiale circa un euro viene perso a causa, ad esempio, dell’uso inefficiente dei materiali (inclusi energia e cibo) e dell’obsolescenza programmata. Un danno economico che ammonta circa a 25mila miliardi di euro, pari al 31% del Prodotto interno lordo globale. È quanto emerge dal Circularity gap report 2026, pubblicato da Circle economy in collaborazione con Deloitte.
Per poter raggiungere un’economia circolare su larga scala è necessaria un’azione coordinata da parte di imprese, leader politici e istituzioni finanziarie. Ridurre la perdita di valore è fondamentale per diminuire i rischi economici, rafforzare la resilienza e costruire un'economia circolare che operi entro i limiti planetari, si legge nel Report.
I dati, purtroppo, evidenziano una tendenza opposta: come sottolinea il Rapporto ASviS 2025, consumiamo sempre più risorse. Tra il 2015 e il 2022 il consumo interno di materiali è aumentato del 23%, superando i 113 miliardi di tonnellate. Nello stesso periodo sono aumentati anche gli sprechi alimentari e i rifiuti elettronici. Oggi solo il 22% dell’e-waste viene raccolto e riciclato correttamente, mentre lo spreco di cibo genera fino al 10% delle emissioni globali di gas serra.
L’Italia continua a occupare una posizione di leadership nell’economia circolare tra i Paesi europei. Secondo il rapporto “Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta”, presentato all’undicesima edizione del festival Circonomia, il nostro Paese occupa la quarta posizione, dopo Danimarca, Paesi Bassi e Austria, per indice di circolarità e decarbonizzazione. L’Italia si distingue in particolare nel riciclo dei rifiuti, che raggiunge il 93% rispetto a una media europea del 61%, e nei tassi di circolarità della materia, pari al 21,6%, il terzo valore più alto in Europa.
A questi risultati concorrono anche le centinaia di esperienze virtuose diffuse sul territorio. Molte sono raccolte nella piattaforma Best (Buone esperienze di sostenibilità nei territori), lanciata dall’ASviS: dalle applicazioni per monitorare lo spreco alimentare quotidiano ai centri di scambio e riuso tra cittadine e cittadini, fino alle imprese che recuperano e valorizzano gli scarti tessili.
I risultati positivi nell’economia circolare non devono togliere attenzione ai ritardi dell’Italia nella transizione energetica. Il Rapporto di Circonomia evidenzia che tra il 2019 e il 2022 il consumo di energia da fonti non rinnovabili si è ridotto solo del 4%, in confronto a una media europea del 13%. Anche la diffusione delle fonti rinnovabili procede più lentamente rispetto al resto dell’Unione europea: tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha poco più che raddoppiato la propria capacità fotovoltaica, mentre a livello europeo è quasi triplicata. La sfida, quindi, è integrare sempre di più economia circolare e decarbonizzazione. Recuperare materiali, allungare la vita dei prodotti e ridurre gli sprechi non basta se il sistema produttivo continua a dipendere in larga misura da energia fossile.
