Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Economia circolare, Eea: l’Europa ha bisogno di monitoraggio e obiettivi solidi

Le politiche in materia di efficienza di risorse, fornitura di materie prime e circolarità devono sostenersi a vicenda, afferma l’European environment agency, che esorta i Paesi a uno sforzo congiunto. 7/4/20

“L’introduzione di un monitoraggio e obiettivi più solidi per stimolare il passaggio dell’Europa verso un’economia circolare contribuirebbe a migliorare l’efficienza delle risorse”. È la sintesi che emerge dal rapporto “Resource efficiency and the circular economy in Europe 2019 - even more from less” dell’European environment agency (Eea), che offre una panoramica delle politiche svolte dai Paesi europei su efficienza delle risorse, fornitura di materie prime ed economia circolare.

Lo studio, pubblicato il 1 aprile, si basa su un’inchiesta condotta dalla rete europea di informazione e osservazione ambientale (Eionet) dell’Eea, che ha coinvolto 32 Paesi europei. Il Rapporto rileva che dal 2016 si è verificato un deciso spostamento nel focus delle politiche dal miglioramento dell’efficienza delle risorse a una prospettiva più ampia dell’economia circolare. È probabile che questa tendenza si consoliderà ulteriormente poiché è in corso un’azione rilevante dell’Unione europea in questo settore, in particolare con il Piano d’azione per l’economia circolare recentemente adottato, che è una delle parti chiave del Green deal europeo.

Negli anni passati il limite dell’Europa si è manifestato in una “generale mancanza di definizione degli obiettivi”, che è invece necessaria per migliorare l’efficienza delle risorse e guidare, quindi, l’economia circolare. Gli approcci alla circolarità e i livelli di avanzamento verso l’obiettivo variano notevolmente tra i Paesi, tuttavia si possono identificare alcune tendenze comuni. Le politiche economiche (competitività, posti di lavoro, crescita, sicurezza dell'approvvigionamento e riduzione delle importazioni) continuano a essere il principale fattore che guida i Paesi nel passaggio verso l’economia circolare. Seguono le preoccupazioni ambientali e i requisiti normativi.

Nelle loro indagini, molti Paesi hanno notato come l’adozione di obiettivi nazionali si sia rivelata spesso “politicamente difficile”. Il Rapporto esorta dunque ad adottare “indicatori universalmente accettati, che affrontino in modo coerente i diversi aspetti dell’economia circolare, e un sistema di monitoraggio più completo”.

Inoltre, si specifica che “seppur le politiche in materia di efficienza delle risorse, forniture di materie prime e economia circolare abbiano obiettivi diversi, tutte e tre sono fortemente correlate e si sostengono a vicenda”. L’efficienza delle risorse e la fornitura di materie prime si riferiscono ai legami tra natura e sistema socio-economico europeo, mentre l’economia circolare si rivolge al sistema socio-economico stesso.

In riferimento all’Italia, come sottolineato nella scheda pubblicata nell’agosto 2019, l’Eea osserva che “promuovere la riforma fiscale ambientale significa ridurre la tassazione su input primari abbondanti, come il lavoro, e aumentare le tasse su input e output primari scarsi, quali risorse naturali o inquinamento”. Nel complesso, però, ciò dovrebbe avvenire senza incidere sul bilancio pubblico. “L’obiettivo finale”, conclude il Rapporto, “è quello di passare all’innovazione tecnologica verso processi di produzione più puliti e ad alta intensità di lavoro”.

 

Scarica il Rapporto

 

di Andrea De Tommasi

Martedì 07 Aprile 2020

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