Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

L'Alleanza produce documenti con cadenza annuale (Rapporto ASviS "L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile", Rapporto sui Territori, analisi della Legge di Bilancio), Position Paper e altre pubblicazioni rilevanti. 

Contatti: Responsabile Comunicazione - Claudia Caputi

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together 270 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).   
 

Notizie

Covid, ricerca Oxfam: aiuti economici insufficienti per fronteggiare la crisi

Gli effetti del virus non sono stati uguali per tutti. Dai Paesi più ricchi l’83% della spesa complessiva per fronteggiare la pandemia, dalle nazioni più povere appena lo 0.4% e oltre 2,7 miliardi di persone non hanno ricevuto aiuti. 12/01/21

La “devastazione economica” causata dalla pandemia da Covid-19 non mostra segni di cedimento. Centinaia di milioni di persone hanno già perso il lavoro, si sono indebitate o hanno saltato pasti per mesi. Ma soprattutto, a oggi, oltre 2,7 miliardi di persone non hanno ricevuto alcun sostegno dal proprio governo nei momenti più difficili della pandemia.

Questo l’allarme lanciato dall’organizzazione no profit Oxfam nella ricerca pubblicata a dicembre 2020 dal titolo “Shelter from the storm”, che significativamente in italiano suona come rifugio dalla tempesta. Non che prima della pandemia la situazione fosse rosea: quasi la metà della popolazione mondiale, 3,3 miliardi di persone, viveva con meno di 5,50 dollari al giorno a testa e 1,8 miliardi con meno di 3,20 dollari. Oggi, a causa del Covid, circa il 10% dei redditi è andato perso nel mondo, colpendo soprattutto Paesi a reddito medio. Ciò porterebbe altri 250 milioni di persone al di sotto della soglia dei 5,50 dollari al giorno e aggiungerebbe 290 milioni al gruppo di coloro che vivono con meno di 3,20 dollari giornalieri, facendo crescere le fila degli individui che si trovano in condizione di povertà estrema.

Scrive la direttrice esecutiva di Oxfam, Gabriela Bucher: “Il coronavirus ha unito il mondo nella paura, ma lo ha diviso nella risposta” data dai governi alla crisi sanitaria ed economica. La pandemia, infatti, ha scatenato uno sforzo globale che ha fatto sì che più di un miliardo di persone venissero raggiunte da misure di sostegno economico. Tuttavia, più di due miliardi di individui sono stati lasciati completamente privi di qualsiasi aiuto o strumento di natura assistenziale da parte del governo del loro Paese.

Una situazione che è anche frutto delle disuguaglianze presenti prima della crisi sanitaria. Quest’anno l’ammontare totale degli aiuti nazionali per far fronte alle ricadute economiche della pandemia era pari a più di 11mila miliardi. Di questi, l’83% è stato speso dai 36 Paesi più industrializzati, mentre i 59 Paesi a basso reddito ne hanno impiegato meno dello 0,4%, pari ad appena 42 miliardi di dollari. A rendere ancora più stridente la situazione è la differenza di denaro aggiuntivo che è stato stanziato dai programmi di protezione socio-sanitaria nei mesi della pandemia: in media i governi dei 28 Paesi più ricchi hanno assegnato 695 dollari pro capite, mentre quelli dei Paesi a basso reddito ed emergenti hanno incrementato la spesa sanitaria pro capite di un ammontare compreso tra 28 e quattro dollari.

In questo quadro di emergenza, inoltre, scrivono gli autori della ricerca, le nazioni più ricche stanno facendo mancare anche i trasferimenti a favore dei Paesi più poveri. Ad oggi, infatti, le economie più floride hanno stanziato per gli aiuti per la protezione sociale solo 5,8 miliardi di dollari, l'equivalente di meno di cinque centesimi per ogni 100 dollari raccolti per affrontare il Covid-19. Così, denuncia Oxfam, la situazione nei Paesi più poveri sta diventando ancora più drammatica. Complessivamente, otto Paesi su dieci non hanno raggiunto nemmeno la metà dei loro cittadini. Negli Stati a basso e medio reddito il sostegno ai disoccupati, agli anziani, ai bambini e alle famiglie meno abbienti è stato insufficiente e inadeguato a soddisfare i bisogni di base nel 97% dei casi. Si tratta di un problema strettamente legato alla natura delle strategie di sostegno alle fasce più in difficoltà: il 41% degli aiuti, infatti, è rappresentato esclusivamente da pagamenti una tantum e sono comunque terminati. Solo il 13% dei Paesi analizzati ha avviato piani superiori ai sei mesi.

“Decenni di politica sociale incentrata su livelli insufficienti di sostegno hanno lasciato la maggior parte dei Paesi completamente impreparata alla crisi economica del Covid-19”, scrivono i ricercatori. L’insufficienza degli investimenti nei programmi di protezione sociale ha esposto così la maggior parte dei Paesi alle peggiori conseguenze della pandemia. “Mezzo miliardo di persone sono attualmente sottoccupate o senza lavoro”, in maggioranza donne. “I lavoratori delle nazioni povere hanno sofferto di più, perdendo il 23% dell'orario di lavoro”. Un problema che ha pesanti ripercussioni anche su altri fronti: le persone si indebitano, saltano i pasti, impediscono ai bambini di andare a scuola e/o vendono i loro beni. Al tempo stesso, i connazionali emigrati non inviano più denaro alle famiglie, facendo crollare il flusso delle rimesse che sono necessarie per la sopravvivenza di molte economie in via di sviluppo. “La povertà e la fame nel mondo sono alle stelle”, scrivono gli analisti.

Tuttavia esistono casi virtuosi: “Paesi come il Sud Africa e la Bolivia hanno dimostrato che un approccio universale alla protezione sociale è accessibile e ha un profondo impatto sulla riduzione della disuguaglianza e sulla protezione di coloro che ne hanno più bisogno”. Inoltre, molti Paesi in via di sviluppo sono stati in grado di mobilitare aiuti non finanziari, come quelli alimentari. Spesso, però, si è trattato di misure ad hoc per affrontare l’emergenza, del tutto insufficienti a colmare le carenze nei regimi formali di protezione sociale, spiega ancora la direttrice Bucher. “C’è ancora tempo per i governi dei Paesi in via di sviluppo per sostenere la popolazione aumentando le tasse sui più ricchi affinché finanzino programmi dignitosi di protezione sociale universale. Occorre mostrare volontà. Al tempo stesso le nazioni ricche devono aumentare i loro aiuti e cancellare i debiti contratti dagli Stati più poveri”.

In questo senso Oxfam chiede l’istituzione di un Fondo globale per la protezione sociale per evitare un enorme aumento della disuguaglianza e della povertà globali, come chiave di volta verso un'economia post-Covid più equa e resiliente. I governi, spigano i ricercatori, dovrebbero impegnare un ulteriore 2% del loro Pil in programmi di protezione sociale e garantire la sicurezza del reddito minimo per i bambini, gli anziani, le madri e le persone con disabilità. "Ora è necessario un investimento senza precedenti che affronti coraggiosamente la crisi”, conclude Bucher. 

Scarica il Rapporto


di William Valentini

Martedì 12 Gennaio 2021
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