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Giustizia cercasi: storie dal mondo dove il diritto non è scontato
Una ragazza rifugiata liberata, comunità che risolvono i conflitti, tribunali pensati per i minori. La Relazione annuale 2025 di Idlo mostra che la giustizia può diventare motore di pace e sviluppo sostenibile. 05/08/26
Quando Kevina è arrivata in Uganda dalla Repubblica Democratica del Congo, aveva sedici anni. Era in cerca di protezione e lavorava come domestica senza essere mai stata pagata. Quando il suo datore di lavoro l'ha accusata di aver rubato denaro e alcuni oggetti, la sua vita si è fermata. Nonostante fosse una minorenne, è rimasta in carcere in attesa di giudizio. La svolta è arrivata grazie all'intervento di un centro di assistenza legale sostenuto dall'International development law organization (Idlo), che ottiene la sua liberazione su cauzione. Quando il procedimento arriva davanti al giudice, l'accusatore non si presenta in aula, il caso viene archiviato e Kevina è tornata dalla sua famiglia. Può sembrare una vicenda isolata ma è una delle storie raccontate nell’edizione 2025 dell’Annual Report dell’Idlo, che non parte da tabelle o indicatori, ma da persone le cui vite sono cambiate grazie a una giustizia più accessibile.
Un viaggio tra comunità che cambiano
Dall'Uganda il racconto si sposta nel nord del Kenya, dove i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più frequenti le tensioni per l'accesso alla terra e all'acqua. Per anni, queste controversie hanno alimentato conflitti destinati a trascinarsi per mesi. Oggi, grazie a un modello che integra la mediazione delle autorità tradizionali con il sistema giudiziario formale, molte dispute vengono risolte in appena sei giorni. La giustizia diventa così anche uno strumento di adattamento climatico e di costruzione della pace tra comunità che condividono risorse sempre più scarse. In Somaliland, invece, i centri di mediazione sostenuti dall’Idlo hanno accompagnato oltre 4mila sopravvissute alla violenza di genere verso servizi integrati di assistenza legale, sanitaria e psicologica, cercando di superare gli ostacoli che spesso impediscono alle donne di denunciare gli abusi.
Più a est, in Mongolia, il cambiamento assume un'altra forma. Il Paese sta gettando le basi del suo primo tribunale specializzato per la famiglia e giovani, pensato per affrontare in modo coordinato le controversie familiari e i procedimenti che coinvolgono i minori. Non si tratta soltanto di creare una nuova istituzione, ma di ripensare il sistema giudiziario mettendo al centro le esigenze di bambini, adolescenti e vittime di violenza. Storie diverse, in continenti lontani tra loro, ma che raccontano la stessa trasformazione: quando la giustizia diventa realmente accessibile, cambia il modo in cui una comunità affronta i conflitti, protegge i più vulnerabili e costruisce il proprio futuro.
La giustizia come infrastruttura dello sviluppo
Nel Rapporto dell’Idlo lo Stato di diritto non viene presentato come un settore separato dalle politiche di sviluppo, ma come una delle infrastrutture che permettono agli altri Obiettivi dell’Agenda 2030 di diventare realtà. Ridurre la corruzione, garantire pari accesso alla giustizia, proteggere donne e minori dalla violenza, gestire in modo equo le risorse naturali o rafforzare le istituzioni significa creare le condizioni per società più inclusive, economie più resilienti e comunità più capaci di affrontare crisi e cambiamenti. Dietro questa visione c'è anche un lavoro di ampia portata. Nel 2025 più di 295 mila persone hanno avuto accesso ai servizi di giustizia grazie ai programmi sostenuti dall’Idlo, più di 44 mila hanno ricevuto assistenza legale diretta e sono state promosse 88 riforme legislative e regolamentari, insieme alla formazione di oltre 6.500 operatori della giustizia. Numeri che, letti da soli, rischiano di apparire astratti, ma che acquistano un significato diverso quando vengono associati alle storie delle persone e delle comunità che hanno beneficiato di questi interventi.
Oltre i numeri
Il titolo del documento, Creating a culture of justice, sintetizza questa visione. In un anno segnato da guerre, tensioni geopolitiche e risorse sempre più limitate per la cooperazione internazionale, Idlo sostiene che investire nella giustizia significhi intervenire sulle cause profonde delle disuguaglianze e creare le condizioni perché pace e sviluppo possano durare nel tempo. La storia di Kevina, con cui il Rapporto si apre, ricorda che lo Stato di diritto non è un concetto astratto: è il momento in cui una persona può tornare a immaginare il proprio futuro.
