Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Niccolò Gori Sassoli.
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Notizie

Povertà alimentare, in Italia un bambino su cinque in una famiglia numerosa soffre di privazioni sul cibo

L'Italia è uno dei Paesi europei in cui il fenomeno è cresciuto maggiormente dal 2006 al 2014. Maino, Lodi Rizzini e Bandera, autori di “Povertà alimentare in Italia: le risposte del secondo welfare”, individuano soluzioni in investimenti pubblici e iniziative del secondo welfare.

Più di un cittadino su 10 nella ricca Europa non può permettersi un pasto a base di carne o pesce almeno ogni due giorni. In Italia la percentuale di povertà alimentare sale al 12,6% ma arriva al 19% nelle famiglie numerose, rappresentando uno degli incrementi maggiori tra i Paesi Ue nel periodo compreso tra il 2006 e il 2014.

In base alle statistiche Eurostat soffrire di povertà alimentare è correlato alla qualità dell’alimentazione e alla frequenza con cui ci si possono permettere alcuni consumi. Oggi in Italia si trova in questa situazione di privazione ancora un quinto dei bambini che nasce in famiglie numerose.

Nel 1954  l’inchiesta parlamentare sulla miseria aveva evidenziato come la metà delle famiglie italiane non potesse mettere a tavola la carne più di due o tre volte al mese e considerasse lo zucchero un alimento lussuoso e che nelle campagne spesso si consumassero solo pane e cipolle. La situazione oggi è ben diversa, ma non bisogna sottovalutare le conseguenze, soprattutto per i più piccoli, di un'alimentazione squilibrata in termini nutrizionali. A differenza degli anni '50 poi, oggi sarebbe possibile trovare soluzioni a questo problema, infatti se da una parte c'è chi fatica a inserire i giusti alimenti in una dieta sana, dall'altra lo spreco alimentare in tutta Europa vede distruggere 100 milioni di tonnellate di cibo ogni anno.

Per Secondo Welfare basterebbe solo, ad esempio, una maggiore redistribuzione del reddito: mezzo punto di Pil sarebbe sufficiente a  far arrivare risorse a chi sta in fondo. E' bene ricordare che l’alimentazione è compreso nei diritti fondamentali e sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 (art. 25).
In occasione dell'Expo di Milano, dedicato proprio ai temi di cibo e nutrizione, Franca Maino, Chiara Lodi Rizzini e Lorenzo Bandera, autori del libro “Povertà alimentare in Italia: le risposte del secondo welfare”, edito da Il Mulino, hanno affontato il fenomeno della povertà alimentare nel Belpaese individiando cause, dinamiche e soluzioni, arrivando alla conclusione che il problema è riconducibile alle tradizionali debolezze del nostro modello di welfare.

La chiave di svolta è, secondo gli autori, di agire sul tenore di vita dei cittadini, mettendo in atto una garanzia pubblica a livello di risorse essenziali, che in Italia è al momento assente. Fondamentale è anche imboccare i percorsi del Secondo welfare, che impegnano la collaborazione della società civile e quindi non di risorse pubbliche. Gli esempi di buone pratiche che Maino, Bandera e Lodi Rizzini descrivono in particolare sono due: il Banco alimentare e i gli “empori solidali”, contesti inusuali e variegati che coniugano nuovi legami sociali e nuove modalità di azione collettiva, senza però lasciarsi andare a considerazioni ideologiche e sottolinenando i limiti dell'associazionismo.

di Elis Viettone

Mercoledì 29 Giugno 2016

Aderenti