Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

La temperatura globale potrebbe aumentare del doppio rispetto alle previsioni

A lanciare l’allarme uno studio svolto da un team di 17 scienziati internazionali: gli attuali modelli climatici sottostimano alcuni aspetti fondamentali capaci di incidere sul riscaldamento globale.

E se la temperatura aumentasse ad una velocità doppia rispetto a quanto creduto fino ad ora? È l’interessante e, soprattutto, allarmante tesi sostenuta da un team di ricercatori internazionali (di 17 nazionalità diverse) secondo cui gli attuali modelli climatici sono colpevoli di aver sottostimato gli effetti del riscaldamento globale.

Lo studio “Palaeoclimate constraints on the impact of 2 °C anthropogenic warming and beyond”, pubblicato in anteprima dalle pagine della nota rivista scientifica Nature, si basa sull’analisi di tre periodi che negli ultimi 3,5 milioni di anni hanno avuto una media tra 0,5 e 2 gradi superiore a quella preindustriale (punto di partenza dell’Accordo di Parigi, che mira proprio a mantenere l’aumento medio della temperatura nell’ambito di 2 gradi centigradi, compiendo ogni sforzo per restare entro 1,5 gradi, rispetto al 1880): l’Olocene, che va da 5000 a 9000 anni fa, l’ultimo periodo Interglaciale tra i 129 mila anni e i 116 mila anni fa e il Pliocene, tra 3 milioni e 3,3 milioni di anni fa.

I primi due devono l’aumento della temperatura soprattutto al cambio dell’orbita terrestre, mentre il Pliocene ha mostrato avere le concentrazioni di CO2 in atmosfera più simili ai livelli attuali (350 - 450 ppm).

Mettendo insieme una grossa mole di informazioni provenienti dalle attività di carotaggio svolte, dalle analisi dei sedimenti e dei fossili, dalle valutazioni sugli isotopi radioattivi, più tutta una serie di altri metodi, i ricercatori sono giunti alla conclusione che la Terra si sta oggi scaldando ad una velocità maggiore rispetto al passato.

Inoltre, le osservazioni dimostrano che un certo numero di “meccanismi” capaci di amplificare i danni del cambiamento climatico sono stati fino ad ora scarsamente presi in esame. Una tesi che tocca da vicino il concetto di carbon budget: abbiamo un margine molto più esiguo di quello ritenuto fino ad ora. Allontanando, di fatto, la possibilità di centrare gli obiettivi prefissati dalla comunità internazionale.

“Il lavoro dimostra che alcuni meccanismi sono stati scarsamente presi in esame dai modelli climatici odierni”, spiega lo svizzero Hubertus Fischer a guida del team. “Secondo le nostre stime, il futuro riscaldamento globale, senza mettere un serio freno alle emissioni, potrebbe addirittura essere due volte più caldo di quello preventivato dallo scenario business as usual. Fattore che farebbe aumentare, ad esempio, il livello medio del mare di sei metri o più”.

Uno studio che, oltre a voler essere preso come spunto per discutere dei reali effetti causati dall’attività antropica, intende lanciare pure un chiaro segnale all’opinione pubblica ed alla classe politica, costretta a prendere urgenti decisioni in merito.

 

di Ivan Manzo

Mercoledì 18 Luglio 2018

Aderenti