Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Fao: per gestire le migrazioni occorre investire nell’agricoltura locale

Rafforzare l’economia rurale nei Paesi poveri dovrebbe essere in cima alle agende politiche per chi intende mettere un freno ai flussi migratori. L’obiettivo è rendere le migrazioni “una scelta e non un bisogno”. 26/10/2018

Lo sviluppo delle zone rurali potrebbe essere utilizzato come un incentivo a non lasciare il luogo di nascita. L’ammodernamento delle tecniche e delle pratiche agricole nelle zone più povere del mondo donerebbe grossi benefici, aumentando da un lato la produttività delle materie prime e, dall’altro, spingendo sempre più persone, soprattutto i giovani, a preferire di lavorare in questo settore piuttosto che spostarsi verso grandi aree urbane.

Lo sostiene l’ultimo studio condotto dalla Fao dal titolo “2018 The State of Food and Agriculture Migration, Agriculture and Rural Development” (Sofa), reso noto il 15 ottobre, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione (del 16 ottobre).

Nonostante i diversi risvolti positivi, l’agricoltura ancora oggi risulta troppo trascurata: non riceve da parte delle istituzioni e dei governi le attenzioni e le risorse adeguate, necessarie a valorizzare il settore. Per il Rapporto, lo sviluppo della “catena del valore agricolo” può offrire nuove opportunità alle popolazioni che vivono nelle zone rurali.

Gli aiuti internazionali attualmente si concentrano troppo sulle strategie in grado di arginare o consentire i flussi migratori e poco sui contributi che, invece, andrebbero a massimizzare il benessere sociale e economico delle popolazioni. Secondo il Sofa, la migrazione “deve partire da una scelta e non da un bisogno”, e le politiche dovrebbero essere in grado di garantire questa libertà.

Si “intende sostenere un dibattito realistico e spassionato sulla questione della migrazione per avere risposte politiche che affrontino le sfide e le opportunità che il fenomeno presenta”, afferma José Graziano da Silva, direttore generale della Fao, “l’obiettivo deve essere quello di renderla una scelta, minimizzando gli impatti negativi e mettendo in risalto quelli positivi. Ci sono situazioni dove va facilitata, offrendo nuove opportunità, ma allo stesso tempo bisogna garantire la possibilità di restare per i migranti rurali, promuovendo lo sviluppo di quelle aree”.

Sono i miglioramenti legati al settore agricolo, insieme a quello sanitario e dell’istruzione, a ridurre le migrazioni verso le città.

Sul piano globale, a differenza di quanto si pensi, la migrazione transfrontaliera è meno significativa di quella interna: più di un miliardo di persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo sono restate nei propri confini, con l’80% che si è allontanata dalle zone rurali. Nelle regioni in via di sviluppo, dove c’è un maggior tasso di urbanizzazione, la migrazione rurale tocca il 50% dei movimenti interni, con punte superiori al 75% nell’Africa sub-sahariana.

Un fenomeno che va amministrato, anche perché chi si è trasferito una prima volta ha molte più probabilità di diventare un migrante internazionale. D’altra parte, le persone che decidono di restare possono contribuire alla manodopera agricola che in molti casi, ancora oggi, risulta difficilmente rimpiazzabile dalle tecnologie.

Occasione, questa, per creare nuovi programmi normativi basati sui diritti dei lavoratori, e per dare una spinta all’occupazione giovanile.

 

di Ivan Manzo

Venerdì 26 Ottobre 2018

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