Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Italia: c’è un alto divario salariale tra lavoratori nazionali e migranti

Retribuzioni più basse, maggiore presenza nei lavori meno qualificati e minori opportunità per valorizzare le proprie competenze. Il 35% dei lavoratori stranieri è impiegato in occupazioni pagate poco. 15/06/26

lunedì 15 giugno 2026
Tempo di lettura: min

Secondo il Rapporto “Il divario retributivo dei lavoratori stranieri in Italia”, elaborato nell’ambito della preparazione del report New Measures of Wage Adequacy della Commissione europea, nel 2023 il divario salariale orario medio tra lavoratori italiani e stranieri ha raggiunto il 32,6%.

Si tratta di una delle differenze più ampie registrate a livello europeo e rappresenta un indicatore significativo delle difficoltà che molti lavoratori migranti continuano a incontrare nel mercato del lavoro italiano. Lo studio, basato sui dati Eu-Silc relativi al periodo 2009-2023, mostra inoltre come oltre il 35% dei lavoratori stranieri sia impiegato in occupazioni a bassa retribuzione, una quota più che doppia rispetto a quella degli italiani, che si ferma intorno al 15%. Un dato che evidenzia come la disparità non riguardi soltanto il livello dei salari, ma anche la qualità delle opportunità occupazionali disponibili.

 

Differenze che colpiscono soprattutto gli stranieri

L’analisi mette in luce come le disuguaglianze non interessino tutti i lavoratori non comunitari allo stesso modo. I cittadini provenienti da Paesi extra Ue risultano infatti maggiormente penalizzati rispetto ai lavoratori comunitari, sia in termini salariali sia nelle possibilità di accesso a professioni più qualificate. Le differenze diventano ancora più marcate quando si incrociano con il genere. Le donne di origini non nazionali rappresentano infatti il gruppo più svantaggiato: i loro salari medi risultano inferiori del 42,6% rispetto a quelli del genere maschile italiano. Un fenomeno che evidenzia come origine e genere possano sommarsi, generando forme di svantaggio particolarmente profonde e persistenti.

 

Quando il titolo di studio non basta

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dal Rapporto riguarda il valore economico dell’istruzione. Per i lavoratori stranieri, infatti, il rendimento salariale associato ai titoli di studio risulta inferiore rispetto a quello degli italiani. La situazione è particolarmente evidente tra i lavoratori più qualificati e con maggiore esperienza professionale: questo evidenzia la presenza di ostacoli legati al riconoscimento delle competenze e dei titoli acquisiti all’estero, che spesso impediscono una piena valorizzazione del capitale umano disponibile. Pertanto, studiare e acquisire competenze non garantisce agli stranieri gli stessi ritorni economici che ottengono i lavoratori italiani.

 

Il peso della segregazione occupazionale

Una parte consistente del divario salariale è spiegata dalla forte concentrazione dei lavoratori stranieri nei settori e nelle professioni meno retribuite. Agricoltura, assistenza alla persona, logistica e alcuni comparti dei servizi continuano a registrare una presenza particolarmente elevata di lavoratori migranti. Tuttavia, il Rapporto evidenzia che la segregazione occupazionale non è l’unica causa delle differenze retributive. Anche confrontando italiani e stranieri impiegati nello stesso settore e nella stessa occupazione permane un differenziale salariale medio del 9,2%. Un dato che il documento interpreta come possibile effetto di meccanismi di penalizzazione e discriminazione presenti nel mercato del lavoro.

 

Ridurre le disuguaglianze per rafforzare la crescita

I risultati dello studio riportano al centro del dibattito il tema dell’inclusione economica e della qualità del lavoro. In un Paese che affronta sfide legate all’invecchiamento della popolazione, alla carenza di manodopera in diversi settori e alla stagnazione salariale, valorizzare pienamente le competenze dei lavoratori stranieri rappresenta una questione non solo sociale ma anche economica. Ridurre il divario salariale tra italiani e migranti significa favorire maggiore equità, migliorare la qualità dell’occupazione e rafforzare la coesione sociale. Perché un mercato del lavoro realmente inclusivo non è soltanto una condizione di giustizia, ma una leva fondamentale per la competitività e lo sviluppo del Paese.

di Eleonora Gori

Aderenti